religione

E anche Paolo VI scese sulla luna

Antonio Tarallo ANSA

Paolo VI. Anche lui, volle assistere in “prima persona” a questa importante pagina di Storia

C’è un nome italiano, così profondamente legato a quel giorno che cambiò la Storia. E’ nella memoria di tutti. I meno giovani, lo hanno meglio nel loro immaginario, è fuor dubbio. I più giovani magari lo hanno letto nei libri di Storia, o in non si sa quanti articoli di giornali, riproposti sempre ad ogni anniversario del primo allunaggio. Quel nome italiano è Tito Stagno, giornalista della telecronaca italiana per l’evento che segno quella domenica 20 luglio, di cinquant’anni fa. Avvenimento davvero inaudito, il primo passo sul cratere lunare. Credo che difficilmente, possiamo comprendere cosa abbia voluto dire quel giorno per il Mondo.  Non possiamo negarlo. Le immagini in bianco e nero, possono solo darci una sorta di quadro impressionista del sentimento comune di quel momento. E proprio a quel avvenimento storico, è legato un altro nome italiano: è quello di Giovan Battista Montini, l’allora pontefice Paolo VI. Anche lui, volle assistere in “prima persona” a questa importante pagina di Storia.

Papa Montini, volle salutare gli astronauti americani che alle 4 e 57 minuti (ora italiana) di lunedì 21 luglio 1969, avevano messo piede, per la prima volta nella Storia, sul suolo lunare. Paolo VI volle “scendere” anche lui, assieme ad Armstrong, dalla scaletta del Lem. Almeno in maniera – come si direbbe adesso – virtuale. Pochi sanno che fra i numerosi spettatori “incollati allo schermo” ve ne fu uno, assai illustre: Giovan Battista Montini. Il pontefice si recò verso le 22 di domenica 20 luglio alla Specola di Castel Gandolfo dove aveva osservato la luna, attraverso il telescopio. Accanto a lui, ad “istruirlo scientificamente”, vi era l’allora direttore dell'osservatorio astronomico vaticano, padre O' Connell. Dopo questo primo “contatto lunare”, il pontefice, aveva seguito il tutto, con il sostituto della segreteria di Stato Mons. Benelli.

Questo il messaggio che volle rivolgere agli astronauti:

“Qui parla a voi astronauti, dalla sua specola di Castel Gandolfo, vicino a Roma, il Papa Paolo VI. Onore, saluto e benedizione a voi, conquistatori della Luna, pallida luce delle nostre notti e dei nostri sogni! Portate ad essa, con la vostra viva presenza, la voce dello spirito, l'inno a Dio, nostro Creatore e nostro Padre. Noi siamo a voi vicini con i nostri voti e le nostre preghiere. Vi saluta con tutta la Chiesa cattolica il Papa Paolo VI”.

Qualche giorno prima, il 16 luglio, invece, riservò queste parole, emozionanti ed emozionate per l’impresa che si sarebbe compiuta fra poco:

“Questa scoperta nuova del mondo creato è assai importante per la nostra vita spirituale. Vedere Dio nel mondo, e il mondo in Dio: che cosa v’è di più estasiante? Non è questo il lume amico e stimolante che deve sorreggere la veglia scientifica dello studioso? Non è così che fugge il terrore del vuoto, che il tempo smisurato e lo spazio sconfinato producono intorno al microcosmo, che noi siamo? la nostra insondabile solitudine, cioè il mistero dei nostri destini, non è così colmata da un’ondata di Bontà viva e d’amore? Non vengono alle nostre labbra le familiari, ma sempre superlative parole, insegnate a noi da Cristo: «Padre nostro, che sei nei cieli» ? Sì, Figli carissimi, vengano alle nostre labbra queste abissali parole, mentre contempliamo la grande impresa dei primi astronauti, che metteranno il piede sul silenzioso e pallido satellite della terra, sfidando inaudite difficoltà, quasi cercando d’onorare l’immensa opera del Creatore; e ripetiamole per loro, per l’umanità, per noi”.



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