Le visite dei pontefici
Tra storia e devozione
Addentrarsi oggi tra le vie di Assisi significa confrontarsi con una topografia profondamente mutata rispetto a quella del XII secolo, eppure giunti davanti a quella che la tradizione indica come la casa natale di Francesco, le pietre sembrano ancora parlare. Le mura paiono riecheggiare i richiami di Donna Pica o di Pietro di Bernardone, custodi di una storia "piccola" destinata a divenire, come suggerisce Dante nel Canto XI del Paradiso, "un nuovo sole".
L’esatta localizzazione della dimora di Pietro di Bernardone rimane un tema complesso.Né i primi biografi, come Tommaso da Celano o San Bonaventura, né la storiografia moderna offrono indicazioni univoche. Per lungo tempo le ipotesi degli studiosi hanno oscillato tra il tracciato dell'antico decumano: l’area della chiesa di San Paolo e la porta meridionale delle mura romane.
Una svolta cruciale avvenne nel 1974, quando lo studioso e frate minore Cesare Cenci rinvenne negli archivi di Assisi un documento del 24 giugno 1309. In esso si menzionava esplicitamente una proprietà "in domo ubi ortus fuit b. Franciscus" (nella casa dove nacque il beato Francesco), situata accanto al "macello comunis".
Poiché in età medievale il mercato delle carni occupava il pianterreno del Palazzo del Popolo, la ricerca si è concentrata su due siti limitrofi che oggi si contendono il primato storico. Il primo è la “stalletta” legata alla leggenda secondo cui Donna Pica si sarebbe appartata in una stalla per partorire e, sebbene la critica storica ravvisi in questo racconto una chiara volontà di presentare Francesco come "Nuovo Cristo" ricalcando il Vangelo di Luca, il luogo resta un cardine della devozione popolare. L’altro è il sito della “Chiesa Nuova”, l'area dove nel XVII secolo sorse l'attuale Santuario sopra i resti di antiche abitazioni medievali.
Il Santuario attuale è stato costruito nel 1615 per volontà dei Frati Minori, grazie al contributo di Filippo III, Re di Spagna e l'edificio fu dedicato specificamente alla conversione del Poverello (S. Franciscus conversus).
Entrando nel complesso, il visitatore vive una suggestiva sovrapposizione tra spazio sacro e domestico attraverso testimonianze architettoniche concrete. Abbiamo il “sottoscala”: l’ambiente angusto dove il padre rinchiuse Francesco dopo la fuga a Foligno, nel tentativo di dissuaderlo dalla scelta di "sposare Madonna Povertà"; Il “fondaco”, che è il locale al piano terra originariamente destinato al commercio di stoffe.
Le porte originali sono ancora individuabili. L'ingresso principale e la "porta del morto", o degli ospiti, sono tracce visibili di una struttura che un tempo si sviluppava su tre piani. Nella “piazzetta” nello slargo antistante la chiesa si trovano le statue dello scultore Roberto Joppolo raffiguranti i genitori di Francesco, celebrati ogni anno con la “Festa della famiglia di Francesco”.
Delineare con certezza scientifica i confini della casa natale rimane un’impresa ardua, dove verità e leggenda s'incrociano indissolubilmente, tuttavia questa incertezza appare coerente con la figura del Santo. Cercare di contenere entro "quattro mura" un’anima che ha fatto del mondo intero il proprio chiostro è un paradosso. La sua casa natale rimane il punto di partenza necessario per comprendere una libertà che non poté più essere contenuta in alcuna proprietà terrena.
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