esteri

Levy: Ora dobbiamo scegliere l'onore o la vergogna

HENRI LÉVY BERNARD Ansa - YOAN VALAT

I presagi a volte sono modesti, altre volte ti scoppiano nella mente e quasi ti accecano per quanto sono luminosi. A maggio, quando sono stato nel campo profughi di Moria per raccontarlo poi con un reportage pubblicato su "Repubblica", ho intuito con grande chiarezza che sarebbe accaduta la tragedia di questi giorni.

Si trattava soltanto di aspettare. Non era necessaria una raffinata acutezza di osservazione e di pensiero. Un giorno, qualche settimana, un mese, era solo una questione di tempo.

Perché sull'isola di Lesbo, una delle più belle isole greche carica di storia e di leggenda, abbiamo costruito, noi europei nessuno escluso, una capitale del dolore che ospita tutti i flagelli del mondo.

Quasi ventimila dimenticati che si dibattono senza intimità tra diarree, difteriti, malattie rare e sconosciute.

Un popolo che nessuno vuole e che grida: "Non siamo animali, Europa perché ci hai abbandonato?". L'incendio che lo ha raso al suolo, non importa se casuale o provocato, è la risposta brutale che avremmo dovuto dare da tempo con lo spirito di una vera politica solidale: chiuderlo o conservarlo, se si vuole, come si conserva un memoriale della disumanità e della vergogna.

Ribadisco ciò che ho scritto su questo giornale: in nessun caso, naturalmente, si può riparare l'inferno. Adesso che ciò che doveva accadere si è verificato, l'Europa non può più limitarsi a abusate parole di circostanza che sono in realtà silenzio. Serve subito un piano di emergenza che coinvolga i ventisette Paesi dell'Unione per dare rifugio a quelle migliaia di bambini, donne e uomini abbandonati su sentieri senza meta, a reclamare un tetto e un po' di cibo come gli ultimi della Terra.

E non è ammissibile che qualche autocrate sbarri la strada a una decisione umanitaria irrinunciabile perché si tratta davvero di scegliere tra perdere il nostro onore o arricchirci di queste anime che implorano sulla nostra soglia.(Repubblica)

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