francescanesimo

Una mensa per cento poveri. A ospitarla i frati conventuali di Gaggiola

Gelsomino Del Guercio
Pubblicato il 03-12-2019

La struttura può contare sull'opera di più di duecento volontari

Da oltre cento anni, alla Spezia, i frati minori francescani del convento di Sant'Antonio, sulla collina di Gaggiola, aiutano le persone e le famiglie in stato di bisogno, in particolare con la fornitura di pasti caldi gratuiti.
A partire dagli ultimi anni la crisi economica ha fatto lievitare non poco le presenze giornaliere, cresciute sino a superare il numero di ottanta. Per questo si è posto mano a realizzare una nuova struttura, fornita di cento posti a sedere.

200 VOLONTARI
La struttura è stata inaugurata dal vescovo Luigi Ernesto Palletti. Per la gestione del nuovo “Centro della Carità”, è al lavoro un’apposita associazione onlus, l’associazione “San Francesco”, imperniata sull’opera volontaria di più di duecento persone.

San Francesco, la celebrazione al convento di Gaggiola 

LA DONAZIONE DI STELVIO
Il Centro ha potuto essere realizzato grazie alla cospicua donazione di un medico spezzino, Stelvio Palmonari. La nuova struttura di solidarietà ha un grande valore per i frati minori e per tutta la comunità che gravita attorno al santuario di Sant’Antonio.

L'importante somma di denaro donata da Palmonari ha permesso di realizzare una bellissima sala mensa, una cucina professionale, una sala conferenze e una nuova sede per l'associazione "San Francesco". Il tutto al termine di un anno e mezzo di lavori, che nelle ultime settimane non si sono interrotti nemmeno di fronte a condizioni meteo avverse.

"LUOGO DI INCONTRO E ASCOLTO"
Tra i religiosi presenti all'inaugurazione della mensa due storici francescani spezzini: il superiore padre Gianluigi Ameglio e il “decano” padre Giacomo Massa.

«Con questa struttura – ha detto padre Ameglio nel suo indirizzo di saluto – vorremo unire assistenza, accoglienza e carità evangelica. Vorremmo un luogo che favorisca prima di tutto la solidarietà, la speranza e la valorizzazione del nostro vero bene, che sono i fratelli. Non solo la mensa, ma anche un luogo di incontro e di ascolto per la città: non solo un progetto, ma un processo, un percorso».

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