francescanesimo

La storia del Capitolo delle Stuoie

Antonio Tarallo Redazione Rivista San Francesco

Il racconto nei Fioretti del primo grande meeting francescano

Un evento straordinario, un evento che segnò la storia dell’ordine francescano: ben duemila frati si riuniranno ad Assisi per il famoso Capitolo delle Stuoie. Fu in questa occasione che Antonio e Francesco, i due santi più importanti dell’ordine francescano, si incontrarono. Ma cosa voleva dire - per l’epoca - questo importante evento? Il Capitolo delle Stuoie aveva come “obiettivo” quello di discutere delle varie realtà francescane che si erano create dopo l’inizio della missione del santo di Assisi. I frati convenuti nella città umbra in gran numero, non avendo dove dormire, si adagiarono sulle semplici ed umili “stuoie”.

Dopo le consuete orazioni di rito, Francesco, come primo atto, in ossequio alla bolla papale sul noviziato, incaricò il portoghese Antonio d’insegnare ai frati, in particolare a quelli addetti alla predicazione, la sacra teologia nella città di Bologna. Chiamò poi a presiedere il Capitolo frate Elia Coppi e lo proclamò Vicario dell’Ordine. Dopo ciò, Francesco volle rimanere come nascosto tra la folla dei frati. Era una sorta di “uscita di scena”, potremmo definirla. In questo famoso capitolo - detto delle “stuoie” - furono deliberate, inoltre,  diverse norme, tra le quali la divisione delle “Province” in sub-territori, definiti “Custodia”, e una nuova missione in Germania, affidata questa volta a Cesario di Spira, Tommaso da Celano e Giordano da Giano.

Interessante rimane leggere le parole de “I fioretti di San Francesco” che ci descrivono questo incredibile scenario: “Essendo dunque raunato tutto il Capitolo generale, il santo padre di tutti e generale ministro santo Francesco in fervore di spirito propone la parola di Dio, e predica loro in alta voce quello che lo Spirito Santo gli facea parlare; e per tema del sermone propuose queste parole: «Figliuoli miei, gran cose abbiamo promesse a Dio, troppo maggiori sono da Dio promesse a noi se osserviamo quelle che noi abbiamo promesse a lui; e aspettiamo di certo quelle che sono promesse a noi. Brieve è il diletto del mondo, ma la pena che seguita ad esso è perpetua. Piccola è la pena di questa vita, ma la gloria dell’altra vita è infinita».

Lo sguardo di Francesco è sempre rivolto verso l’alto, verso il Cielo. Il racconto di quello che oggi si chiamerebbe meeting ci affascina ancora, a distanza di 800 anni da quello straordinario evento. Ma, continuiamo a leggere il racconto dell’epoca:

 

E sopra queste parole predicando divotissimamente, confortava e induceva tutti i frati a obbidienza e a riverenza della santa madre Chiesa e alla carità fraternale, e ad orare per tutto il popolo Iddio, ad aver pazienza nelle avversità del mondo e temperanza nelle prosperità, e tenere mondizia e castità angelica, e ad avere concordia e pace con Dio e con gli uomini e con la propria coscienza, e amore e osservanza della santissima povertà. E quivi disse egli: «Io comando per merito della santa obbedienza, che tutti voi che siete congregati che nessuno di voi abbia cura né sollecitudine di veruna cosa di mangiare o di bere o di cose necessarie al corpo, ma solamente intendere a orare e laudare Iddio, e tutta la sollecitudine del corpo vostro lasciate a lui, imperò ch’egli ha spezialmente cura di voi». E tutti quanti ricevettono questo comandamento con allegro cuore e lieta faccia. E compiuto il sermone di santo Francesco, tutti si gettarono in orazione. Di che santo Domenico, il quale era presente a tutte queste cose, fortemente si maravigliò del comandamento di santo Francesco e riputavalo indiscreto, non potendo pensare come tanta moltitudine si potesse reggere, sanza avere nessuna cura e sollecitudine delle cose necessarie al corpo”. Francesco con queste parole pone l’accento su alcuni capisaldi che sono propri dell’ordine francescano. Cerchiamo di cogliere le keyword che hanno accompagnato questo famoso capitolo: 

“Santa obbedienza”: Francesco tiene moltissimo a questo elemento. Fa parte della vita di ogni frate. E’ l’obbedienza alla Santa Chiesa. Nella storia dell’ordine, infatti, non è mai mancata questa parola che ha segnato - nei secoli - i seguaci di Francesco d’Assisi. “Intendere a orare e laudare Iddio”: immancabile il riferimento alla lode. Ribadire, davanti a circa duemila frati, l’importanza della lode verso il Signore, voleva dire porre il baricentro dell’intero ordine sul rapporto che ogni frate deve avere con il Signore. Si deve lodarlo, in ogni circostanza, così voleva il Padre Serafico. Viene in mente l’incipit del suo Cantico: “Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione”. E, sempre presente nel Cantico, l’anafora che noi tutti abbiamo nella memoria: “Laudato si’”. 

Il Capitolo delle Stuoie rimane, così, uno dei momenti più significativi per la  missione dell’intero ordine francescano, per due motivi: non solo per l’incontro tra Francesco e Antonio di Padova, a cui affiderà il delicato onere-onore di predicare la teologia ai frati, ma anche per ribadire e concentrare l’attenzione sulle “tematiche” originarie che avevano portato il santo di Assisi a fondare l’Ordine Francescano nel 1209 grazie all’approvazione della Regola da parte di papa Innocenzo III. 

 

 

 

 

 

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