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Crocco: 2020 tra Covid e guerre, ma la strada è costruire pace

Raffaele Crocco pixabay.com
Pubblicato il 01-01-2021

Impegnati a sopravvivere, non ci stiamo accorgendo che il Mondo sta cambiando direzione

Non è solo una questione sanitaria. Non è nemmeno solo un tragico computo di morti a causa della pandemia, arrivati a quasi due milioni il 31 dicembre 2020, con 83milioni di contagiati. Il problema vero è che il Covid19 ha peggiorato il Mondo, lo ha fatto diventare più pericoloso e leggermente più oscuro.

Lo dicono i dati, ce lo raccontano le notizie. Le guerre – ad esempio - ce lo spiegano bene. Non sono diminuite, anzi. Il tentativo del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e di Papa Francesco di creare una specie di “tregua internazionale” per far fronte alla pandemia è caduto nel nulla, ignorato sistematicamente sia dagli Stati, sia dalle forze cosiddette “irregolari” che combattono le circa 33 guerre in corso.

Facciamo un piccolo elenco, non cronologico, giusto per non perdere di vista le cose. Nel Nagorno Karabakh in autunno è stata guerra vera, con una ripresa dei combattimenti dopo anni di tregua armata. Ora è finita grazie alla mediazione di Russia e Turchia, ma i morti sono stati migliaia. Proprio la Turchia ha approfittato del “caos da Covid19” per ritrovare il ruolo da “potenza media” che la storia le aveva negato. Ha continuato ad attaccare i curdi in Siria e ha schierato uomini in armi in Libia, dove si continua a combattere. In Africa, in Etiopia il governo di Abiy Ahmed Ali – premio Nobel per la Pace, non dimentichiamolo - ha scatenato la guerra nel Tigray: anche qui troppi i morti e almeno 50mila profughi in fuga in Sudan. Nel Sahel, invece, ha ripreso vita e iniziativa Boko Haram, che continua a colpire – anche i cristiani – nel Nord della Nigeria e in Camerun. Si combatte in Burkina Faso e in Mali. Nello Yemen la guerra non si è fermata un giorno. Fra India e Pakistan gli scontri di confine sono ricominciati per la decisione unilaterale di New Dehli di revocare lo stato di semi-autonomia al Kashmir. In Europa ci sono state tensioni – forti – in Bielorussia per elezioni irregolari, in Polonia e Ungheria per le scelte dei governi di soffocare buona parte dei diritti costituzionali. E’ un elenco parziale, ma da l’idea di come nel 2020, le cose siano peggiorate. La guerra – ogni guerra – è sempre logica e tragica conclusione di conflitti non risolti, di ingiustizie create o mantenute.

Il virus sta distruggendo, oltre alle vite, possibilità economiche, facendo arretrare milioni di persone in Africa, Asia, America Latina, Europa. Le misure di contrasto hanno bloccato l’economia informale, di strada e le rimesse dei migranti, decapitando gli strumenti di sopravvivenza di famiglie e individui. Contemporaneamente, i ricchi – sempre meno tassati – diventano più ricchi, proprio grazie alla crisi: nel novembre del 2020 Jeff Bezos, inventore e proprietario di Amazon, ha raggiunto i 193miliardi di dollari di patrimonio netto, grazie al boom dell’e-commerce nei mesi di lockdown mondiale. E mentre la distribuzione della ricchezza diventa sempre più sbilanciata a favore di chi è ricco, i diritti individuali e collettivi diventano un caro ricordo. In Europa le democrazie vacillano: Polonia, Ungheria, Croazia, Serbia sono solo gli esempi più clamorosi e citati.

Insomma, questo virus è una maledizione vera. I segni che sta lasciando sono tragici e profondi. Impegnati a sopravvivere, non ci stiamo accorgendo che il Mondo sta cambiando direzione. E, per ora, quella che appare è una marcia indietro sulla strada per costruire la Pace.

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