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Colloquio con il francescano conv. Rocco Rizzo, rettore Collegio penitenzieri vaticani

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001



Ventiquattro ore settimanali di servizio, turni di cinque ore al giorno, circa 9.000 fedeli confessati all'anno, conoscenza di almeno due lingue, con una buona preparazione in teologia morale e in diritto canonico, appartenente all'ordine dei frati minori con-ventuali: è l'identikit del penitenziere vaticano, il religioso che si incontra nei confessionali della basilica di San Pietro. Abbiamo chiesto a padre Rocco Rizzo, rettore del Collegio dei penitenzieri vaticani, di illustrarci la storia e l'attività ministeriale di questa istituzione.

Quali sono le origini della Penitenzieria?
È uno dei più antichi dicasteri della Curia romana. Le sue origini risalgono al secolo xii, quando si avvertì la necessità di coadiuvare il Papa nell'esercizio della sua giurisdizione per il foro interno. Le relative facoltà furono conferite al cardinale penitenziere, che si valse, nell'esplicare le sue funzioni, di un ufficio, già esistente durante il pontificato di Gregorio ix (1227-1241). Nel 1569 papa Pio v costituì tre Collegi di penitenzieri con il compito di assicurare - nelle basiliche di San Pietro, San Giovanni in Laterano e Santa Maria Maggiore - un'adeguata celebrazione del sacramento della riconciliazione. Affidò allora quel compito, rispet-tivamente, ai gesuiti in San Pietro, ai frati minori osservanti in San Giovanni in Laterano, ai domenicani in Santa Maria Maggiore. Nel 1933 Pio xi costituì un quarto Collegio per la basilica di San Paolo fuori le Mura affidandolo ai benedettini.

Quando il Collegio dei penitenzieri di San Pietro è stato affidato ai figli di san Francesco?
Il primo Papa che chiamò i minoriti al delicato ufficio dell'ascolto delle confessioni presso la curia papale in San Giovanni in Laterano fu Gregorio ix, amico personale di san Francesco.
Mentre, fu Papa Clemente xiv, dei frati minori conventuali, ad affidare ai suoi confratelli il ministero della penitenza in San Pietro, dopo la soppressione, per lui molto sofferta, dei gesuiti che da due secoli offrivano questo servizio nella Basilica. I nostri confratelli iniziarono il loro ministero di penitenzieri il 17 agosto 1773. La formulazione giuridica dell'affidamento si concretizzò il 10 agosto 1774 con il Motu proprio Miserator Dominus che li costituiva penitenzieri vaticani in perpetuo. Come abitazione dei penitenzieri il Papa assegnò lo stesso palazzo Della Rovere-Pallotta, in piazza Scossacavalli, rimasto libero per la soppressione dei gesuiti. Nel 1948, per ordine di Pio xii, il Collegio fu trasferito dalla vecchia residenza in via della Conciliazione al Palazzo del Tribunale, nella Città del Vaticano, dove tuttora risiede.

Quanti sono attualmente i penitenzieri, di che nazionalità e chi li sceglie?
Il Collegio dei penitenzieri è composto da 14 sacerdoti francescani conventuali, che svolgono il ministero della riconciliazione nella basilica di San Pietro in forma stabile. La nomina a penitenziere è di per sé a tempo pieno e sottintende che egli non sia gravato da ulteriori compiti che possano distoglierlo dal servizio o renderlo meno adatto ad esso. Siamo una comunità internazionale che rappre-senta otto diversi Paesi: due vengono dall'Italia, cinque dalla Polonia, uno dalla Spagna, uno dal Brasile, uno da Malta, uno dall'America del Nord, uno da Taiwan, uno dalla Romania, uno dalla Croazia. Chiaramente è il ministro generale dei frati minori conventuali che sceglie in tutto l'ordine i confratelli, che ritiene adatti per un tale ministero e li presenta alla Penitenzieria Apostolica, la quale, dopo un esame-dialogo, se è con esito positivo, li nomina penitenzieri minori ordinari. Il Collegio è subordinato alla Penitenzieria Apostolica per quanto attiene il ministero del sacramento della riconcilia-zione; alla diretta giurisdizione del ministro generale per la vita interna della fraternità.

Quanti turni fate a settimana e quante ore del giorno trascorrete nel confessionale?
Ogni settimana ciascun penitenziere presta 24 ore di servizio: non più di cinque ore al giorno e con un massimo di tre ore consecutive. In caso di necessità è previsto un "surplus" del servizio in basilica, in particolare durante la Settimana santa e il periodo natalizio.

Proviamo a fare l'identikit delle persone che vengono a confessarsi nella basilica di San Pietro.
In un anno un penitenziere confessa circa dagli 8500 ai 9000 fedeli. La maggioranza dei penitenti viene ovviamente dall'Italia; poi dai Paesi di lingua inglese, spagnola e portoghese. Numerosi sono anche i francesi e i tedeschi. A contendere il primato agli italiani ci sono i polacchi, molti dei quali vivono da anni in Italia. Non mancano fedeli di lingua slava, cinese, filippina, giapponese, coreana e indiana. Per quanto riguarda l'età, ogni giorno accedono al confessionale decine di bambini, adulti e numerosi anziani. Moltissimi sono poi i giovani che si rivolgono a noi anche solo per dialogare e per approfondire la fede. A volte incontriamo anche persone non cattoliche: ebrei, musulmani, buddisti, indù e protestanti. Vengono per chiedere consigli sulle questioni morali d'attualità, sulla pace e sul senso della vita.

Vi sono capitati fedeli con peccati riservati al Pontefice, cioè quelli per i quali l'assoluzione la può dare solo lui? e in questo caso come vi regolate?
Quando un penitente si rivolge a noi dopo aver commesso dei peccati la cui remissione è riservata al Papa, lo esortiamo a compiere una sincera confessione per poterlo assolvere. Si tratta di peccati dovuti alla profanazione delle specie consacrate; alla violazione del sigillo sacramentale; ad un atto di violenza fisica contro il Romano Pontefice; all'assoluzione del complice nel caso di peccati sessuali; alla consacrazione di un vescovo sensa mandato del Papa. In questi casi abbiamo comunque l'obbligo di ricorrere alla Penitenzieria Apostolica per stabilire la penitenza da comminare. Dato il delicato ufficio ricoperto, il penitenziere minore ha poi la facoltà di assolvere anche dalle censure, purché non siano dichiarate, notorie o riservate alla Sede Apostolica.

Negli ultimi tempi si è sviluppata una certa sensibilità nei confronti dei peccati sociali ed ecologici. Avete riscontrato una maggiore presa di coscienza tra i penitenti?
Effettivamente, si nota tra i penitenti una certa sensibilità nei confronti dei peccati sociali, a cominciare dall'evasione delle tasse, dalle trasgressioni contro il codice della strada, all'inquinamento ambientale.

San Giovanni Maria Vianney è un modello attuale?
San Giovanni Maria Vianney, che ha trascorso tutta la sua vita nel confessionale, è per noi penitenzieri un validissimo modello da imitare. Benedetto XVI, nella Lettera indirizzata ai presbiteri per l'Anno sacerdotale, scrive: "Il Curato d'Ars, nel suo tempo, ha saputo trasformare il cuore e la vita di tante persone, perché è riuscito a far loro percepire l'amore misericordioso del Signore. Urge anche nel nostro tempo un simile annuncio e una simile testimonianza della verità dell'Amore".

Che requisiti ci vogliono per essere penitenzieri in San Pietro?
Che ami particolarmente il sacramento della riconciliazione e sia disposto a vivere il proprio sacerdozio, offrendo soprattutto e prin-cipalmente questo dono ai fratelli. Che sia ricco di bontà, di ascolto, di serenità, di pazienza, ben disposto a donare tempo e attenzione. Che abbia una buona preparazione in teologia morale e in diritto canonico. Che conosca bene un'altra lingua oltre alla propria. Nell'esortazione apostolica Reconciliatio et Paenitentia al numero 29, del ministero del confessionale si legge: "Questo è, senza dubbio, il più difficile e delicato, il più faticoso ed esigente, ma anche uno dei più belli e consolanti ministeri del sacerdote".

Nel confessore deve prevalere la rigidità o la misericordia?
"Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro": è questo il comando di Gesù. Esso non può essere eluso dalla Chiesa. "Nel gesto dell'assoluzione il confessore - afferma Benedetto XVI - diventa il tramite consapevole di un meraviglioso evento di grazia. Ottemperando con docile adesione al magistero della Chiesa, egli si fa ministro della consolante misericordia di Dio". Il ministero di penitenziere si confà pienamente ad un francescano conventuale, che è chiamato per vocazione alla minorità, alla fraternità e al servizio particolarmente degli ultimi della società. Sono proprio costoro che il penitenziere accoglie e con animo da fratello, ascolta, incoraggia, perdona.

L'Osservatore Romano

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