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Da francescano a benedettino: la staffetta necessaria per far rivivere un convento

Redazione rivieratime.it

Dopo dieci anni di assenza, tornano i monaci nello storico convento dei frati Cappuccini di Taggia (Imperia). Sono tre i monaci benedettini che dal 24 agosto sono stati accolti dalla comunità tabiese e dall’intera diocesi.

I Cappuccini hanno così offerto generosamente la loro casa ai monaci dell’Immacolata di Villa Talla vicino a Dolcedo.

IL VESCOVO

Entusiasta il vescovo Antonio Suetta: «Mi unisco alla comunità di Taggia che so essere molto contenta nel vedere l’antico convento riaperto e nuovamente abitato da una comunità religiosa. Ringrazio i padri Cappuccini per la disponibilità che hanno dato alla fraternità Benedettina. Accolgo questa comunità nella nostra diocesi con grande piacere e come un dono del Signore». Continua quindi la vita religiosa del convento che ha oltre 400 anni di storia, scrive www.rivieratime.news.

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ERA IL 1610

Il Convento dei Padri Cappuccini per tanti anni ha rappresentato un importante punto di riferimento per l’intera comunità di Taggia. I frati, come riporta Il Secolo XIX, sono arrivati nel 1610. La posa della prima pietra è avvenuta proprio in quell’anno, la struttura è stata conclusa nel 1614. Padre Onorio Ghu è giunto al Convento di Taggia nel 1981, tornando Padre Alipio da Celle Ligure e Padre Raffaele da Pietrabruna.

Già in quel periodo circolavano le prime voci di una possibile chiusura del Convento. Padre Onorio grazie a una grande determinazione e mettendo in pratica una serie di iniziative è riuscito a rinviarla il più possibile, ma per mancanza di vocazioni alla fine ha dovuto arrendersi.

LE FAMIGLIE DISAGIATE

Nel settembre 2010 ha festeggiato a Taggia il suo 50° anniversario di ordinazione sacerdotale. E’ stato prima trasferito a Sanremo, riuscendo a celebrare le messe a Taggia nei week-end, poi a Loano, dove è deceduto il 19 agosto 2014. Da allora la struttura ha ospitato famiglie in condizioni disagiate.

Ora la nuova attesa svolta con i benedettini, che contribuiranno a conservare il Convento. Seguiranno la regola monastica benedettina: in una giornata 8 ore vengono dedicate al riposo, 8 ore alla preghiera e altre 8 al lavoro.

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