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Sanremo: ha vinto l'integrazione

Le canzoni di Sanremo manifestano bisogno profondo di essere amati con attenzione alla vita

di Enzo Fortunato
Credit Foto - Ansa - ETTORE FERRARI

Vorrei sottolineare gli aspetti più spirituali di questo Festival della canzone italiana, sulla linea tracciata dal Cardinal Ravasi. La notizia che ci raggiunge nel cuore della notte ci mette in crisi positivamente: Mahmood, questo ragazzo di 26 anni nato e cresciuto a Milano da madre sarda e padre egiziano, ha vinto questa edizione di San Remo, con una canzone che si intitola Soldi. E’ questa una bella notizia per il nostro Paese.

Il brano offre più di qualche elemento di francescanesimo, perché ci ricorda il padre di Francesco, Pietro Bernardone, che pensava solo al guadagno. Un tema caro al giovane rapper milanese che ha già capito che nella vita c’è altro: la ricerca di senso e di significato, l’affetto, l’amore. Ha vinto l’integrazione. Con buona pace di qualcuno, questa vittoria ci mostra il futuro del nostro Paese, dove si intrecciano razze, culture, fedi e religioni. Dove la pretesa di un popolo puro è solo dei pazzi.

 
“Se commetterete un’ingiustizia, Dio vi lascerà senza musica”, stando a questa affermazione di Cassiodoro, letterato del regno Romano-Barbarico vissuto a cavallo tra il 400 e il 550 d.C., sembra proprio che non siamo ancora in pericolo.

 
Prova ne è stata l’annuale festival di Sanremo che anche quest'anno è sbarcato nelle nostre case con le sue attese e delusioni. Mi sono imbattuto nei testi delle tante canzoni in gara. Ognuna di queste ha una sua storia da raccontare e funzionano come una cartina tornasole dei temi più scottanti della nostra società. Ci saremmo aspettati qualcosa in più da coloro che lo conducono… Certo non comizi, ma esaltare il valore dell’accoglienza non è peccato.

 
Ma tornando ai testi alcuni, ad esempio, parlano del disagio giovanile come quella di Daniele Silvestri altre di aspettative e ricchezza per Mahmood, di emarginazione per i Negrita trattando di fatto il tema più attuale… ma ciò che forse le accomuna tutte è una diffusa ricerca di una spiritualità e di quel significato profondo che si cela nell’animo umano. E se la parola Dio, in maniera esplicita, compare solo in due canzoni e in entrambe sotto forma di supplica (“Dio salvaci da questi giorni” per la canzone di Achille Lauro  e  “se solamente Dio inventasse delle nuove parole” nel testo di Ultimo) in quasi tutti i testi troviamo riferimenti a temi che si accordano a uno sguardo verso l’alto:  Simone Cristicchi parla della vita come “l’unico miracolo a cui non puoi credere, perché è tutto un miracolo quello che vedi”  mentre Nino d’Angelo dice “che il paradiso si nasconde anche in questo mondo”.

 
Una cosa è certa, le canzoni che hanno partecipato a Sanremo manifestano il bisogno profondo di essere amati con un’attenzione alla vita e alle più profonde necessità dell’animo umano. Bastasse questo per farci essere un po’ più buoni e riscoprire la ricchezza che ciascuno di noi si porta dentro nel manifestare un po’ di paradiso in questo mondo.

 
Ed è vero quello che dice il Cardinal Ravasi: si respirano i problemi del nostro tempo. Non si isolano nell’amore vago che in passato avvolgeva i versi di Sanremo. 


Enzo Fortunato
Direttore della Rivista

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