francescanesimo

Ricordami di te, Signore!

Alessio Ortica Alessio Ortica
Pubblicato il 20-05-2026

Sguardo che nasce dal perdono ricevuto

Incontriamo un tratto stupendo della vita interiore di Francesco: la profezia. Non la profezia come previsione del futuro, ma come capacità di vedere il futuro a partire dal passato, come sguardo che nasce dal perdono ricevuto, come memoria guarita che apre al domani. È sorprendente: noi vorremmo sapere ciò che sarà, vorremmo una luce anticipata sul domani, una sicurezza che ci protegga dall’ignoto. Ma è ciò che è stato già che ce lo può annunciare! Il Vangelo lo narra da sempre: la vita si muove “di gloria in gloria” (2Cor 3,18), attraverso un cammino in cui il Risorto ci precede sempre. Potremmo anche ricevere, come accade talvolta, qualche intuizione sul futuro, oppure una luce improvvisa o un dono di conoscenza che oltrepassa ogni nostra possibilità umana. Ma la chiave del coraggio non sta lì. La chiave è questa: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre.” (Eb 13,8)

Se Lui è lo stesso sempre, allora il futuro non è più un territorio oscuro. Con la fiducia che nasce dal passato, si può andare incontro a ciò che non si sa come se già lo sapessimo. Non perché sappiamo prevedere o conoscere già tanto di ciò che accadrà, se non tutto. Ma perché conosciamo il Signore della vita. Non è necessario, dunque, ricevere doni speciali di conoscenza né visioni o anticipazioni. Perché non è questo il punto di svolta, che ti cambia davvero il futuro e la vita! Non è triste non sapere: è liberante. Perché se so di essere già stato perdonato, già amato oltre ogni mio merito, già guardato con benevolenza quando non lo sapevo e non potevo riconoscerlo, allora il futuro non può più essere una minaccia latente, un punto oscuro e di cui dubitare.

La vera profezia nasce quando Dio mi riporta indietro nella mia vita e mi fa vedere il perdono che ho già ricevuto. Prima ancora del perdono, mi fa vedere il bisogno di perdono: ciò che oggi riconosco nella sua reale portata, nella sua gravità, in quello che mi viene da giudicare quasi come imperdonabile. Ci sono stati, forse, momenti della vita in cui non sapevamo quanto male stavamo facendo, quanto eravamo ciechi, quanto eravamo poco noi stessi veramente, e quindi quanto eravamo poco rivolti all’altro, al bene, al dono di sé.

Ma agli occhi di Dio? È qui che nasce la preghiera più vera, quella che forse Francesco ha sussurrato nel segreto del suo ritiro, tra voce e cuore, nella notte del perdono: Ricordami di Te. Rimettimi nella memoria il Tuo sguardo. Donami il Tuo punto di vista, il Tuo modo di vedere, la Tua prospettiva di eternità. Ricordami il Tuo amore salvifico, donami la consapevolezza del Tuo cuore traboccante di perdono! Amen
È una preghiera che chiede memoria. Non la memoria delle cose che già so, ma la memoria di ciò che Dio ha fatto quando io non me ne accorgevo.
È la preghiera del Salmo: “Ricòrdati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore, che sono da sempre.” (Sal 25,6)
E insieme è la preghiera del ladrone sulla croce: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo Regno.” (Lc 23,42)

La memoria di Dio è sempre misericordia. Quando Dio ricorda, salva. Quando Dio ricorda, ricrea. Quando Dio ricorda, restituisce futuro. E allora l’uomo può osare dire: Signore, ricordami della Tua presenza nella mia storia. Donami una memoria più estesa di ciò che ora posso ricordare. Illuminami su quando Tu c’eri e io non lo vedevo. Fammi riconoscere l’amore che mi ha sorretto senza che io lo chiedessi, senza che lo volessi, senza che lo sapessi. Rendi mia memoria ciò che Tu hai già fatto per me, con me e in me, quando io non potevo vedere, oppure non volevo farlo veramente. Entra nei miei ricordi con il Tuo perdono! Amen

Questa potrebbe essere stata la preghiera ardente di Francesco, la sua invocazione nascosta, la sua supplica da peccatore: “Signore, sii propizio a me peccatore.” (cf. Lc 18,13)
Ed è proprio qui che nasce la profezia.
Non come previsione, ma come apertura del cuore. Come capacità di vedere ciò che non vedo, perché Dio lo vede. Come intuizione del senso che supera la successione dei giorni e ordina il cammino, la strada, la meta, i passi da fare. La paura del domani nasce sempre dall’ignoto: “Che cosa mi succederà? Che cosa accadrà?”
La paura abita ciò che è oscuro, velato, non conosciuto. Ma se il passato si apre, se ciò che non ho visto ora mi viene mostrato, se la mia storia si rivela colma della Sua presenza, del Suo amore, del Suo perdono, della Sua cura invisibile e fortissima, allora il futuro non può più essere una tenebra in lontananza.
Se Dio è stato fedele quando io non lo sapevo, come potrebbe non esserlo domani?
Se Dio mi ha amato quando io non lo cercavo, come potrebbe abbandonarmi quando lo cerco?
Se Dio mi ha perdonato quando non capivo nemmeno di aver bisogno di perdono, come potrebbe non accompagnarmi quando finalmente lo riconosco?
E allora il futuro non ha più bisogno di essere conosciuto prima.
Non serve anticiparlo, prevederlo, decifrarlo.
Basta ricordare, ossia pregare di avere la luce della memoria di Dio. Custodire e ricordare allo stesso tempo la fedeltà misericordiosa di Dio, che si rivela, che si va svelando.
Ricordare ciò che Lui ha già fatto. Ricordare che Cristo è sempre lo stesso...
E con questa memoria, che è profetica, si può camminare perché, pur non conoscendo affatto ciò che sarà, conosciamo sempre più nitidamente Colui che lo tiene nella Sua mano.

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