Le visite dei pontefici
La difficile traslazione del corpo di San Francesco
Morto San Francesco, il suo corpo fu ospitato dal 1226 fino al 1230 nella chiesa di S. Giorgio - oggi inglobata nella basilica di S. Chiara - e poi trasportato nella chiesa sepolcrale a lui dedicata: l’attuale basilica inferiore di San Francesco.
Terminata la costruzione della chiesa inferiore, giunse il momento della traslazione del corpo alla nuova chiesa, dove era pronto il sepolcro fatto costruire da frate Elia. Il luogo era stato ottenuto scavando con lo scalpello nella roccia della collina sottostante e corrispondeva all'altare della chiesa sepolcrale; si trattava di un vano quadrangolare, approssimativamente do m. 3,50 di lunghezza e di circa m. 3,60 di larghezza circa, con tendenza a restringersi verso il basso. Terminato lo scavo, il suolo del vano ottenuto fu pavimentato con lastre di travertino e con pietra del monte Subasio e, per rendere più solenne l’evento, il Ministro generale dell’Ordine Giovanni Parenti convocò i frati per il 25 maggio: vigilia di Pentecoste.
Il giorno della traslazione, le Fonti Francescane attestarono la presenza di un numero superiore alle duemila persone, tra questi i ministri provinciali, i legati del Papa giunti da Roma,e i frati, tra cui figuravano i primi compagni del santo. Il podestà di Assisi aveva provveduto al servizio d'ordine radunando le compagnie militari del Comune come gli arcieri, i balestrieri con fanti e i cavalieri poiché era piuttosto facile in quei momenti che la folla potesse esplodere in manifestazioni scomposte di isteria collettiva che avrebbero potuto mettere in serio pericolo l'integrità del corpo del santo. Questo timore forse fu confermato da qualche intemperanza accaduta durante il percorso, mentre il carro era prossimo alle porte della basilica, dato che le autorità e alcuni cittadini di Assisi si sentirono autorizzati ad intervenire in modo drastico con gli uomini armati per tutelare l’integrità della bara.
Facendosi largo attorno al carro, lo isolarono dal resto dei frati e dalla folla, si impadronirono del sarcofago e lo trasportarono dentro la chiesa. Probabilmente per calmare le proteste dei fedeli, fu diffusa la notizia che il corpo di S. Francesco sarebbe stato esposto alla venerazione dei fedeli, ma l'attesa della folla in fermento fu delusa e lo stesso frate Elia, accordatosi con le autorità di Assisi, decise una provvidenziale misura di sicurezza. Gli uomini del comune bloccarono le porte della chiesa respingendo indietro la folla, e il corpo del santo fu portato al centro del quadrato, dove la navata ed il transetto si incrociano, e lì deposero il feretro.
Non permisero a nessuno, nemmeno ai legati del Papa, al Ministro generale e ai frati, di entrare in chiesa; tutti furono ricacciati al di fuori delle porte chiuse frettolosamente e sprangate dall'interno.
Non potremmo mai sapere come siano andati veramente i fatti, possiamo affermare che, se il metodo usato da frate Elia fu discutibile, ciò non toglie che in quel momento un'indecisione o una debolezza avrebbero potuto avere conseguenze ben più gravi. L’azione energica di Elia assicurò ai posteri l'integrità del corpo di S. Francesco, ora traslato integro e definitivamente all’interno della basilica.
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