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CINEMA, MISSION: GESUITI IN SUD AMERICA TRA SPERANZA E OSTILITA'. COLONNA SONORA ENNIO MORRICONE

di Marco Martellini
Credit Foto - rivistamissioniconsolata.it

Mission è un film del 1986 diretto da Roland Joffè e interpretato da Robert De Niro, Jeremy Irons, Liam Neeson e Ray McAnally. Il film ha ricevuto la Palma D’Oro di Miglior Film al 39° Festival di Cannes, inoltre ha ricevuto sette candidature ai premi Oscar del 1987 aggiudicandosi il premio per la Migliore fotografia. La colonna sonora è stata composta da Ennio Morricone.


Il film racconta le difficoltà affrontate dai gesuiti nel tentativo di educare le popolazioni del Sud-America alla legge di Dio e del Vangelo, difficoltà rappresentate dall’ostilità delle popolazioni indigene, dalla natura ostile e dalle mire espansionistiche delle potenze europee. Questo è lo scenario che fa da sfondo alla trama del film. Viene subito presentata la figura di padre Gabriel (Jeremy Irons), il quale, dopo aver scalato le cascate dell’Iguazù è riuscito a stringere un patto con gli Indios locali e a creare una piccola missione, e di Rodrigo Mendoza ( Robert De Niro) un ex mercenario  e mercante di schiavi che, dopo aver ucciso il proprio fratello, cerca la redenzione nel voto di obbedienza alla Compagnia di Gesù. I due protagonisti cercheranno di bloccare le mire geo-politiche di Spagna e Portogallo il quale , dopo il trattato di Madrid del 1750, vuole imporre il proprio controllo sul territorio e demolire tutte le missioni presenti. Con metodi differenti, e opposti, proveranno a bloccare l’avanzata dell’esercito portoghese, invano.


“Se è la forza che crea il diritto, l’amore non ha posto in questo mondo. Forse è così, forse è così; e io non ho la forza di vivere in un mondo come questo Rodrigo”. Questa è la frase, pronunciata da padre Gabriel a Rodrigo Mendoza, che più rivela la duplice natura del film, quel dualismo intrinseco presenta nella natura umana, nella sua essenza più remota e nascosta che Roland Joffè recupera mostrandocelo nelle figure dei due protagonisti. Se, infatti, padre Gabriel sceglierà di “opporsi” al nemico seguendo l’insegnamento di Cristo, l’amore e la non-violenza (prima dello scoppio della guerra decide di celebrare la messa insieme agli indigeni); Rodrigo sceglie la forza, la resistenza armata, organizzando un piccolo e rinunciando al voto di obbedienza.


Il regista non risparmia,inoltre, una esplicita critica alla Chiesa, raffigurata dal cardinale Luis Altamirano ( un bravissimo Ray McAnally) che, giunto alla missione con lo scopo di fare da mediatore fra i gesuiti e gli ambasciatori spagnolo e portoghese, decide alla fine di accordare a questi ultimi il dominio delle terre degli Indios e di smantellare tutte le missioni ( per il timore che la Spagna potesse sciogliere la Compagnia di Gesù).


Nella fase finale, nella guerra fra coloni e indigeni, i due protagonisti vengono inevitabilmente sconfitti, Rodrigo Mendoza viene colpito e, caduto in terra, prima di chiudere gli occhi scorge con lo sguardo Gabriel che avanza,apparentemente invulnerabile, tenendo in mano l’ostensorio circondato dai bambini; ma alla fine pure lui viene colpito. L’ultima scena mostra il terreno dopo la battaglia, ormai macchiato dal sangue delle vittime; rimangono solo un piccolo gruppo di bambini i quali, dopo aver recuperato in acqua un violino ( raffigurante l’amore verso l’arte istillato dall’opera gesuitica: “con un’orchestra i gesuiti avrebbero potuto convertire tutti gli indigeni del Sud America”) salgono a bordo di una canoa e si allontanano lungo il fiume.



La speranza,inesauribile, inarrestabile è la protagonista dell’ultima fase del film, nei bambini possiamo leggere il futuro, la certezza che il lavoro fatto dai protagonisti sopravvivrà contro ogni potere politico e dittatoriale.

“Non c’è via d’uscita per me” afferma Mendoza in carcere, dopo aver ucciso il proprio fratello: “C’è la vita!” gli risponde padre Gabriel.


Marco Martellini

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