religione

San Nicola e Santa Claus, storia di un culto globale

Redazione

Il santo dei doni ai bambini è ricordato oggi

Padre Gerardo Cioffari è professore di Storia dei concili e Storia delle Chiese orientali nella Facoltà teologica pugliese, oltre che Archivista della Basilica di San Nicola a Bari. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la storia del culto di San Nicola e quella, parallela, della tradizione di Santa Claus-Babbo Natale.


Dalla Turchia al sud dell'Italia fino al nord dell'Europa: la storia di san Nicola è una storia di "migrazione". Come mai?
La storia di san Nicola è una storia di migrazione non per la sua vita terrena (è vissuto sempre a Myra, con l’unica eccezione del viaggio a Nicea per partecipare al concilio del 325 convocato dall’imperatore Costantino), ma per la diffusione ovunque del suo culto. Nativo di Patara in Licia (penisola meridionale dell’Asia Minore, oggi Turchia), ad un centinaia di chilometri ad ovest di Myra, la città di cui fu vescovo, si distinse per la sua sollecitudine pastorale, con particolare attenzione alla difesa degli innocenti. Dalla vita di un monaco, anche lui Nicola, della stessa regione, sappiamo che i vescovi della Licia coglievano l’occasione della sua festa per celebrare un concilio. Tra il quinto e il sesto secolo era conosciuto a Costantinopoli e nel settimo anche a Roma. Nell’ottavo secolo fu scritta la sua Vita da uno scrittore che raccolse le tradizioni di Myra, in particolare quella dei tre sacchetti di monete d’oro che egli gettò di notte attraverso la finestra dove abitavano delle fanciulle povere. Purtroppo intorno al 900 qualcuno lo confuse col suddetto monaco Nicola (Sionita) creando anacronismi emersi solo nel XVIII secolo.
Nel 1087, tornando da Antiochia, 62 marinai baresi costrinsero i monaci di Myra a consegnare le reliquie del Santo, che arrivarono a Bari. Dato che a Bari dominavano gli stessi Normanni dell’Inghilterra, della Francia e della Russia, la notizia fece il giro del mondo in men che non si dica. A differenza di quasi tutte le traslazioni, quella di San Nicola non si fonda su miracoli, sogni e apparizioni. E’ un atto commerciale in cui sono i marinai a dettar legge. Dopo i morti provocati dall’arcivescovo che aveva mandato la sua guardia armata per impossessarsi delle reliquie, entrambe le parti incaricarono scrittori (Niceforo da una parte e Giovanni Arcidiacono dall’altra) di narrare i fatti. Così abbiamo documenti di primissima mano scritti solo due mesi dopo i fatti, oltre a numerose pergamene che conservo nell’archivio. Per cui quando si parla di “tradizione” o si accampa Venezia per mettere in dubbio la storia, si dice una sciocchezza.

Quando nasce la figura di Santa Claus?
La difesa degli innocenti fece pensare ai bambini (festa degli Innocenti, i bambini uccisi da Erode) e il dono alle fanciulle intorno al 1000 crearono il binomio nicolaiano “bambini-dono”, che fu assimilato anche dalle università del XII-XIII secolo (Parigi, Oxford) che il 6 dicembre facevano fare festa agli scolari e raccogliere fondi per gli scolari poveri. Nel XV secolo, tra la Francia e la Germania invalse l’uso di vestirsi da vescovi e raccogliere oggetti e denaro per i poveri. Il primo documento a parlare di giocattoli e dolci da mettere nelle scarpe o nelle calze dei bambini per farglieli trovare al mattino è del 1507 in Germania.
A proposito di migrazione è opportuno sapere che in occidente il culto si consolida nel IX secolo e che nell’XI pochi santi possono competere con lui (Michele, Giorgio, Martino, Maria Maddalena). La percezione è però diversa: nell’occidente meridionale è il santo della carità (dote alle fanciulle povere, ricordata anche da san Tommaso e da Dante Alighieri). Nel centro nord europeo è il santo protettore della proprietà e del commercio, per cui con la Lega Anseatica si costruiscono chiese al Santo nella piazza del mercato di tutte le città. Nel mondo ortodosso san Nicola è il difensore della fede ed è rappresentato insieme ai grandi padri della Chiesa. Ovunque però è ricordato come il santo della carità e dei bambini.

Quanto si è persa, nel tempo, la memoria di san Nicola nella nostra società e quanto quella più favolistica e commerciale di Santa Claus l'ha sostituita?
È vero che la memoria del Santo nella nostra società ha perso moltissimo, ma nel mondo ortodosso è tra i primissimi santi e in quello russo-ucraino-bielorusso è di gran lunga il numero uno. A Mosca, ad esempio, si contano ben 48 chiese dedicate a lui. Così, se Assisi rimane il centro della preghiera per la pace nel mondo (incontrando tutte le religioni), Bari è il centro dell’incontro intercristiano. A febbraio prossimo in San Nicola, presente il Papa, si terrà un incontro che coinvolgerà l’episcopato cattolico mediterraneo. Quanto alla figura di Santa Claus sottolineo che, eccetto che in Italia e in Grecia, quasi in tutto il mondo il portatore dei doni è san Nicola. Se si legge il titolo originale di un libro o di un film si vede che al 90 per cento Babbo Natale è la nostra traduzione, ma l’originale è Saint Nicholas o Santa Claus.

L'atto di regalare doni, che connota San Nicola, Santa Claus e il Natale, che significato ha?
Purtroppo è diventato un rito consumistico. Ma l’esagerazione non deve far dimenticare la bontà del fenomeno dell’amore per i bambini che unisce gli uomini di tutto il pianeta.

Irene Roberti Vittory

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