Le visite dei pontefici
Il Vangelo letto nella chiesa di San Nicolò
Il racconto dei primi passi di Francesco e dei suoi compagni ci è giunto attraverso una fitta trama di testi medievali. Se la Legenda Maggiore di Bonaventura da Bagnoregio rappresenta la codificazione teologica e ufficiale di questo snodo, la Legenda dei Tre Compagni ne arricchisce i dettagli, infine è nelle righe dell’Anonimo Perugino che respiriamo la freschezza di quell'incontro. Infatti nel testo si narra come Bernardo di Quintavalle e Pietro Cattani, due uomini di Assisi ispirati dalla grazia divina, si avvicinarono umilmente al Santo formulandogli una domanda radicale su cosa dovessero fare dei propri averi. La risposta di Francesco fu immediata e priva di calcoli umani: decise di chiedere consiglio al Signore ed entrarono insieme in una chiesa della città per porsi in ginocchio. Finita l’orazione, i tre si rivolsero al sacerdote presente chiedendo di mostrare loro il Vangelo e, poiché non erano ancora esperti nella lettura, l'apertura del testo avvenne per tre volte per cercare una triplice conferma divina. I tre passi aperti impressero una direzione irreversibile alla nascente comunità, il primo è «Se vuoi essere perfetto, va’ e vendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri» (Mt 19,21); il secondo «Chi vuol venire dietro di me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24); il terzo «Non prendete niente per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro» (Lc 9,3). Ascoltando quelle parole, i tre furono inondati di gioia. Francesco, guardando i compagni, esclamò: «Questa sarà la nostra Regola. Andate e mettete in opera il consiglio che avete udito dal Signore». Ascoltando quelle parole, i tre furono inondati di gioia e Francesco, guardando i compagni, esclamò che quella sarebbe stata la loro Regola, esortandoli a mettere in opera il consiglio udito dal Signore.
Se la prima biografia di Tommaso da Celano non accenna al nome del luogo in cui avvenne la triplice apertura del libro, la tradizione storica cittadina e i documenti d'archivio identificano il luogo nella chiesa di San Nicolò “de Platea”, detta anche San Nicolò “della Piazza”. La chiesa compare per la prima volta in una carta dell'Archivio della Cattedrale datata 1093 e, da quel momento, le pergamene ne attestano la costante vitalità economica e pastorale, tanto che nel 1317 è censita tra le cappelle dipendenti dal Capitolo di San Rufino e nel 1348 i documenti registrano la nomina ufficiale del suo cappellano. Grazie alla più antica pianta di Assisi, incisa a Roma nel 1599 da Jacomo Lauro, possiamo ricollocare visivamente San Nicolò nel tessuto urbano proprio dove oggi si trovano gli uffici comunali dell’Azienda di Soggiorno e Turismo di Assisi, in Piazza del Comune. Nella didascalia il Lauro annotava «S. Nicolò, compagnia della morte», confermando che a fine Cinquecento la struttura era divenuta sede dell'omonima confraternita. Fino all'inizio del XIX secolo, chi varcava quella soglia poteva leggere un'iscrizione lapidea che ci conferma quanto dichiarato nelle Fonti Francescane dove era scritto: «Hic Christus docuit Franciscum, hic regula venit», ovvero "Qui Cristo istruì Francesco, qui nacque la Regola", mentre sulla facciata, come ricordava la guida di Assisi del 1824, era visibile anche un pulpito in pietra con la memoria delle prime predicazioni del Poverello e di fra Rufino nel 1209. Il destino di San Nicolò mutò radicalmente nel 1848, quando le esigenze politiche ne imposero la chiusura al culto e i locali vennero trasformati in caserma per i soldati pontifici. Fortunatamente, gli arredi sacri più preziosi furono trasferiti nella Cattedrale di San Rufino, dove sono tuttora conservati: la mensa dell'altare è stata infatti reimpiegata come altare nella Cappella della Madonna del Pianto, mentre la tela di Cesare Sermei che ritrae San Francesco, Bernardo e Pietro nell'atto di ascoltare il sacerdote che legge il Vangelo è oggi esposta nel corridoio della sacrestia che precede il Museo Capitolare. Oggi dell'aula superiore della chiesa di San Nicolò in Piazza del Comune non resta traccia poiché è scomparsa, ma la suggestiva cripta medievale si è perfettamente conservata ed è stata felicemente integrata nel percorso del Museo Romano. Entrando da via Portica, i pellegrini e i turisti possono scendere in quegli stessi storici sotterranei che videro i passi di Francesco, oggi collegati in modo affascinante da un'apertura sotterranea direttamente all'antico Foro Romano.
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