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Armida Barelli, fondatrice dell'Università Cattolica del Sacro Cuore

Simone Baroncia chiesadimilano.it

Il vice postulatore della sua causa di beatificazione racconta la sua modernità

Io torno dall’Italia meridionale con un’immensa speranza in cuore, speranza appoggiata anzitutto sui nostri magnifici vescovi, sui nostri assistenti, sulle nostre sorelle: quante belle e care anime ho avvicinato, quanti occhi ho visto lampeggiare nell’esposizione del nostro programma massimo!”: così scriveva nel 1920 Armida Barelli, di cui Papa Francesco nello scorso febbraio ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi alla promulgazione del decreto riguardante un miracolo attribuito alla sua intercessione.

Infatti la storia di Armida Barelli è quella di una donna attiva in una pluralità di settori (organizzazione della cultura, associazionismo, vita religiosa e liturgica) riconducibili ad un unico vissuto ricco d’iniziativa, di coraggio, di libera assunzione di responsabilità, di impegno, di devozione assoluta alla gerarchia e di disciplina: una vita che ha come fine quello del riconoscimento di un nuovo ruolo della donna cristiana nel mondo. 

In tale prospettiva, l’apostolato liturgico e la devozione al Sacro Cuore non si esauriscono in una semplice pratica di preghiera, ma animano il grande sforzo di edificare una moderna cultura cattolica, di formare una nuova classe dirigente per un’Italia cristiana, come ha sottolineato Ernesto Preziosi, vicepostulatore della causa di beatificazione e presidente dell’Opera della Regalità: “La sua è una esperienza laicale segnata da una efficace sintesi tra vita attiva e vita contemplativa, che rifugge di fronte alle soluzioni facili: la sua giornata è intrisa di azioni, di preghiera e di carità, in una continua tensione verso Dio”. 

Quale valore ha il decreto di beatificazione di Armida Barelli?

Con la beatificazione la Chiesa riconosce e propone al popolo di Dio l’esemplarità con cui la Barelli ha vissuto la vita cristiana. Alla luce dell’approfondimento dei suoi scritti, delle sue virtù e dopo aver ascoltato le testimonianze di chi l’ha conosciuta e in seguito all’approvazione, da parte della Congregazione delle cause dei santi, di un miracolo avvenuto per sua intercessione, ora la Chiesa la proclama beata affinché i credenti possano essere accompagnati e incoraggiati sulla via della santità grazie alla sua testimonianza esemplare”. 

Cosa ha rappresentato Armida Barelli per le donne di quel tempo?

Con la fondazione della Gioventù Femminile (prima a Milano e poi su mandato di papa Benedetto XV in tutto il Paese) ha fatto compiere al Movimento Cattolico un passo di grande novità. Organizzando le giovani donne, offrendo loro una formazione umana e cristiana, dà loro una dignità nuova e una soggettività inedita. In tal modo le dispose ad un protagonismo in grado di confrontarsi con ‘il secolo delle masse’. La sua è una strada originale di valorizzazione del ‘genio femminile’. Mobilita infatti migliaia di giovani donne senza seguire le orme del femminismo ‘laico’, allora in via di diffusione, fa loro acquisire, radicate in una spiritualità eucaristica, la dignità battesimale e una sostanziale libertà con il riconoscimento di pari dignità con l’uomo. Un’opera che avrà un effetto indubbio sul processo di emancipazione femminile nella Chiesa e nella società. Il suo, in definitiva, non era un femminismo visto sull’onda dei movimenti allora presenti nell’area laica e socialista; per lei e per le giovani donne riunite nella Gioventù femminile di Ac, la dignità e la libertà delle donne avevano un fondamento spirituale, alimentato dalla formazione”.  (L'intervista completa su AciStampa)

 

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