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Le tre parole della comunicazione attenta alle persone

Padre Enzo Fortunato, Corriere della Sera Freepik

Oggi Papa Francesco celebra con tutta la Chiesa la giornata delle comunicazioni sociali. Da un bel po' di anni essa è collegata alla festa dell'Ascensione. Un sottofondo che richiama la responsabilità non solo degli addetti ai lavori ma di ogni uomo. Comunicare è compito non solo degli addetti ai lavori ma di ogni uomo e donna se è vero che "Nessun uomo è un'isola". Vorrei commentare il tema che Bergoglio ci propone “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria (Es 10,2). La vita si fa storia” prendendo spunto da tre parole: è vera? è buona? è utile? La storia dei tre setacci è una parabola tratta da “La via del guerriero di pace. Un libro che vi cambierà la vita”, il cui autore è l'americano Dan Millman. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo e gli disse: Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico? Un momento, rispose Socrate, prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci. I tre setacci? Ma sì, continuò Socrate, prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire... Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero? No… ne ho solo sentito parlare… Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo con il secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono? Ah no! Al contrario. Dunque, – continuò Socrate – vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. E’ utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico? No, davvero. Allora, concluse Socrate, quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo? Ecco il punto è necessario sanificare l'informazione. In questo periodo sono migliaia le lettere che arrivano alla nostra redazione sanfrancesco.org. Migliaia le lettere di uomini e donne che “implorano” di essere ascoltati. Una comunicazione attenta non solo le porta alla luce, ma ne comprende l’anelito di bene e le ragioni profonde. Una comunicazione attenta dà valore ad ogni storia e diventa buona notizia: incontra il cuore della gente e il cuore della gente incontra la buona notizia, o la sana informazione. Non c’è strada migliore da percorre in un’epoca in cui è necessario liberare la comunicazione da fake news, bad news ( senza appello) e small news. Tutto questo ci invita a far sì che  sia attenta alle persone, rispetti le persone, incontri le persone, serva le persone. La notizia diventi vera, bella e raggiunga il cuore: capace di entrare nella vita di coloro che cercano di comprendere la realtà. Quello che ho potuto sperimentare in questi mesi è che credenti e non sono alla ricerca di una buona parola, di una serena parola.  Corriere della Sera Web 

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