religione

Santa Genoveffa e Parigi, tra Storia e leggende

Antonio Tarallo wikipedia.org

C’è la Parigi della Torre Eiffel. C’è la Parigi degli “amants” di Prevert, quelli “che si amano si baciano in piedi,/ contro le porte della notte./ E i passanti che passano li segnano a dito/ Ma i ragazzi che si amano/ Non ci sono per nessuno./ Ed è la loro ombra soltanto/ che trema nella notte”. E poi, esiste la Parigi dei suoi “scrittori, musicisti, filosofi e poeti”, tanto per citare una delle pièce che più rappresenta la Francia di inizio ‘900, il “Cyrano de Bergerac” di E. Rostand. Parigi, e le sue molteplici forme e colori, note e sentimenti, in un corollario che sembra quasi non avere fine. E, in tutto questo poliedrico quadro, esiste una Parigi “cattolica”, dalla devozione religiosa che si sposa con leggende e storie, con racconti agiografici e santi dalla vita eccezionale. Che poi, più che naturale che il termine santità si sposi con l’altro: eccezionalità.

Una delle figure più rappresentative di quest’ultimo quadro di Parigi, è - senza alcun dubbio - Santa Genoveffa, la patrona della capitale francese. Esiste nella Letteratura d’oltralpe, un ciclo poetico dal nome “L’arazzo di Santa Genoveffa e di Giovanna d’Arco” di Charles Péguy - costituito da sette sonetti e da due poemi più lunghi - che ci offre la possibilità di comprendere quanto la biografia della santa sia legata a Parigi e alla Francia, in generale. Cerchiamo, allora, di comprendere come la sua biografia si sia intrecciata così profondamente con la città.

Santa Genoveffa e Parigi
Partiamo dalla Storia, ovviamente. Siamo nel 451, Parigi è minacciata dagli Unni di Attila ed i parigini si apprestano alla fuga. Genoveffa li convince a restare in città, confidando nella protezione di Dio. Sono davvero pochi a credere alle sue parole, tanto da rischiare il linciaggio. Eppure, avviene, il miracolo. Uno degli arcidiaconi del Vescovo Germano (morto a Ravenna del 448), interviene provvidenzialmente sulla minaccia incombente degli Unni, e sulle parole di Genoveffa. “Cittadini, non acconsentite un tale delitto! Abbiamo inteso il nostro vescovo Germano dire che colei, della quale voi tramate la morte, è stata eletta da Dio nel grembo della madre. E io sto portando le benedizioni che san Germano ha lasciato per lei”. L’autorità ecclesiastica, da cui provenivano queste parole, convinsero i cittadini di Parigi a dare ragione alla giovane ragazza.

Gli abitanti difesero la loro città: Attila, scoraggiato dall’inattesa resistenza, passò oltre Parigi, e si diresse verso Orléans, dove fu sconfitto dal generale Ezio, nella battaglia dei Campi Catalaunici, presso Châlons-sur-Marne. Passata la minaccia degli Unni, Genoveffa - in francese, Genèvieve - si trova ad affrontare la piaga della carestia. Salita su un battello, lungo la Senna si procura cereali e ogni sorta di granaglie- presso i contadini, distribuendole poi generosamente. Parigi sarà nuovamente salva. Entrata, poi, in amicizia con i re Childerico e Clodoveo, sfrutterà la sua posizione per ottenere la grazia per numerosi prigionieri politici. Morirà intorno al 502.

Il ponte di Santa Genoveffa
L’episodio del miracolo della carestia a Parigi, naturalmente, non poteva che essere celebrato. Parigi aveva bisogno di un segno, di un simbolo, che ricordasse una figura così importante per la memoria storica della santa. Si sa - e bene - che Parigi è nota anche per i suoi ponti. Risuona, così, nella tête, la canzone di Edith Piaf… “Sous le ciel de Paris”: i ponti, questi abbracci secolari che attraversano Parigi, da un capo all’altro della Senna, sono scenario poetico delle note, della “voce da usignolo” - così sarà ribattezzata dalla critica musicale dell’epoca - della Piaf. E, allora, trasferiamoci sulla Senna. La navighiamo. Come per incanto, appare un ponte, vicino alla cattedrale di Notre Dame. E’ il ponte “de la Tournelle”. Rimaniamo subito colpiti dall’enorme statua che si erge sopra la struttura. La scultura rappresenta Santa Genoveffa, intenta a proteggere una bambina – Parigi stessa – che - a sua volta - protegge una nave, emblema storico della capitale. “Fluctuat nec mergitur”, questo - dobbiamo ricordarlo - è d’altronde il motto della città: “Sbattuta, non affonda”.

La realizzazione della statua venne affidata a Paul Landowski, uno scultore francese che qualche anno più tardi sarebbe diventato famoso per aver costruito una delle statue più conosciute al mondo: il Cristo Redentore di Rio de Janeiro. Una volta che i piani per la costruzione furono terminati, Landowski mise però in discussione l’orientamento della statua - deciso dall’amministrazione cittadina - rispetto alla Cattedrale di Notre Dame. Si era deciso che avrebbe dato le spalle alla famosa cattedrale. Nonostante lunghe trattative e negoziazioni, e con grande sdegno dell’artista, i costruttori si attennero ai piani iniziali. Landowski, rammaricato, non partecipò all’inaugurazione del ponte, avvenuta il 27 agosto 1928. Orientamento a parte, quello che sappiamo, è che la santa ancora oggi protegge la città ed è naturale pensare, dopo il rogo della cattedrale dell’aprile dell’anno scorso, che - forse - proprio grazie alla sua intercessione sia stato evitato il peggio. La santità non ha orientamento di poli geografici, se non quello verso il Cielo.