societa

Il grazie ai padri della letteratura

Paolo Di Stefano Archivio Ansa
Pubblicato il 23-04-2021

Una riflessione in occasione della Giornata mondiale del libro

È Dante stesso a illustrarci le ragioni della nostra devozione per i maestri. Siano essi maestri diretti (quelli che abbiamo frequentato nella scuola, all' università, nella vita) o ideali (quelli che abbiamo frequentato per averli letti). È Dante a spiegarci perché ogni anno è utile ricordarsi che il 23 aprile è la giornata di Shakespeare e di Cervantes, padri fondatori con lui della letteratura europea. Più che atti dovuti, sono debiti di riconoscenza verso i maestri, quasi fossero nostri familiari, i nostri padri e le nostre madri. Perché senza esercitare l' ammirazione (non necessariamente incondizionata) verso i nostri genitori-maestri-numi tutelari, ritrovandosi insieme in essi, il mondo si fermerebbe, la cultura perderebbe la sua potente cinghia di trasmissione. Rischiamo di dimenticare il valore dell' ammirazione. Quello che il pellegrino Dante aveva sperimentato nel suo viaggio. Non appena fuori dalla selva oscura, minacciato dalla lupa, Dante impaurito sta per tornare sui suoi passi quando vede avvicinarsi un' ombra in cui quasi subito riconosce Virgilio: «tu sei lo mio maestro e 'l mio autore». «Autore» nel senso di persona degna di essere creduta e rispettata, oltre che modello da seguire (e magari da superare) per la statura morale e per la qualità dello stile. Nel giro di pochi versi, Dante esprime non solo la sorpresa ma anche la riconoscenza incondizionata verso il maestro e autore, eletto genialmente a sua guida nell' Inferno e nel Purgatorio : e a raffica lo definisce, oltre che oggetto di studio e di amore, fonte di un «largo fiume» (di poesia), nonché «onore e lume» degli altri poeti.

Nel corso del poema, fino alle soglie del Paradiso, Virgilio viene chiamato da Dante con appellativi variabili tra «dolce duca mio», «caro duca mio», «dolce padre», «dolcissimo padre», «alto dottore», «buon maestro», «padre verace», persino «lo più che padre» e «mar di tutto 'l senno». Reverenza per affetto e per stima intellettuale. Fino al conclusivo accorato appello del XXX del Purgatorio , allorché il pellegrino, annichilito dalla presenza di Beatrice, gli si rivolge come un «fantolin» che per la paura «corre alla mamma». Con quell' ansia infantile, Dante si gira verso il maestro senza trovarlo, perché Virgilio ha appena concluso il suo compito e si è dileguato, lasciando «scemi» il pellegrino e Stazio, muto al suo fianco. D' altra parte, in ogni momento del viaggio sentiamo la protezione verso il «figliuolo», la cura e a tratti la severità del buon maestro che deve portare a termine la missione, assegnatagli da Beatrice, preoccupato di «dar lui esperienza piena» (magnifica formula che definisce il compito del maestro verso il discepolo: dargli «esperienza piena»). Tra le infinite opzioni di lettura proposte dagli esegeti, qualcuno ha individuato nel poema anche una sorta di Bildungsroman o di viaggio pedagogico. È indubbio che Dante confida molto nella dimensione formativa del «cammino», appunto per successive esperienze, cominciando dalla relazione che stabilisce con il suo mentore Virgilio. Al quale offre la sua dedizione e anche la sua tenerezza, mettendo in bocca a Stazio quel che lui stesso probabilmente avrebbe potuto dire dell' Eneide : «la qual mamma / fummi, e fummi nutrice». Dunque paternità e maternità insieme.

Nonostante tutti i dubbi sulle ragioni per cui Dante lo colloca nella «turba grama» dei sodomiti, anche Brunetto Latini è oggetto dell' ammirazione devota dell' antico discepolo. Questa volta, a quanto pare, un allievo diretto (e non remoto come Virgilio) anche se sporadico. Siamo nel XV dell' Inferno quando una esclamazione lo scuote annunciandogli la presenza del vecchio maestro che, tormentato (e sfigurato) da una pioggia di fuoco, dal basso gli tira un lembo della veste esclamando: «Qual maraviglia!». Lo stesso Dante non tarda a esprimere la sua sorpresa: «Siete voi qui, ser Brunetto». Anche lungo il sabbione dei violenti contro natura, il magistero viene ricondotto a una tenera familiarità: «e or m' accora / la cara e buona imagine paterna / di voi quando nel mondo ad ora ad ora / m' insegnavate come l' uom s' etterna». Altra sublime definizione delle potenzialità dell' insegnamento, capace di comunicare al discente cosa significhi vincere l' oblio dei posteri («etternarsi») per forza intellettuale e creativa. Ovvio che nell' esprimere la gratitudine al vecchio maestro Dante è ben consapevole di essere lui l' uomo destinato a «etternarsi». Ma è tutto l' incontro con Brunetto un gioco di equilibrismi tra riconoscenza e autoaffermazione o autoincensamento (attraverso gli elogi del maestro). L' Alighieri, si sa, se pecca è per superbia, sin da quando, nel Limbo, si colloca a fianco dei maggiori classici (Omero, Orazio, Ovidio, Lucano e Virgilio) dichiarando con fierezza di essere «sesto tra cotanto senno».

Dante ci dice che l' incontro con il maestro, diventando scambio di stima, di fiducia e di affetto, è una rivelazione imprevista che ti cambia la vita anche se poi ti allontani per altre vie. Fatto sta che gli scrittori migliori non temono di dichiarare i loro debiti vicini e lontani: basti pensare per l' Italia a certi accoppiamenti giudiziosi o triangolazioni: Manzoni-Gadda-Arbasino, Pirandello-Sciascia-Consolo, Ariosto-Calvino-Del Giudice Basti pensare all' ammirazione di Primo Levi e di Pasolini per l' Inferno dantesco, alle affinità boccaccesche evocate da Aldo Busi, o ancora all' infinita serie di poeti italiani devoti a Petrarca, fino agli ermetici e oltre. Tornando ai celebrati di domani, pensiamo alle pagine che Milan Kundera ha dedicato al Don Chisciotte generatore del romanzo moderno(oltre che a Kafka, dove secondo lo stesso Kundera il cavaliere della Mancia compare travestito da agrimensore). Oppure alle relazioni di figliolanza che con il Bardo hanno stabilito Melville, Dickens, Beckett I quali forse, se avessero potuto viaggiare da vivi in un loro oltretomba, l' avrebbero incontrato volentieri per rendergli l' omaggio dovuto ed esprimergli la loro gratitudine. Intanto, per noi la Giornata del Libro è l' occasione giusta per ricordarci, grazie ai dolci maestri (padri e madri) Cervantes e Shakespeare (e ovviamente Dante), «come l' uom s' etterna». (Corriere della Sera)

 

Cari amici la rivista San Francesco e il sito sanfrancesco.org sono da sempre il megafono dei messaggi di Francesco, la voce della grande famiglia francescana di cui fate parte.

Solo grazie al vostro sostegno e alla vostra vicinanza riusciremo ad essere il vostro punto di riferimento. Un piccolo gesto che per noi vale tanto, basta anche 1 solo euro. DONA