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Le origini storiche del Palio di Siena

Antonio Tarallo ANSA/MAURIZIO DEGLINNOCENTI

E come ogni anno, Siena viene dipinta da innumerevoli colori, bandiere, goliardiche grida e grandi tavolate dove la condivisione fraterna oscilla tra la rivalità e la bellezza di essere partecipi di una sorta di grande sogno. E’ il sogno cittadino del Palio dell’Assunta, in onore a Maria Assunta, appunto. O, come molte volte viene semplicemente chiamato il “Palio di Siena”. E’, prima di tutto, una grande festa, il Palio, che ha radici storiche antichissime. Cercheremo, allora, di togliere un po’ di polvere, o – forse, ancor meglio visto l’argomento – un po’ di terra di Siena, dai libri di Storia che ci parlano di come tutto è cominciato.

Iniziamo con lo specificare che quella che domani si correrà sarà la seconda “carriera”, così viene tradizionalmente chiamata la corsa. La prima, si svolge il 2 luglio, in onore della Madonna di Provenzano (festa della Visitazione, l’altra, 16 agosto, per onorare la solennità di Maria Assunta in Cielo. Quindi, quello che intercorre fra le due corse, è sempre Maria.

La storia del Palio, si perde nella memoria di diversi secoli addietro.  La competizione tra le Contrade di Siena, si svolge con dei regolamenti “di gioco” che risalgono al 1644, anno in cui venne corso il primo palio con i cavalli, così come ancora avviene. Una continuità mai interrotta. Solo le due guerre mondiali minarono questa secolare tradizione. Ma cosa sono le famigerate contrade? La città di Siena è diciassette “piccoli stati” (definiamoli così), con dei confini stabiliti nel 1729 da Violante di Baviera, Governatrice della Città.  Ogni contrada è retta da un “Seggio” con a capo il “Priore” e guidato nella “giostra” da un Capitano, coadiuvato da due o tre contradaioli detti “mangini” o “tenenti”. Nel territorio di ciascuna contrada, troviamo una chiesa.  In queste diciassette chiese, sono custoditi bandiere e cimeli, archivio e tutto quanto altro concerne la vita della contrada stessa.

Fin dal 1200 si ha testimonianza di una corsa di cavalli a Siena. Anche se addirittura ci sono documenti anteriori al XII secolo: questi ricordano un certo “Palio di San Bonifazio”, il santo titolare dell'antica cattedrale che, prima della fondazione di quella attuale, sorgeva in Castelvecchio.

Fra le prime notizie ufficiali, troviamo un documento – relativo al Palio del 1238 – di “giustizia paliesca”: Ristoro di Bruno Ciguarde era stato punito da una pena pecuniaria, poiché colpevole di non aver “preso il porco”, cioè il premio-sfottò che per regolamento doveva andare all’ultimo classificato. Nei primi Palii, i protagonisti della corsa, erano i nobili, ma la situazione con il tempo cambiò fino a rendere protagonista tutto il popolo senese.

Inizialmente il Palio si svolgeva per le vie di tutta la città, ma all’inizio del Seicento si trasferì, in maniera graduale, nella pittoresca e affascinante “Piazza del Campo”. Questo luogo – dove ancora si svolge – fu solcato, per la prima volta, dagli zoccoli dei cavalli partecipanti, nel 1633.

Nel 1656, il Palio assunse forma definitiva e a cadenza regolare. Fu nel Settecento che fu introdotta una nuova gara, oltre a quella di luglio, in onore alla Madonna di Provenzano. L'idea venne alla Contrada dell'Oca che, vincitrice nel Palio del luglio 1701, chiese di ricorrere nuovamente per il Palio vinto, per rimettere “in palio” (è proprio il caso di dirlo) la vincita, facendo svolgere a proprie spese un'altra corsa il 16 agosto, per le feste dell'Assunta. Il culto alla Madonna Assunta crebbe nel tempo, a seguito di innumerevoli miracoli a lei attribuiti.

Possono prendere parte alla gara, solo dieci contrade su diciassette. Sette, sono quelle che non hanno corso il Palio precedente, e altre tre, vengono estratte a sorte tra le restanti. L’ordine di ingresso dei cavalli tra i canapi è segreto, e viene rivelato solo all’ultimo dal “mossiere”, il giudice insindacabile della validità della partenza. Nove cavalli su dieci entrano tra i canapi secondo l’ordine di entrata. Uno solo, sarà quello che viene chiamato “di rincorsa”. Questo resterà fuori dalle righe degli altri cavalli competitori, e sarà proprio lui a determinare il momento della partenza effettiva della gara, sotto la supervisione del mossiere. E’ un momento delicato, questo. In questa fase – solitamente lunga, in cui i cavalli si sistemano – avviene la tradizionale “trattativa” tra i fantini: è un pullulare di accordi, di alleanze fra le varie contrade. I fantini cavalcano senza sella, “alla bisdossa”. Queste operazioni possono durare anche diverse ore, tanto che è stabilito – in caso di problemi di visibilità – anche il rinvio al giorno successivo. 

Ma in che cosa consiste la gara? Sono tre, i giri completi di piazza del Campo in senso orario, da dover correre. Vincerà il cavallo che arriverà per primo. Ciò che conta è il cavallo, visto che non sono poche le cadute da cavallo degli stessi fantini. Uno scoppio di mortaretto dà inizio alla corsa, così come sarà uno scoppio a fermarla. La contrada vincitrice va sotto il palco dei Capitani a ritirare il drappello della vittoria, che viene realizzato ogni anno da un artista diverso.

E’ una intera città al servizio del Palio, una città in festa. Sotto il manto di Maria.