francescanesimo

L'ABITO DI SAN FRANCESCO 

Felice Autieri
Pubblicato il 27-05-2026

Storia, simbologia ed evoluzione 

Dopo la conversione, Francesco non indossò subito il saio che tutti conosciamo.
Inizialmente adottò lo stile degli eremiti del tempo: bastone, sandali e una cintura di cuoio. La svolta arrivò ascoltando il Vangelo sulla missione degli apostoli: sentendo che i discepoli non dovevano possedere né oro, né calzari, né bastone, Francesco ebbe un’illuminazione. «Questo voglio, questo chiedo!» esclamò, e in un istante lanciò via sandali e bastone, sostituendo il cuoio con una semplice corda annodata. Quello che scelse fu un abito "di rottura". Spogliatosi dei panni lussuosi del padre davanti al Vescovo Guido, scelse il sagum, il camicione grezzo dei contadini romani da cui derivano i termini "sacco" e "saio". Era una veste povera, tagliata a forma di Tau, per trasformare il proprio corpo in un’immagine vivente della Croce. Ancora oggi, ad Assisi, è custodita la sua tunica originale: un "puzzle" di stoffa logora che presenta ben 31 rattoppi. Secondo l’ipotesi della studiosa Mechthild Flury-Lemberg, a cucire quei rammendi con pezzi del proprio mantello fu proprio Santa Chiara, lasciandoci una prova tangibile del legame spirituale e dell'affetto che univa i due santi. Nel 1220 con la bolla Cum secundum, l'abito fu ufficializzato da Onorio III. Le regole erano rigorose: la lana doveva essere economica e di colori naturali, definiti "cinerini" (grigi) o "bigi". Si evitava il bianco candido e il nero assoluto per non cadere nella ricercatezza.
Il dibattito sul colore dell’abito è stato per secoli un mix di fedeltà e necessità pratiche:

  • Il Grigio (XIII-XVII sec.). È il colore della cenere e della polvere della strada, indossato da San Francesco, Sant’Antonio e San Giuseppe da Copertino. Durante il generalato di San Bonaventura si impose un cenerino più scuro, mantenuto per secoli.

 

  • La spinta verso il Nero (XVIII-XIX sec.). Tra i frati minori Conventuali il nero iniziò a prevalere per motivi sorprendentemente quotidiani. La lana grigia era difficile da produrre in modo uniforme e si macchiava troppo facilmente; il nero, invece, appariva più "ordinato" e pratico.

 

  • Il mimetismo di Napoleone. Durante le soppressioni napoleoniche, molti frati tinsero i propri abiti di nero per confondersi con i preti diocesani. Questo "trucco" permetteva loro di non essere arrestati e di continuare a stare tra la gente. L’ufficialità del nero per i Conventuali arrivò però solo nel 1894.

 

  • Il Marrone moderno. Sorprendentemente, il marrone è il colore più recente. Il passaggio dal grigio al marrone per i Frati Minori fu sancito nel 1897, mentre i Cappuccini adottarono il loro tipico "color castagno" solo nel 1912.

    In conclusione, che sia il grigio delle origini, il nero dei Conventuali o il marrone dei Frati Minori e dei Cappuccini, l'abito rimane il "biglietto da visita" del francescanesimo ancora oggi. È la manifestazione visiva di una scelta radicale: spogliarsi di tutto ciò che è superfluo per restare vicini a Dio e soprattutto agli ultimi.

 


Grazie per aver letto questo articolo. Per rimanere sempre aggiornato puoi iscriverti alla nostra newsletter
cliccando qui

Cari amici la rivista San Francesco e il sito sanfrancesco.org sono da sempre il megafono dei messaggi di Francesco, la voce della grande famiglia francescana di cui fate parte.

Solo grazie al vostro sostegno e alla vostra vicinanza riusciremo ad essere il vostro punto di riferimento. Un piccolo gesto che per noi vale tanto, basta anche 1 solo euro. DONA