societa

Il luogo della spoliazione 

Felice Autieri
Pubblicato il 23-07-2026

S. Maria Maggiore 

Ad Assisi c’è un luogo in cui la storia ha stratificato i suoi segreti per millenni, dove ogni pietra e ogni carta d'archivio raccontano una storia secolare. Mi riferisco al complesso della Chiesa di Santa Maria Maggiore e del Palazzo Vescovile oggi conosciuto come “santuario della spogliazione”. È un tesoro unico che unisce l’archeologia romana, l’architettura medievale e la memoria viva di San Francesco. Le radici del sito affondano nell'antica Roma, dato che la tradizione vuole la prima chiesa sorta nel IV secolo per mano di San Savino, secondo vescovo di Assisi, sopra una domus identificata come la casa del poeta Properzio.

Da quel momento il complesso si è trasformato continuamente, infatti nel IX secolo è stato ampliato con una cripta che custodisce capitelli romani e un sarcofago longobardo; nel 1035 ha perso il titolo di cattedrale in favore di San Rufino e nel 1162 si è arricchito dello splendido rosone della facciata romanica firmato da Johannes, forse Giovanni da Gubbio, mentre l’altare maggiore venne rifatto nel 1216 grazie alle elemosine raccolte personalmente da San Francesco.

Oggi, incrociando i documenti medievali e le scoperte archeologiche, i ricercatori sono riusciti a ricostruire l'esatta fisionomia di questa cittadella al tempo della celebre “spogliazione” di Francesco. Chi arrivava nel Duecento risalendo dalla valle del Topino lungo via di Porta Moiano si trovava davanti a una vera e propria fortezza sul "Colle Ovescovale" secondo l’antico idioma assisano, protetta da un basamento massiccio e da torri, è un'immagine fedelmente immortalata da Giotto e Benozzo Gozzoli. Il tenore di vita attorno a questa piazza, regolato da una bolla di Innocenzo III del 5 giugno 1198 era elevato, come dimostrano i prezzi delle case nobiliari locali. Il complesso era collegato alla piazza principale da una monumentale scalinata di marmo, così imponente che i notai del tempo registravano le cause risolte sui suoi gradini, prima che venisse interrata nel Seicento per l'innalzamento del suolo. Dall'antico portale si accedeva alla residenza attraverso un atrio d'onore e, passando per un cunicolo sotterraneo scoperto nel 1994, si poteva raggiungere la cripta costeggiando la casa di Properzio.

I documenti svelano anche i dettagli della macchina giudiziaria della Curia: dal 1253 gli atti privati si firmavano nella camera delle udienze al primo piano, accanto a una cappella romanica dipinta emersa solo dopo il terremoto del 1997, mentre le sentenze pubbliche venivano pronunciate sulla trasanna, una loggia coperta sporgente nel chiostro che ospitava il banco dei giudici. È esattamente in questo cortile, tra la chiesa e il palazzo, che la storia si fa carne. È qui che è avvenuta la spogliazione di Francesco, il quale si era tolto gli abiti civili nella stanza del vicario per consegnarli al padre furioso; sempre in questo luogo la tradizione colloca i frati che cantano il Cantico delle Creature, mentre Francesco riesce a riconciliare il Vescovo e il Podestà di Assisi. Se il Trecento portò ulteriori espansioni occidentali, con la nascita della Sala dei Vicari affrescata da Pace di Bartolo da Faenza negli attuali locali della Caritas, la conferma più clamorosa del valore storico del sito arriva da un Breve apostolico di Papa Callisto III del 1457. Alla morte del vescovo Francesco degli Oddi, avvenuta in Ungheria nella guerra contro i Turchi, il Pontefice ordinò di congelare i debiti e usare le rendite per ristrutturare l'aula in cui il Vescovo aveva accolto Francesco al momento della sua conversione, imponendo di rifare il soffitto deteriorato e di decorare le pareti con le immagini sacre della rinuncia ai beni. Il tassello finale di questo mosaico millenario è emerso nel maggio 2022, quando gli scavi archeologici hanno riportato alla luce l’antica porta d’ingresso duecentesca dell’episcopio nel cortile, restituendo alla geografia della storia il teatro esatto in cui Francesco cambiò il mondo.

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