cronaca

Giornata mondiale del volontariato, Padova passa il testimone a Berlino

Redazione Pixabay

Padova, la città che nel 2020 è diventata Capitale Europea del Volontariato, celebra sabato 5 dicembre i volontari di tutto il mondo attraverso uno speciale evento trasmesso in diretta su Facebook a partire dalle 15.45. Ad animare la città di Padova uno spirito sempre aperto verso l’altro, uno spirito che non si è fermato nemmeno durante la pandemia. Anzi ne è uscito rafforzato. In questo anno sui generis sono stati 2.336 i volontari che hanno dedicato ben 19.430 ore del loro tempo per aiutare le persone che ne avevano più bisogno. Dalla voglia di essere ancora più comunità è nato il progetto “Padova noi ci siamo”, un'iniziativa per fronteggiare le difficoltà sociali derivate dall’emergenza sanitaria e che ha raggiunto oltre 15mila cittadini attraverso la consegna di mascherine chirurgiche, spesa e generi di prima necessità a domicilio, e pc per la didattica a distanza.

n occasione della Giornata mondiale del volontariato si celebrano proprio loro: le persone che hanno deciso di includere l’altro nella propria vita. E allora spazio alle storie, testimonianze concrete di impegno che prenderanno vita attraverso la voce dei volontari e dei portavoce delle oltre 400 organizzazioni che hanno partecipato attivamente all’anno da capitale europea del volontariato. Durante l’evento saranno nominati i vincitori 2020 del Premio Gattamelata dedicato a un’associazione, un volontario, un’istituzione e un’impresa che si sono particolarmente distinti per le loro azioni solidali. Saranno presenti il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, Romano Prodi, il sociologo Giovanni Moro, il filosofo Telmo Pievani, l'artista Antonella Ruggiero, Andrea Pennacchi e Stefano Massini.

Sabato 5 dicembre Padova consegnerà il testimone a Berlino, città capitale europea del 2021 mentre il Centro europeo per il volontariato proclamerà la città vincitrice per il 2022 tra le quattro candidate: l’italiana Gorizia, la turca Smirne, la città portuale della Polonia Danzica e la capitale spagnola Madrid. Ad essere protagoniste saranno le tante sfaccettature del volontariato, le storie potenti fatte di persone comuni e che si impegnano quotidianamente per gli altri. Carolina Borgoni è volontaria della cooperativa “Percorso Vita” che si occupa di accoglienza e di vittime di tratta. “Non c'è nulla di scontato rispetto a quale sia il giusto percorso da seguire quando si parla di accoglienza” - racconta. Carolina fa parte della sezione anti-tratta e si occupa di quelle persone che nessuno vuole mai nominare, ma che in tanti, troppi uomini vanno a cercare in strada.

Sono le 9 di sera di una giornata invernale come tante. I thermos con latte e caffè sono pronti. Carolina indossa piumino, guanti, cappello e stivaletti con il pelo per non congelare. Sale in macchina e si dirige verso la zona industriale per incontrare quelle ragazze che comunemente vengono chiamate prostitute. È la volta dell'area delle ragazze africane. Appena arrivata nell'area Carolina si accorge che oltre alle ragazze che già conosceva c'erano due ragazze nuove e giovanissime. “Decido di tentare l'approccio - racconta la volontaria. “Il primo incontro è sempre il più difficile". Sono ragazze che nonostante la giovane età hanno subito violenze inenarrabili. Sono quasi tutte ragazze provenienti da paesi subsahriani e questo vuol dire che per arrivare in Italia hanno attraversato il deserto e conosciuto l'inferno della Libia, ma soprattutto che non hanno più nessun motivo per avere fiducia in qualcuno, a maggior ragione di una bianca che parla un'altra lingua. Scendo dalla macchina con i mei sorrisi migliori, ho offerto tè e caffè spiegando chi sono e perché sono lì in quella notte gelata. Loro si guardano intorno impaurite e volgono lo sguardo verso le altre ragazze che con un cenno le rassicurano. Mi dicono il loro nomi di strada: Mary e Sylvia. Le guardo e vedo la paura e la dolcezza dei loro volti bellissimi da adolescenti. Sono praticamente seminude e stanno tremando dal freddo. Tengono il bicchiere di tè con due mani per scaldarle un po' ”.

Chiedo da dove vengono e delle loro famiglie. Sylvia ha gli occhi pieni di lacrime: non potrà mai parlare con i suoi di quello che l'hanno costretta a fare. La abbraccio e la tengo stretta, facendo tornare per un attimo persona quello che fino ad un minuto prima era un oggetto da usare. Prima di salutarle lascio il nostro numero di telefono attivo in qualsiasi momento cercando di far capire loro da subito che una via d'uscita è possibile. Bene, il contatto c'è stato. Questo è un momento molto importante come mi è stato spiegato nei corsi di preparazione alle uscite. Da come si imposta il primo approccio può nascere o meno un percorso di liberazione dalla tratta”. “Le storie che sentiamo - conclude la volontaria - si assomigliano, siamo riusciti a portarne via dalla strada più di qualcuna, ma ci rendiamo conto che per affrontare in maniera efficace la schiavitù e il traffico di essere umani deve esserci un progetto politico e legislativo di carattere nazionale”. (Vatican News)

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