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Ti auguro il sorriso

Silvia Ceccarelli Unsplash

Un libro di Papa Francesco sulla gioia

Come antidoto ai mali del tempo c’è il libro di Papa Francesco intitolato Ti auguro il sorriso, peraltro di recente pubblicazione, sulla gioia, un tema su cui il nostro Pontefice ha incentrato una buona parte del suo magistero. Sorridere oggi sembra un’impresa quasi sovraumana, se non altro per le conseguenze devastanti di una pandemia che ha lasciato nella vita di molti pezzi ancora da ricostruire.

Perciò sorridere, nonostante tutto, non funziona, perché il dolore che percepiamo nel profondo del nostro cuore e che nasce dalla nostra partecipazione alla sofferenza altrui ci paralizza, ci impedisce di reagire anche con un semplice sorriso. Il libro di Papa Francesco viene in nostro soccorso invitandoci alla gioia, perché Dio è portatore di gioia. Con Dio possiamo uscire fuori da quella zona grigia dove tutto appare privo di senso per andare incontro alla speranza, questo è in fondo il messaggio cristiano racchiuso nel Vangelo: siamo nati con un dovere ben preciso nei confronti dei nostri simili, il che significa che dobbiamo impegnarci affinché i nostri comportamenti o gesti quotidiani sostengano, incoraggino e valorizzino la vita umana in qualsiasi fase della sua esistenza. Siamo nati per ricercare la gioia e condividerla.

A nulla valgono il pessimismo o la tristezza dinnanzi al grande mistero della vita, che per la sua fragilità appare come il fusto di una canna pronto a spezzarsi al primo colpo di vento. Dovremmo farci testimoni di gioia, aprirci alla bellezza e all’incontro con l’altro, superare con forza e coraggio qualsiasi ostacolo per raggiungere nuovi porti, nuovi orizzonti. Chi prova gioia e trasmette gioia agli altri non è immune dalla sofferenza, anzi, continua a nutrire le sue speranze nel presente così come nel futuro, perché la sua è una gioia che nasce da un progetto reale e ideale di vita. Quando s’offre il proprio sorriso, significa accrescere quella gioia che poi si rinnova tutte le volte che siamo pronti ad uscire dal nostro guscio e rinascere al di fuori di esso.

San Francesco non ha mai smesso di esortare i suoi fratelli alla letizia, alla gioia, perché la tristezza non trova dimora nell’animo di chi sente la presenza del Signore dentro di sé. Infatti in uno dei suoi scritti raccomanda ai frati di non mostrarsi «tristi di fuori e rannuvolati come gli ipocriti», ma gioiosi nel Signore, «ilari e convenientemente graziosi» (2 Cel. 128). Una gioia da vivere in ogni momento della giornata e non solo nella preghiera, ma nel contatto con la natura, accettando la povertà come compagna di vita e non come limite. Malgrado le rinunce, i sacrifici, le ostilità e la diffidenza di alcuni nei confronti di un ordine che ha come bandiera l’amore per gli ultimi, il rispetto del Creato, l’abbandono completo e totalizzante alla volontà del Signore, e a dispetto di passioni e tentazioni in cui si può cadere contro il proprio volere, i frati sono messaggeri di gioia. Sostenuti dalla grazia divina, alimentano tuttora la loro gioia dedicandosi alla preghiera. Silenziosa, fruttuosa, fraterna. San Francesco amava pregare, ed è proprio nella preghiera ch’egli ha rinnovato il suo impegno con il Signore e la sua promessa di donarsi al prossimo con amore. E con gioia.  (Rivista San Francesco - clicca qui per scoprire come abbonarti)

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