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Il discorso integrale di Conte

Redazione Mauro Berti

il discorso del presidente del Consiglio

Care amiche, cari amici qui presenti ma anche che ci seguite da casa a distanza,

permettetemi di salutare con particolare affetto la comunità toscana qui rappresentata dai primi cittadini, primi cittadini tra pari. Ogni anno - è stato detto - una diversa regione d'Italia è protagonista del dono dell'olio, olio che alimenterà per i prossimi 12 mesi la lampada votiva di San Francesco. Quest'anno tocca a voi, alla Toscana, e ricorda, questa celebrazione, il primo gesto di amore, quello compiuto da San Francesco che offrì denaro a un sacerdote affinché comprasse dell'olio per far ardere la lampada di fronte al crocifisso in San Damiano. Come riferiscono le fonti, l'intenzione di Francesco era che la sacra immagine non rimanesse priva neppure per un istante dell'onore doveroso di un lume. Ecco, la lampada votiva sulla tomba di San Francesco è tuttora, quindi, segno dell'affetto, della devozione che lega gli italiani di tutte le regioni, quindi di tutte le comunità territoriali, a questo luogo. E ci consegna un'immagine viva della molteplicità che si racchiude nell'unità. In una fiamma sola, che arde incessantemente, sono rappresentati tutti i Comuni della nostra patria, quindi tutti i cittadini italiani. Il dono dell'olio esprime anche un altro significato: come Italiani noi riconosciamo il valore della proposta di San Francesco, la riteniamo attuale, la riteniamo ancora oggi capace di interrogare le nostre coscienze nonostante viviamo una rapida, disordinata trasformazione, un'epoca segnata da contraddizioni profonde e talvolta anche lacerata nel suo tessuto quotidiano.

San Francesco rimane un punto di riferimento per noi italiani, anche oggi, e non solo per noi italiani. Dante nell'XI canto del Paradiso ricorda Francesco scrivendo che nacque al mondo un Sole: ecco, ancora oggi abbiamo bisogno di questo Sole, della santità sorprendente di Francesco, che ha saputo superare ogni limite confessionale, ogni barriera religiosa per aprirsi all'umanità intera. Francesco - è questa la sua attualità - parla a tutti con un linguaggio semplice, con il linguaggio dell'uomo che ritrova se stesso. L'esperienza di vita di Francesco, la sua personale testimonianza, esprime l'assoluta radicalità dell'amore: dell'amore che comincia a provare lui per Gesù, infatti da qui nasce la sua fortissima passione per l'uomo, per la la natura, che si traduce in cura, in custodia per tutte le creature dell'universo, nel segno di quella universale fraternità che ha ispirato anche il Cantico delle Creature, uno dei gioielli, delle più alte testimonianze della letteratura italiana delle origini. Questi sentimenti oggi più che mai interrogano la nostra coscienza, ci spronano a guidare le nostre azioni verso uno sviluppo che rispetti la creazione, che non danneggi l'ambiente, che sia realmente sostenibile, che sia autenticamente umano. Sento questo impegno come cittadino, come padre, come primo responsabile dell'azione di governo.

La tutela dell'ambiente e di questo inestimabile patrimonio è un impegno che insieme ai ministri abbiamo preso e abbiamo considerato e consideriamo prioritario nella nostra esperienza di governo. Abbiamo anche usato una formula straniera, "Green new deal", che sta a significare un cambiamento di paradigma culturale, un'autentica - uso un'espressione religiosa in termini laici - "conversione" che muova da una promozione integrale della persona, in coerenza con la nostra Costituzione, che andremo a rafforzare perché vi inseriremo anche la protezione dell'ambiente, della biodiversità, la promozione dello sviluppo sostenibile. Dobbiamo impegnarci con la massima determinazione a realizzare un Paese più giusto, più solidale.

Più solidale significa, ad esempio, un Paese in cui chi ha meno possa avere diritto ad asili nido gratuiti, un'Italia in cui chi lavora deve poter avere qualcosa di più in busta paga per dare un senso a quell'abbraccio che la nostra Costituzione prevede tra i princìpi di dignità e del lavoro. Un Paese più giusto è un paese in cui i contribuenti onesti pagano di meno grazie anche alle risorse recuperate dall'evasione fiscale. Ma un Paese più giusto e più solidale è quello in cui non si tagliano risorse a scuola, ricerca e sanità anzi, si cerca di potenziare questi servizi. Sulla scuola ho a cuore personalmente il problema dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze con disabilità: li dobbiamo seguire con sempre maggiore attenzione. Sulla sanità dobbiamo continuare a migliorare il nostro modello, un modello che tutto il mondo ci invidia, perché noi abbiamo il modello della copertura universale e quindi della possibilità per tutti i cittadini di poter usufruire di un servizio efficiente dal punto di vista sanitario.

Lavoriamo in silenzio per produrre un cambiamento che deve fare rumore, che deve arrivare fino alle prossime generazioni. Dobbiamo aspirare a rendere la qualità della vita dei nostri figli migliore della nostra, altrimenti avremo abdicato al nostro ruolo e ci saremo confinati nel nostro egoismo. Non siamo qui per guardarci allo specchio con spirito autoreferenziale. Siamo qui per lavorare, per vincere queste sfide e possiamo farlo solo con un patto, tutti insieme, che unisca chi lavora, chi produce, le imprese, gli agricoltori, ma anche chi stenta a trovare un lavoro; che unisca gli anziani ma anche le donne e i giovani. Le nostre porte sono aperte alla fiducia, al coraggio. Sono chiuse solo per la rassegnazione. E non è la povertà a bussare alle porte del governo, ma sono le istituzioni che devono intercettare i bisogni dei cittadini e contrastare la povertà assoluta sul campo. L'anno scorso abbiamo avviato una riforma, il reddito di cittadinanza. Faremo ancora di più. Affiancandoci l'Inps, abbiamo elaborato un progetto: andremo in 6 città dove ci sono 50mila persone senzatetto che non usufruiscono, pur avendone diritto, del reddito di cittadinanza. Sono persone invisibili che vogliamo rendere visibili perché rischiano di aver perso anche i più elementari diritti.

Sento tutta la consapevolezza, poi, di parlare oggi di questi temi di forte impatto sociale in una regione, l'Umbria, segnata da eventi sismici di particolare gravità. Purtroppo bisogna riconoscere che l'opera di ricostruzione procede con troppa intollerabile lentezza. Dobbiamo imprimere una svolta decisiva. Ho girato molto in questi territori martoriati e sono consapevole che dobbiamo affrontare un rischio maggiore di quello originariamente calcolato. Vi è il rischio che questi luoghi straordinari, modellati nei secoli dall'opera dell'uomo, vengano abbandonati per sempre e quand'anche restituiti alla loro bellezza non abbiano poi una comunità disposta ad abitarli. Dobbiamo contrastare questo ed è per questo che la cura, la responsabilità ci impongono di agire per la ricostruzione senza nessun ulteriore indugio.

Un cenno finale ad Assisi, questa città di incomparabile fascino, sintesi mirabile di natura e storia, di spiritualità e arte. Sono due, a mio avviso, gli accadimenti che rendono questa città singolare, incomparabile nel mondo: il primo, senza dubbio, è la conversione del giovane Francesco. Pensate che storia affascinante: dopo 25 anni di dissolutezza, una radicale e profonda conversione. "Va' Francesco, ripara la mia casa", questo gli venne detto dal crocifisso di San Damiano. Ecco, sento questa come una mia missione quotidiana, al servizio dell'Italia. L'impegno a occuparmi di ciò che è nostro, della nostra casa, dell'Italia per consegnarla migliore alle generazioni che verranno. Con molta umiltà, però, vorrei rivolgere queste parole a tutti i giovani qui presenti e quelli che ci ascoltano a distanza: dovete partecipare attivamente a questo progetto, dovete essere protagonisti, dovete lasciare la vostra traccia. Rimboccatevi le maniche, dovete essere pienamente partecipi e consapevoli di questo progetto. La seconda ragione per la quale secondo me Assisi è importantissima è che la città è diventata, da quel profetico incontro tra i rappresentanti di tutte le religioni del mondo voluto da Giovanni Paolo II nel 1986, il luogo in cui pregare e invocare la pace. La pace non è un'espressione vuota o retorica, è un messaggio rivoluzionario come lo è stato quello di San Francesco. Sottende una specifica visione del mondo e una specifica modalità di azione, uno specifico atteggiamento. Io vi prometto dal mio cuore di essere umile e autentico strumento di pace e, nella mia azione di governo, farò di tutto perché possa contribuire a diffondere questa cultura, che relega via il gesto violento. Il gesto violento, seppur appare risolutivo, non è mai quello che assicura mai la risoluzione di un conflitto.
Grazie 

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