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Aurora e Angela, suore gemelle: 'Sorelle due volte'

Redazione

Quando Aurora ha detto ai genitori che sarebbe entrata in comunità (una comunità di suore) il padre era contento, la madre meno: sua sorella gemella c’era entrata sei anni prima. Due di due sovvertiva la legge che non si spara sulla Croce Rossa, e il Signore con loro aveva preso la mira benissimo. Ma se, almeno all’inizio, Aurora sospettava che inconsciamente volesse solo emulare l’amatissima sorella Angela, cui era legata fin dal concepimento, con i mesi e poi con gli anni ha capito che il suo innamoramento per Gesù era inequivocabile, e non condizionato da fattori esterni al suo cuore. «Ho fatto la professione perpetua nel 2017, mia sorella nel 2014», racconta per telefono come un ciclone dalla casa madre di Tempio Pausania della Congregazione missionaria delle figlie di Gesù Crocifisso. La sua gemella, suor Angela, vive nella comunità di Olbia.

Gemelle inseparabili
Aurora e Angela Orunesu sono nate il 12 ottobre del 1983 all’ospedale San Francesco di Nuoro, identiche come gocce d’acqua: erano gemelle omozigote. A voler leggere i segni, i semi della loro conversione erano stati gettati quando il padre e la madre si erano visti per la prima volta. «Si conobbero alla Madonna del Miracolo a Bitti e si mandarono lettere per due anni, il tempo del loro fidanzamento. Se non fossero andati lì quel giorno, io e mia sorella non saremmo mai nate!», prosegue con entusiasmo suor Aurora. Stesse scuole, stesse insegnanti, stessi abiti, ma di colori diversi, che confondevano non poco chi non riusciva mai a distinguere l’una dall’altra. All’età di cinque anni sono andate a vivere a La Maddalena, dove il padre era sottufficiale della Marina Militare, la madre casalinga. Qui hanno frequentato il liceo psicopedagogico e le loro strade spirituali si sono divise. «Angela ha cominciato a sentire la vocazione a sedici anni. È sempre stata casa e chiesa, io meno. A diciotto è entrata in comunità a Tempio, io mi sono iscritta all’università a Sassari in Scienze delle professioni educative di base: nel frattempo la nostra famiglia si era trasferita a Stintino».

La vocazione non è una «caduta da cavallo»
Gli anni dell’università procedevano, il sabato sera Aurora andava con le amiche ad Alghero, aveva un debole per i film romantici, ma non riusciva ad appassionarsi alle cose che facevano i suoi coetanei. «Non andavo in discoteca perché non mi interessava, non fumavo perché so che fa male, non ho mai baciato un ragazzo perché non sentivo trasporto». In realtà a vent’anni è arrivato il momento di una «cotta»: «Ma lui non l’ha mai saputo, né mi ha mai corrisposta. Anche allora ho affidato i miei sentimenti al Signore e il disinteresse di quel ragazzo è stato il segno che chiedevo». Ammette che la vocazione, per lei, non è stata «una caduta da cavallo». «È arrivata piano piano, ho sentito che mi stavo innamorando di Gesù sempre di più e senza fraintendimenti. Nel 2002 ho cominciato anche io il percorso in comunità e ho capito, un passo dopo l’altro, che volevo consacrare la mia vita al Signore».

Caratteri diversi, destino comune
Angela, che caratterialmente non potrebbe essere più diversa dalla gemella, più riservata e timida di lei, non l’ha mai forzata o indirizzata, ma certo era felice che potessero condividere anche il percorso spirituale. «Siamo sorelle due volte, adesso», si entusiasma suor Aurora. «Quando sono stata per quindici giorni in Brasile, a fare una esperienza con le consorelle che vivono lì, Angela mi è mancata molto. Spero che le nostre superiori tengano conto del nostro legame, non so se riuscirei a stare anni senza vederla. Comunque la mia consacrazione richiede l’obbedienza, quindi alla fine farò quello che mi chiederanno». Sia suor Angela che suor Aurora insegnano religione nella scuola dell’infanzia: la prima a Olbia, la seconda a Tempio Pausania. Oggi la mamma non c’è più, ma il babbo, Albino, sì, come pure il loro fratello, Davide, che non è sposato. Suor Angela non se l’è sentita di fare un’intervista, ma suor Aurora con la sua parlantina è riuscita a compensare il silenzio dell’altra. È lei a chiudere: «Avevamo già parlato con l’Unione Sarda. Cioè, avevo parlato soprattutto io. Però ho pensato che è importante farlo, non bisogna avere paura di parlare della vocazione. Gesù ci chiama ed è una cosa semplice. Perché calano le vocazioni? La conversione è fatta di fedeltà, il “per sempre” oggi spaventa, anche le coppie. La nostra forza? Viene dalla preghiera».

Corriere della Sera