societa

Arte e scienza, due facce di una umanità indivisa

Giuseppe O.Longo Pixabay
Pubblicato il 18-03-2021

I continui legami e le profonde interazioni tra cultura estetica e scientifica 

Pietro Greco, faro del giornalismo scientifico italiano, ci ha lasciato il 18 dicembre scorso, all' età di 65 anni per un malore improvviso. Molto è stato scritto sulle sue doti di comunicatore della scienza,sulle sue capacità organizzative e sulla sua vasta produzione libraria e giornalistica. Pietro era persona gentile e autoironica, un vero signore. Piango l' amico e gli dedico questo ricordo in forma di breve recensione di un suo bellissimo libro di alta divulgazione. Nel 1959 lo scienziato e romanziere britannico Charles P. Snow pubblicò un libro in cui sosteneva che le persone dotate di cultura letteraria sono in genere del tutto prive di cultura scientifica: «Il grande edificio della fisica moderna si sviluppa mentre la maggioranza delle persone più brillanti dei paesi occidentali sa di scienza quanto ne sapevano i nostri antenati del neolitico ». Di qui la fortunata (o sfortunata) locuzione "le due culture", basata su una supposta differenza fondamentale: la cultura scientifica è obiettiva e si basa sulla verifica sperimentale, quella letteraria, e in generale artistica, è soggettiva e non richiede verifica. Inoltre la cultura scientifica progredisce, mentre il concetto di progresso è estraneo alla cultura artistica.

Dopo sessant' anni la nettezza di questa dicotomia si è alquanto attenuata, segnando un ritorno al tempo in cui la separazione era innaturale se non inesistente. Scrive Primo Levi che questa «schisi non la conoscevano Empedocle, Dante, Leonardo, Galileo, Cartesio, Goethe, Einstein, né gli anonimi costruttori delle cattedrali gotiche, né Michelangelo, né la conoscono i buoni artigiani d' oggi, né i fisici esitanti sull' orlo dell' inconoscibile». Il ponderoso volume di Pietro Greco Homo. Arte e scienza (Di Renzo, pagine 404, euro 18,00), che peraltro, quanto all' agilità e al godimento, si legge come un romanzo, si propone di confutare gli sforzi di dividere la cultura umana in monadi incomunicanti (matematica, musica, fisica, pittura, chimica, poesia...), sforzi che da ultimo partoriscono un mostro artificioso. E questo mostro si presenta fortemente dissimmetrico: se molti scienziati sono disposti a utilizzare quelle che il poeta e ingegnere Leonardo Sinisgalli chiamava le lime del pensiero, accostandosi alla cultura umanistica e artistica, sempre più umanisti rifiutano il confronto perché in sostanza non riconoscono alla scienza alcun valore culturale. E Sinisgalli afferma: «Io sono sicuro che se i nostri scienziati (...) considerassero l' esercizio della scrittura alla stregua di un' operazione dignitosa (...) qual è sempre stata per Leonardo o per Cartesio, per Leon Battista Alberti o per Maxwell (...) e se viceversa i letterati e i filosofi e i critici (...) accogliessero con rinnovata simpatia le ipotesi e i risultati del calcolo, dell' esperienza, una concordia nuova potrebbe sorgere tra le inquietudini e le stanchezze del nostro tempo». Bisogna dunque misurarsi con la provocazione di Snow e chiedersi in primo luogo perché la schisi tra le due culture continui a riproporsi. Snow in fondo ci obbliga a riconoscere che, nonostante le appa- renze, arte e scienza sono «manifestazioni profondamente interpenetrate di un' unica cultura, la cultura umana».

E conclude Pietro nel prologo al volume: «L' ardito progetto di questo nostro lavoro consiste nell' accettare la sfida e provare a individuare almeno alcuni degli innumerevoli luoghi significativi dell' intreccio e della reciproca influenza tra arte e scienza. E stimolare il lettore a recuperare la schisi innaturale, a favorire il ménage à trois tra arte, filosofia e scienza, per creare quella nuova concordia necessaria a uscire dal nebbioso dedalo». Le 400 pagine del volume sono dedicate a esplicitare questo proponimento: l' autore, da quell' impareggiabile comunicatore della scienza quale è stato, si avventura - prendendoci per mano - nei territori dell' arte e della scienza con l' ausilio di una solida bibliografia, di un puntuale apparato di note, di immagini fuori testo e di copiose citazioni, che fanno di questo volume un prezioso testo di consultazione. È ovviamente impossibile dar conto della ricchezza del libro e dei suoi dodici capitoli suddivisi in quattro parti (Evoluzione, Fusione, Ispirazione, Riflessione): qui mi devo limitare a riportare qualche frammento significativo.

Primo. Le più grandi innovazioni degli ultimi decenni sono quelle legate alle tecnologie digitali, che tutte interrogano l' arte e a cui tutte l' arte risponde; gli artisti sono un' élite che ha il compito di favorire il riconoscimento delle possibilità offerte dall' era digitale. Secondo. Si può dire che l' arte è una libera creazione della mente, perciò può dirci molto su come la mente funziona, può aiutarci a indagare le basi neurologiche del nostro senso estetico, può dirci molto sull' empatia e sul riconoscimento della bellezza. Il bello è nel cervello. Terzo. Kokoschka cercava di tradurre in immagini l' interiorità psicologica dei suoi modelli e affermò di aver lavorato in parallelo con Freud per scoprire l' inconscio degli umani, sostenendo che la sua pittura era rivale della scoperta dei quanti di Planck e non una moda artistica.

Pagine illuminanti sono dedicate al rapporto tra bellezza e verità in matematica, pagine suggestive sono dedicate alla nascita dei primi manufatti artistici, come le pitture rupestri, che precedono la comparsa dell' homo sapiens, pagine straordinarie sono dedicate alla musica, da Pitagora ai Galilei, padre e figlio. Greco sostiene in modo persuasivo come le due comunità, degli scienziati e degli artisti abbiano interagito e continuino a interagire in modo continuo e profondo costruendo mappe finemente intrecciate per muoversi nel labirinto della realtà. Uno dei capisaldi della visione dell' autore, suffragato da eloquenti citazioni ed esempi, è che l' innovazione tecnologica e l' arte si sostengono a vicenda, come accade in maniera esemplare nella Firenze del Rinascimento. Il progresso dell' umanità nel campo artistico e nel campo tecnico e scientifico non si possono separare: l' interazione è forte, profonda, articolata, e tutta la storia lo dimostra. (Avvenire)

 

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