francescanesimo

Quando l'ecologia francescana diviene dialogo interreligioso. "La cura dell'ambiente nel dialogo ecumenico e interreligioso"

Antonio Tarallo ofm.org

Si è svolto a Roma, dal 18 febbraio al 27, il Corso di giustizia, pace e integrità del Creato, “La cura dell’ambiente nel dialogo ecumenico e interreligioso”, questo il titolo per la Seconda Settimana del “Percorso Professionale in Ecologia Integrale”, organizzato dalla Pontificia Università Antonianum e dall’Ufficio Generale Giustizia, Pace e Integrità del Creato dell’Ordine dei Frati Minori.

L’iniziativa è nata da quella che potremmo definire una vera e propria “chiamata alla cura della casa comune”, che papa Francesco nell’enciclica “Laudato si”, ha tanto auspicato. Da questo fondamentale documento che prende nome dal famoso “canto” di San Francesco, la Pontificia Università Antonianum si sta facendo promotrice instancabile di questa “visione ecologica” che tanto è nel cuore del pontefice, ma prima di lui, sicuramente, tanto è stata nel cuore dal fondatore stesso dell’Ordine francescano, San Francesco d’Assisi.

Una “riscoperta” e soprattutto “attuazione” nel nostro tempo presente, sono l’anima del progetto varato dall’università capitolina, dopo un lungo lavoro preparatorio, a partire dall’anno accademico 2017-2018 con un ricco ventaglio di obiettivi accademici, pratici e operativi. Una delle iniziative più significative, è stata, appunto, questa intensa settimana di lavori che ha visto impegnati relatori, provenienti dalle diverse voci della realtà francescana accademica e no.

Nell’VIII centenario dell’incontro di San Francesco con il Sultano Malik al-Kamil (1219), il corso ha avuto come tema proprio la dimensione ecumenica e il dialogo interreligioso. Hanno partecipato frati provenienti da diversi Paesi: Giappone, Taiwan, Pakistan, India, Vietnam, Marocco, Spagna, Italia, Austria, Terra Santa, Slovacchia, Stati Uniti, Messico, El Salvador, Honduras, Ecuador, Perù, Cile, Brasile, Argentina. Molteplici i temi trattati, tutti di massimo interesse e tutti in piena “visione ecumenica”.

Ad esempio, uno sguardo sul santo di Assisi, come promotore di dialogo interreligioso è stato fornito da Silvestro Bejan (OFMC) grazie alla sua relazione “La figura di Francesco nel movimento ecumenico e interreligioso”; “Fonti fondamentali per l’ecologia islamica” è stato, invece, il tema trattato da Jason Welle (OFM); “La via pulchritudinis: conformarsi con la bellezza contemplata” di Carlos Esteban Salto Solà (OFM). Questi, alcuni dei temi delle relazioni delle giornate di studio, che hanno visto anche una giornata dedicata a laboratori interdisciplinari.

In questo molteplice panorama di tematiche, tutte importanti e interessanti, va ricordato quello promosso da Marcus Heinze (OFM) che ha basato la sua relazione su un argomento che molte volte non viene sottolineato ma che propone “speranza” in un contesto importante e internazionale, come quello delle Nazioni Unite: “Franciscan international, la voce francescana alle Nazioni Unite”.

L’organizzazione “Franciscans International” nasce nel 1982 grazie all’intuizione di un frate minore di Malta e di una suora Francescana del Texas. Nel 1989 ha ricevuto dalle nazioni Unite lo status di “Consultivo” che consente interventi scritti od orali fino a 2000 parole. Dal 2006 è tra le 35 ONG che regolarmente hanno incontri consultivi con i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite.

Le parole di Giuseppe Buffon, OFM, Decano della Facoltà di Teologia per la PUA, chiare, ben riassumono l’iniziativa: “Tutto è connesso: ecologia, dialogo ecumenico e interreligioso, apporti etici ed educativi. Ciò è ben evincibile dalla predicazione di Francesco d’Assisi; in Lui la tradizionale scala Natura e viene sostituita dalla visione ecosistemica della realtà. Francesco capovolge la piramide, mettendo l’uomo in basso e non all’apice. Lo chiama ad un servizio responsabile non solo degli esseri umani suoi fratelli e sorelle ma di tutte le creature, ugualmente sorelle e fratelli, nonché madre, come la terra, per mezzo delle quali loda Dio, creatore e Padre. Pertanto è l’interesse ecologico, la passione per la cura, anzi la compassione che riesce a mettere d’accordo scienza e religione: una visione nuova della realtà. L’ambientalismo ha portato a capire i ‘perché’ della distruzione: se la scienza, dunque, ha tracciato i motivi della crisi, la religione può aprire una visione, delineare un orizzonte di speranza per la rinascita, per la ‘Resurrezione”.