societa

Dopo Le Lediesis, arrivano i Superhumans

Domenico Marcella

L'intervista a un esponente del collettivo Le#, a Firenze

Fiere e talentuose, apparse all’improvviso la mattina della festa della donna sui muri di alcune vie di Firenze. Ammirate, immortalate e subito divenute virali, le otto signore dall’aurea pop sono il frutto della poliedrica creatività del misterioso collettivo artistico che firma le opere col tag Le#. Tanto si è detto e scritto sulle Lediesis, la galleria murale che omaggia una serie di protagoniste indiscusse del genio femminile. Diverse per genere, cultura e storia, accomunate da un’ineluttabile volontà d’animo, le eroine sono state rappresentate con l’inconfondibile scudo di Superman poggiato come un fregio gentile sul cuore. Abbiamo incontrato un esponente del gruppo che – senza rivelare pubblicamente la propria identità – ci ha raccontato del lancio di una nuova carrellata legata a una nobilissima causa.

Riposta la possibilità di svelare l’identità dell’artista, o degli artisti, parleremo soltanto delle opere, ok?
«Sì, perché le opere continuano ancora a suscitare un’inevitabile curiosità. L’intento è sempre immutato: condividere con una buona dose di frizzante leggerezza l’idea che i superpoteri risiedono in ognuno di noi. Le prime eroine, apparse fra Firenze e Roma, per esempio, facevano l’occhiolino, e ammiccano complici, a chi le guardava come per dire: “Ehi, lo vedi? Anche tu sei come me!”. Ognuna di loro, inoltre, nell’immaginario collettivo rappresenta la forza, la sensibilità e soprattutto l’intelligenza femminile: dall’austerità della Principessa Leila di Guerre Stellari alla forza d’animo della Vergine Maria, dalla sensualità di Sofia Loren alla ieratica Nefertiti, dall’intensità di Frida Kahlo all’acume di Rita Levi Montalcini, dalla profondità di Anna Magnani alla veracità della Sora Lella».

Recentemente avete lanciato Superhumans. Di cosa si tratta?
«Quello che ci muove è lo scopo di far riflettere ogni persona. Non è che solo le donne hanno i superpoteri, li abbiamo tutti. Dobbiamo soltanto rendercene conto e agire di conseguenza. Tutti, anche con piccoli gesti, possiamo cambiare il mondo. Ma la rivoluzione inizia da noi stessi: quando ci rendiamo conto delle nostre possibilità e delle nostre responsabilità. Per Lediesis arrivare ai Superhumans è stato un processo graduale, che affonda le radici già nelle due ultime incursioni fiorentine: abbiamo attaccato due comunissime ragazze in niqab che si fanno un selfie. Due soggetti che esprimono in pieno la gioia della femminilità, nonostante sia nascosta da un abito».

A questa nuova "incursione" si lega anche un progetto importante, vero?
«Si lega al #ilmomentoèadesso, la campagna per la raccolta fondi dei progetti e iniziative di solidarietà della “Fondazione il Cuore si scioglie” che dal 2010 è sempre a fianco di chi è in difficoltà per cercare di dare un’opportunità a quanti non l’hanno mai avuta. La Fondazione ha recentemente presentato i suoi nuovi progetti a supporto delle associazioni che offrono in Toscana un pasto caldo alle persone in difficoltà, a sostegno al Meyer che porta i suoi fisioterapisti ad Aleppo, mettendoli al servizio dei bambini siriani mutilati dalla guerra».

Come nasce questa collaborazione?
«Ci ha contattato direttamente la Fondazione affinché promuovessimo i loro interventi e le raccolte fondi per una campagna che sensibilizzasse tutti. Insieme ci siamo ispirati al famoso discorso di Martin Luther King».

Il primo ad apparire in centro a Firenze, non a caso, è stato proprio Martin Luther King
«Sì, la seconda è stata Greta Thunberg. Usciranno altre cinque opere raffiguranti altri superhumans – non solo donne, quindi – in pieno centro storico, nel corso del mese di dicembre con cadenza settimanale. Gli altri soggetti, ovviamente, non possiamo ancora svelarli, ma ci saranno altri eroi del nostro tempo».

E dunque, ecco l’ennesima prova che la tanto demonizzata street-art può veicolare messaggi importanti
«È uno degli scopi dell’arte. Il fatto che sia per strada è un motivo in più per veicolare e condividere questi messaggi»

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