cronaca

No one is saved alone

Mario Scelzo Pixabay

Il virus ci vuole distanti, la preghiera ci aiuta a rimanere uniti, perché nessuno si salva da solo

"Le diverse religioni, a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiamata ad essere figlio o figlia di Dio, offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società."

Nello spirito di queste parole di papa Francesco nell'enciclica "Fratelli Tutti", la Comunità di Sant'Egidio ha promosso l'Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace tra le grandi religioni mondiali: "Nessuno si salva da solo – Pace e fraternità".

L’incontro, che sarà possibile seguire via web collegandosi al sito www.santegidio.org a partire dalle ore 16.00 del 20 ottobre, oltre alla presenza di Papa Francesco, vedrà la partecipazione (fisica o attraverso dei videomessaggi) tra gli altri della Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, del rabbino capo di Francia Haim Korsia, del presidente Mattarella, del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo, di Andrea Riccardi fondatore della Comunità di Sant’Egidio e di altri illustri leader politici e religiosi. 

Roma e la splendida Piazza del Campidoglio faranno da cornice al trentaquattresimo incontro di Preghiera per la Pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”, dopo la storica giornata voluta da Giovanni Paolo II nel 1986. In un momento difficile della storia, a causa della pandemia ma anche per le guerre vecchie e nuove in corso- come quella che dura da dieci anni in Siria o l’ultima nel Nagorno-Karabakh - dal cuore dell’Europa si offrirà al mondo un solenne momento di riflessione, di preghiera e di incontro: un messaggio di speranza per il futuro nel nome del bene più grande, che è quello della Pace. 

Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, così presenta l’appuntamento odierno: “Nessuno si salva da solo. Pace e fraternità” è questo il titolo che abbiamo dato quest'anno all'Incontro interreligioso per la pace nello Spirito di Assisi. Siamo molto felici che questo Incontro si possa tenere, perché c'era bisogno e c'è bisogno di parole di pace, di parole di speranza, di parole che indichino un futuro per l'umanità così travolta da questa pandemia. Siamo molto felici che all'incontro parteciperà Papa Francesco assieme ad altri grandi importanti rappresentanti delle religioni mondiali. Naturalmente ci sarà lo spazio per la preghiera ognuno secondo la propria tradizione e poi lo spazio dei discorsi per sentire e capire insieme cosa le religioni e i mondi religiosi hanno da dire all'umanità per trovare un futuro dopo la pandemia, per non scoraggiarsi, per non rimanere storditi spaesati, dopo questi mesi così duri, così difficili che hanno anche provocato e stanno provocando una grande crisi economica e sociale che tocca la vita di molte persone e che ha reso tutti più poveri. Per questo le parole della Preghiera per la pace sono parole importanti per questo tempo, che avranno un grande significato — Io lo spero — e che daranno a tutti noi più coraggio non solo per affrontare noi personalmente questa crisi ma per dare speranza a chi da questa crisi è stato più colpito. Seguiremo molto, tutto attraverso i social, perché potremo essere pochi in presenza, rispettando le regole che sono date in questo periodo, ma ci abbracceremo tutti virtualmente e ascolteremo tutti queste parole che ci daranno — io penso, io spero — tanta speranza”.

In questi 34 anni la carovana della Pace ha attraversato confini, abbattuto muri, costruito ponti di dialogo ed amicizia. Varsavia, Milano, Barcellona, Bologna, Sarajevo, Palermo, Lisbona, solo per citare alcune delle tappe del dialogo tra le religioni. Impossibile, specie per i lettori di queste pagine, non ricordare il trentennale della prima preghiera, tenutosi ad Assisi il 20 settembre 2016 alla presenza di Papa Francesco e del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo. “Diverse sono le nostre tradizioni religiose. Ma la differenza non è I motivo di conflitto, di polemica o di freddo distacco. Oggi non abbiamo pregato gli uni contro gli altri, come talvolta è purtroppo accaduto nella storia. Senza sincretismi e senza relativismi, abbiamo invece pregato gli uni accanto agli altri, gli uni per gli altri. Continuando il cammino iniziato trent’anni fa ad Assisi, dove è viva la memoria di quell’uomo di Dio e di pace che fu San Francesco, «ancora una volta noi, insieme qui riuniti, affermiamo che chi utilizza la religione per fomentare la violenza ne contraddice l’ispirazione più autentica e profonda”, solo per citare alcune delle parole pronunciate dal Papa davanti al Sacro Convento di Assisi.

L’enciclica “Fratelli Tutti”, presentata da Papa Francesco lo scorso 4 ottobre nella città di San Francesco, sembra davvero proporsi come un “manifesto” dello “Spirito di Assisi”, ovvero quel percorso di dialogo che ormai da decenni costruisce reti di amicizia tra i popoli e le religioni. Mi fa piacere ricordare alcuni “testimoni del dialogo”, penso al Cardinal Martini più volte presente agli incontri di preghiera per la pace, penso ad Arrigo Levi recentemente scomparso, convintamente laico ma animato da uno spirito di ricerca e di apertura verso il prossimo, penso al sociologo Zygmunt Baumann che negli ultimi anni della sua vita era una presenza fissa ed autorevole durante gli incontri. 

Pregare per la pace non è un qualcosa di astratto o simbolico, nella preghiera ricordiamo paesi e persone facenti parte di un vissuto comune. Nell’aprile 2013, tra Aleppo e la Turchia, sono stati rapiti due vescovi, il siriaco Mar Gregorios Ibrahim e il greco-ortodosso Boulos Yazigi, ad oggi non si hanno notizie certe della loro sorte anche se circolano ufficiosamente notizie drammatiche. Mar Gregorius, lo ricordo anche io giovane partecipante agli incontri di preghiera, per anni è stato uno dei più assidui partecipanti ed animatori delle iniziative di pace. Ricordo bene la curiosità che suscitavano la sua barba ben curata, il suo abito nero ed il suo sorriso gentile. La sua vicenda umana ci ricorda il dramma della Siria, un paese in guerra da anni, e guerra vuol dire immigrazione, campi profughi di Lesbo, morti in mare, ma anche il sogno ecumenico dei Corridoi Umanitari, ormai un modello certificato di accoglienza ed integrazione.

 

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