francescanesimo

Sette prodigi di San Francesco su persone strappate alla morte

Gelsomino Del Guercio Basilica San Francesco Assisi / Giotto

Protagonisti uomini, donne e bambini molto devoti al santo d’Assisi

In alcuni casi raccontano di una vera e propria visione, in altri di un’invocazione spirituale. Ma il risultato non cambia: sono stati salvati con un intervento miracoloso attribuito a San Francesco d’Assisi e strappati ad una morte ormai imminente.

Si tratta di uomini, donne, bambini. Hanno in comune la devozione per il santo d’Assisi e averlo invocato quando ormai per loro sembrava finita ogni speranza di sopravvivere ad una tragedia o una malattia. Questi miracoli sono raccontati nelle Fonti Francescane, e ben documentati dal Trattato dei Miracoli di Tommaso da Celano.

IL BAMBINO CADUTO NEL POZZO
Nella Capitanata (provincia di Foggia, lato garganico), alcuni fanciulli del borgo di Celano erano usciti insieme per falciare erba. C'era in quelle zone campestri un vecchio pozzo, il cui orlo era nascosto da erbe verdeggianti, e conteneva acqua profonda quattro passi. Mentre dunque i fanciulli correvano qua e là, all'improvviso uno cadde nel pozzo.

Gli altri volgendosi attorno, e vedendo, che il fanciullo non si faceva più vedere, si misero a cercarlo, chiamando e vagando qua e là in lacrime. Infine, arrivati all'apertura del pozzo, dalle orme impresse sull'erba che stava risollevandosi, compresero che il fanciullo doveva essere caduto dentro.

Si affrettano piangenti al borgo e, chiamato un gruppo di uomini, ritornano verso l'amico, considerato ormai da tutti perduto. Venne calato uno con una fune nel pozzo. Ed ecco, scorse il fanciullo fermo sulla superficie dell'acqua, e perfettamente illeso. Estratto quindi dal pozzo, il fanciullo raccontò a tutti i presenti: «Quando alI'improvviso sono caduto, ho invocato la protezione di san Francesco, che subito mi si presentò mentre stavo cadendo, stendendomi una mano mi sollevò dolcemente, non abbandonandomi più fino a che insieme a voi, mi trasse dal pozzo».

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LA CASA CROLLATA E LA TRAVE SOSPESA
C'erano in una casa, presso Nettuno (Roma), tre donne, di cui una molto devota ai frati e a san Francesco. Squassata dal vento la casa crollò e travolse due di esse, uccidendole e seppellendole.

Il beato Francesco, subito invocato, si presentò e non permise che la sua devota fosse ferita in alcun modo. Infatti il muro, a cui la donna era appoggiata, rimase intatto all'altezza di lei, e su di essa una trave, precipitando dall'alto, si adattò in modo da sostenere tutto il peso del gravoso crollo.

Gli uomini, accorsi al fragore del crollo, non ebbero che a piangere per le due donne morte, e a ringraziare san Francesco per quella rimasta viva, devota dei frati.

IL SOFFOCAMENTO
Presso Corneto, grosso paese e assai potente della diocesi di Viterbo, un bambino, che aveva inghiottito una fibbia d'argento messagli in mano dal padre, si bloccò il passaggio della gola, sì che non poteva in alcun modo respirare.

Il padre piangeva con immensa amarezza, reputandosi omicida del figlio, e si rotolava per terra come un pazzo. La madre con i capelli scarmigliati si graffiava tutta e piangendo lamentava il disgraziato incidente.

Gli amici tutti, partecipi a tanto dolore, piangevano il giovane in piena salute, rapito da morte sì repentina. Il padre implorava i meriti di san Francesco, e formulava un voto, perché liberasse il figlio. Ed ecco tosto il fanciullo rigettare dalla bocca la fibbia, e benedire insieme a tutti il nome di san Francesco.

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IL PESTAGGIO A SANGUE
Un uomo di Ceprano (Frosinone), di nome Niccolò, un giorno capitò fra le mani di crudeli nemici. Essi con rabbia ferina, aggiungendo percossa a percossa, non cessavano di infierire sopra il poveretto, fino a che sembrò morto o vicino a morire. Quindi abbandonandolo moribondo, s'allontanarono grondanti di sangue.

Ora, il predetto Niccolò aveva gridato, ricevendo i primi colpi, con altissima voce: «Aiutami, san Francesco! Soccorrimi, san Francesco!». Molti avevano udito da lontano questa invocazione, e tuttavia non potevano portargli soccorso.

Riportato a casa, tutto sporco di sangue, gridava di non essere vicino alla morte, di non sentir alcun dolore, poiché san Francesco gli era venuto in soccorso, ottenendogli da Dio un tempo per la penitenza. E così, veramente purificato dal sangue, fu prontamente salvato, al di là di ogni umana speranza.



FRANCESCO SOLLEVA IL MASSO
Anche a San Severino nelle Marche accadde un fatto degno di essere ricordato. Un grandissimo masso di pietra, portato da Costantinopoli per il fonte di san Francesco da costruirsi presso Assisi, veniva trascinato con rapidità con la forza di molti uomini. Uno di essi cadde sotto il masso, sì da essere ritenuto non solo morto, ma addirittura ridotto in pezzi.

All'improvviso, così gli sembrò, e la verità fu confermata dalla realtà, gli si presentò san Francesco che, sollevando il masso, lo tirò fuori senza alcuna lesione. Così avvenne che ciò che era stato orribile a vedersi, divenisse per tutti oggetto dl ammirazione.

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IL FIGLIO MORENTE
Il figlio di un uomo nobile, a Castel San Gimignano (Siena), era colpito da grave malattia, e, ormai senza alcuna speranza, era ridotto agli estremi. Un rivolo di sangue gli fluiva dagli occhi, come può succedere da una vena del braccio, c'erano poi altri indizi reali di prossima morte nel resto del corpo, sì che sembrava addirittura che l'uomo fosse già spirato.

Radunatisi, secondo l'uso, parenti ed amici a piangere, e ordinato il funerale, si parlava ormai soltanto della sepoltura. Nel frattempo il padre circondato dalla folla dei piangenti si ricordò di una visione, di cui prima aveva sentito parlare. Corse dunque alla chiesa di san Francesco, costruita nella stessa località, con il cordone avvolto al collo. E con umiltà si prostrò a terra, dinnanzi all'altare. Facendo voti e molto pregando, tra sospiri e gemiti, meritò di avere san Francesco come avvocato presso Cristo. Il padre tornò subito dal figlio e lo trovò guarito. Allora il lutto si mutò in gaudio.

IL BAMBINO IN COMA
Un bambino della città di Todi (Perugia) giaceva a letto da otto giorni, come morto, con la bocca ormai chiusa, senza il lume degli occhi, con la pelle del viso, delle mani e dei piedi annerita al pari di una pentola. Il suo stato era già da tutti considerato senza speranza.

Dopo che sua madre ebbe fatto un voto, improvvisamente egli ricuperò la salute. E, benché così piccolo ancora non sapesse parlare, raccontò tuttavia che era stato guarito dal beato Francesco.

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