religione

340 milioni di cristiani perseguitati nel mondo

Andrea Cova e Roberto Pacilio Ansa - Manuela Tulli

Il report della Onlus Porte Aperte Italia

Sconcertanti i dati sui cristiani discriminati nel mondo. Nei numeri riportati dalla Onlus Porte Aperte Italia, nella World Watch List 2021 (WWL), scopriamo che da ottobre 2019 a settembre 2020 un cristiano su otto è stato perseguitato (oltre 340 milioni), gli uccisi per ragioni legate alla fede sono aumentati del 60% (4.761 nell’ultimo anno) e 309 milioni di fedeli cristiani hanno subito persecuzioni estreme. Dal 2002 a oggi in testa alla “classifica” vi è la Corea del Nord: le retate della polizia sono proseguite con l’obiettivo di identificare e sradicare qualsiasi cittadino con pensieri “devianti”, tra cui i cristiani. Si stimano tra i 50 e i 70mila cristiani detenuti nei campi di lavoro per motivi legati alla fede. Seguono Afghanistan con quasi lo stesso “punteggio” della Corea del Nord, Somalia (3°) e Libia (4°). Qui la fede cristiana va vissuta nel segreto e se scoperti (specie se ex-musulmani), si rischia anche la morte. Poi vi è il Pakistan dove la persecuzione si manifesta in violenza anticristiana, ma anche in discriminazioni nelle varie aree della vita quotidiana (anche per effetto della legge anti-blasfemia).

Diminuisce il numero di chiusure, attacchi e distruzioni di chiese ed edifici connessi (scuole, ospedali): 4.488 (contro 9.488 dell’anno precedente), di cui oltre 3.088 nella sola Cina che sale dal 23° al 17° posto, attuando tra le altre cose una sempre più stringente sorveglianza (anche tecnologica) sulle attività cristiane e un numero di arresti difficilmente rintracciabile. Dal 2018 vige un decreto che vieta la partecipazione, a qualsiasi attività religiosa, per i minori di 18 anni. La “sinicizzazione” del cristianesimo è stata estesa a febbraio 2020 con nuove norme regolanti l’organizzazione dei culti, la selezione dei responsabili ecclesiali, l’assunzione del personale, fino alla reinterpretazione della Bibbia secondo i valori fondamentali del socialismo.

La pandemia ha evidenziato e aggravato le vulnerabilità sociali, economiche ed etniche di milioni di cristiani nel mondo tramutano in espressioni discriminatorie come i discorsi d’odio sul web. In India, più di 100mila cristiani hanno ricevuto aiuto dai partner di Porte Aperte. L’80% di essi ha dichiarato ai ricercatori della WWList di aver visto loro negato l’accesso ai centri di distribuzione aiuti. Alcuni di questi cristiani hanno dovuto camminare per diversi chilometri e tenere nascosta la propria identità cristiana per poter ottenere cibo da qualche altra parte. Il 15% ha dichiarato di aver ricevuto cibo, ma di aver subito discriminazioni, quali la mancanza di lavoro giornaliero fornito dal governo, dai proprietari terrieri o dalle fabbriche. Episodi simili si sono verificati anche in altre nazioni o regioni come: Myanmar, Nepal, Vietnam, Bangladesh, Pakistan, paesi dell’Asia Centrale, Malesia, Nord Africa, Yemen e Sudan.

Per via del confinamento, la violenza domestica è cresciuta esponenzialmente. Molti convertiti alla fede cristiana hanno vissuto chiusi in casa con coloro che maggiormente osteggiavano la loro nuova fede (familiari). La vulnerabilità domestica ha colpito specificamente le donne e i bambini appartenenti alle minoranze. Per milioni di cristiani il lavoro, l’istruzione e altri impegni esterni, forniscono sollievo dal controllo e/o dalle aggressioni domestiche nonché dagli abusi fisici, emotivi, verbali e psicologici. Tra i primi dieci paesi elencati nella lista, è aumentato il numero di donne che denunciano le violenze psicologiche e la perdita di contatti con la comunità ecclesiale. Purtroppo, sono aumentati i rapimenti (1.710), le conversioni e i matrimoni forzati ai danni di donne e ragazze. Ma il sommerso è enorme.

Non solo per motivi religiosi ma oggi vieni ucciso anche perché sei troppo sensibile e attento ai diritti umani. È avvenuto in Indonesia dove il seminarista Zhange Sil che stava per diventare sacerdote nella diocesi di Jayapura, racconta Emanuele Giordana dalle pagine del Manifesto, è stato ucciso per il suo impegno civile e sociale. Sil “era una persona coraggiosa che si interessava dei bisogni delle persone, e non aveva paura di alzare la voce, soprattutto quando si trattava di giustizia”. “Non bisogna lasciarsi spaventare a quanti cercano di spegnere la forza evangelizzatrice con l’arroganza e la violenza – ha detto papa Francesco –. Nulla, infatti, essi possono contro l’anima, cioè contro la comunione con Dio: questa, nessuno può toglierla ai discepoli, perché è dono di Dio”. (Huffington Post)

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