Le visite dei pontefici
«Le bambine più buone, che sicuramente sarebbero andate in Paradiso, vedevano Gesù nell'ostia; una volta, a forza di fissarla tesa nella concentrazione, ero scivolata sul pavimento». Chiara Frugoni, la Signora del Medioevo, si racconta. Nel libro Perfino le stelle devono separarsi , con cui è finalista al Premio letterario Benedetto Croce, la ricercatrice di fama internazionale cede il posto a Chiara bambina, che imparò con Gianni ad andare in Lambretta «sfiorati da un bosco di felci bagnate». Un'infanzia densa di ricordi e austerità che fa da preludio a un percorso di studi destinato a sfociare nella scoperta di altre vite, quelle di San Francesco e Santa Chiara. Con loro, Chiara la studiosa, sembra avere in comune qualcosa. Lo si scopre leggendo i suoi scritti, lei che apre la Storia di Chiara e Francesco citando Jane Austen e con un'insolita sfilza di nomi (Barbunsì lo stradino, Censo il falegname, il mezzadro Doro) comincia quest'ultima autobiografia giovanile. Nel suo libro, memorie private e ritratti di famiglia. È un ritorno narrativo ai luoghi dell'infanzia? «Sono nata a Pisa, ma la mia infanzia si è svolta fra Brescia e Solto Collina. Mio padre insegnava a Roma, mentre io vivevo con mia madre e mio fratello nel palazzo dei nonni materni in centro a Brescia. L'estate ci trasferivamo nella grande casa di Solto Collina, sul lago d'Iseo. Lì ho trascorso tutte le estati della mia vita. Ho compiuto 74 anni, quindi 74 estati: le ho trascorse tutte lì». Brescia e Solto: i poli di una giovinezza trascorsa fra rigore e sobrietà. «Il nonno materno era notaio. Una famiglia benestante ma molto austera, persino crudele. Come racconto nel libro, la sera a cena i nonni ci passavano soltanto la minestra. Dopo di che loro continuavano il pasto e noi tre stavamo a guardarli in silenzio». Eppure la sua era una famiglia molto ricca. «In quegli anni, che erano gli anni della guerra, c'era un generale clima di miseria e arretratezza che gettava una luce sinistra su tutti. Ero molto legata ai miei nonni materni, ma questa mescolanza di affetto e crudeltà credo dipendesse molto dalla società di allora, in particolare la società lombarda: molto parsimoniosa e avara. Comunque, non ho mai incontrato ricchi generosi. Di solito lo sono molto di più i poveri. Mia nonna Dina, ad esempio, la nonna paterna, era poverissima, ma molto affettuosa. Ricordo da piccola le nostre lunghe passeggiate mano nella mano». A Brescia frequentava l'Istituto delle suore canossiane. «Sono stati anni molto duri. Le suore allora erano delle squilibrate che ci obbligavano a continue preghiere e penitenze. Erano ossessionate dal sesso e dal peccato. Ci facevano persino mettere il cilicio. Vedevano il male ovunque e anche avere amicizie femminili, fra noi bambine, era visto come un comportamento ambiguo». Un'infanzia quasi monacale. Suo padre, il grande medievalista Arsenio Frugoni, com'era? «Mio padre ebbe con me una severità estrema. Era rigorosissimo e, in particolare da me, pretendeva l'impossibile. Credo che su di lui pesasse l'indigenza in cui aveva vissuto sin da bambino, che lo aveva indurito e reso molto tormentato. Mi ha insegnato molti valori: il senso del dovere, ad esempio. Ma esagerò. Fece persino in modo che non mi prendessero alla Normale di Pisa, dove insegnava e dove io dopo l'Università a Roma, feci richiesta di entrare per il perfezionamento. Per fortuna, non ci riuscì. E io potei entrarci». La Normale di Pisa ritorna spesso nella sua vita. 01/05/2014 Corriere della Sera - Brescia Pag. 12 (diffusione:619980, tiratura:779916) La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato SAN FRANCESCO - Rassegna Stampa 01/05/2014 5 «La frequentai per ragioni di studio e lì incontrai il mio primo marito, Salvatore Settis, da cui ho avuto i miei tre figli. Dopo tredici anni di matrimonio, ci lasciammo. Mi sono risposata tardi, a cinquant'anni. Mio marito fa il medico ricercatore al Cnr di Roma e intanto io continuo a vivere a Pisa. Mi piace la vita di una piccola città. La dimensione della campagna». Come Solto Collina: cosa rappresenta questo luogo dell'infanzia? «Il nonno Serafino e la nonna Teresa avevano una casa a Solto, dove passavamo i mesi estivi. Qui sono sepolti mio padre e mio fratello, che morirono tragicamente in un incidente stradale. Ogni anno torno in questa grande casa, attorno a cui ruotano anche le vite dei personaggi del libro. È un luogo a cui devo molto». Che ricordi ha di Solto da bambina? «Era un paese molto povero e isolato, con abitudini, gesti e un agire tipicamente medievali. Le donne in chiesa separate da un velo rispetto agli uomini, seduti davanti. Anche le prediche del sacerdote erano tipici dibattiti medievali: il sapiente contro lo sprovveduto. Persino alcune miniature antiche riportano scene contadine cui ho assistito da bambina. L'ho sempre detto ai miei alunni: io sono l'ultima testimone del Medioevo». Un Medioevo legato alla vita rurale di Solto? «La sapienza contadina mi ha abituato a osservare e ascoltare le persone. Credo derivi da questo luogo il mio metodo come studiosa di accostare testi e immagini. A Solto c'è sempre stato molto spazio per il racconto e l'immaginazione». Nei suoi studi da medievalista, ha privilegiato la ricerca e il racconto di due santi: Francesco e Chiara. «Mi sono interessata a loro per una ragione di fonti storiche rispetto all'agiografia ufficiale, da cui ho intrapreso nuove ricerche e approfondimenti. E ho scoperto due figure di grande fascino e ampiezza di vedute. Li trovo due santi molto simpatici. Sapevano ascoltare gli altri. Mi sarebbe piaciuto incontrarli». Come mai questa lunga convivenza, nonostante non sia credente? «È vero, sono atea e per tutta la vita mi sono occupata di studi sulla Chiesa. Ma rispetto a Chiara e Francesco, parlerei di fedeltà. Mi appassiona il loro mondo. Lasciavano libertà di coscienza, permettendo all'individuo di avere un progetto. Ponevano al centro della loro vita il Vangelo. E il Vangelo è un testo bellissimo, scritto per tutti. Non per i cristiani. È una regola di vita». Il Cantico di San Francesco viene posto da Gianfranco Contini all'inizio della poesia e della letteratura italiana. «È una meravigliosa lode al Creato, un testo con aggettivi stupendi. Lo si recita tutto insieme, ma in realtà venne composto in momenti diversi. A Francesco d'Assisi s'ispira anche il Papa. Che impressione le ha fatto? «San Francesco non è tornato. Il Papa s'ispira a lui e a una chiesa povera. Ma ha ancora un lungo cammino davanti. Lo penso come donna: la chiesa è ancora molto maschilista. Alle donne non è permesso l'accesso al sacro». Santa Chiara fu rivoluzionaria. «Rivoluzionaria e molto moderna, nonostante le limitazioni del suo tempo». Lei ha scritto anche un libro di fiabe: San Francesco e il lupo. «Il messaggio è incentrato sul mantenere fede alle promesse. Il lupo arriva da Francesco mentre dorme e potrebbe aggredirlo ma non lo fa. Perché sente l'odore di un uomo buono». Lei ha mai incontrato qualcuno con quest'odore di buono? «Sì, molte persone. Ma forse più di tutte, la nonna Dina. Mi ha regalato un grosso spicchio di felicità». © RIPRODUZIONE RISERVATA Chi è Chiara Frugoni ha insegnato Storia medievale all'Università di Pisa, Roma e Parigi. Ha pubblicato numerosi saggi sulla figura di san Francesco, tra cui Francesco e l'invenzione delle stimmate (Einaudi, 1993; premio 01/05/2014 Corriere della Sera - Brescia Pag. 12 (diffusione:619980, tiratura:779916) La proprietà intellettuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato SAN FRANCESCO - Rassegna Stampa 01/05/2014 6 Viareggio per la saggistica 1994), Storia di Chiara e Francesco (Frontiere, 2011), Una solitudine abitata: Chiara d'Assisi (Laterza, 2006). Di recente ha pubblicato Perfino le stelle devono separarsi (2013) e San Francesco e il lupo. Un'altra storia (illustrazioni di Felice Feltracco; 2013). A Natale uscirà per Feltrinelli il suo nuovo libro di fiabe. Foto: Chiara Frugoni a Solto Collina (Fotogramma/Bergamo) ; sotto, S. Francesco di Giotto ad Assisi
Cari amici la rivista San Francesco e il sito sanfrancesco.org sono da sempre il megafono dei messaggi di Francesco, la voce della grande famiglia francescana di cui fate parte.
Solo grazie al vostro sostegno e alla vostra vicinanza riusciremo ad essere il vostro punto di riferimento. Un piccolo gesto che per noi vale tanto, basta anche 1 solo euro. DONA