cultura

San Francesco e l'Islam, l'incontro con il Sultano d'Egitto

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001



Uno dei più straordinari gesti di pace nella storia del dialogo tra Islam e Cristianesimo, è rappresentato dall'incontro tra Francesco d'Assisi e il Sultano di Egitto Malik al Kamil. Quello storico colloquio, avvenuto a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo, è ancora oggi così significativo e attuale per le sue conseguenze nel dialogo interreligioso e per la pace mondiale, tanto da rimanere, pur a distanza di molti secoli, l'avvenimento esclusivo che indica la rotta da cui partire nella ricerca di intesa e armonia tra Oriente e Occidente. Un libro di padre Gwenolè Jeusset, componente della Fraternità internazionale di Istanbul per il dialogo interreligioso e presidente della Commissione internazionale francescana per le relazioni con i musulmani (San Francesco e l'Islam: l'attualità di un incontro possibile, Ed. Terra Santa, 48 pagine) ci aiuta a meglio conoscere e comprendere la forza di quell'evento avvenuto sulle rive del Nilo.
Francesco d'Assisi voleva andare a tutti i costi tra i musulmani, tanto che per tre volte fece i suoi tentativi, senza scoraggiarsi dei fallimenti. Il terzo tentativo fu quello buono per l'incontro con Malek al- Kamel. Il sultano trova gran piacere ad ascoltare Francesco, quello strano monaco venuto dall'Italia. Siamo nel settembre del 1219. Cortesia, rispetto e dialogo, caratterizzano la conversazione tra il sultano Malek al-Kamel e Francesco d'Assisi. Purtroppo, sulle due rive del Mediterraneo scorre l'odio. Ancora oggi, come ben sappiamo, ostilità e inimicizia resistono e prevalgono sul dialogo. Per meglio inquadrare l'episodio di Damietta, nel suo profondo significato storico e religioso, Gwenolè Jeusset, nel suo libro, riferisce di un'altra spedizione fatta dai frati minori verso il Marocco. A differenza di Francesco, però, quei frati minori non fanno altro che proclamare la grandezza della loro religione cristiana e insultare l'Islam e il suo Profeta. Finiscono così con l'essere arrestati e torturati. L'incontro di Damietta, è un episodio senza martirio, al contrario dei fatti accaduti a Marrakech, dove la mentalità era dello scontro di due sistemi.
Letto sette secoli dopo, l'episodio di Marrakech è il vicolo cieco, dice Jeusset, mentre Damietta è la strada che apre gli orizzonti alla pace. Per molto tempo il dialogo di pace di Damietta, tra il sultano e Francesco, fu però considerato come un fallimento. Per molti, a quell'epoca, era meglio tacere l'episodio di Damietta, considerato poco glorioso. Francesco, con la sua visione dell'evangelizzazione e nel suo agire, si inserisce in tutta un'altra logica e fi nisce addirittura col predire ai crociati la sconfitta. A Damietta, il Vangelo si incontrò con il Corano e il Corano con il Vangelo. Francesco non ebbe paura di Maometto e il Sultano non ebbe paura di Cristo.
Francesco non ragionava con i criteri ideologici della cristianità del suo tempo e in quel viaggio per conoscere da vicino i musulmani, si è posto al di là della frontiera chiesa-istituzione, situandosi dentro la sensibilità religiosa del suo interlocutore. Per il dialogo tra Islam e Occidente cristiano si riparte dal Poverello di Assisi.

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