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Papa tra i gesuiti presenta Opera del Maestro Fiorito: grande sogno che darà frutti

Redazione
Foto: Vatican News

“Motivo di consolazione per noi suoi discepoli …sono scritti che faranno un gran bene a tutta la Chiesa, ne sono convinto”. È così che, in sintesi, nel prologo a sua firma, il Papa definisce l'edizione degli Escritos, gli Scritti (oltre 2000 pagine) del suo formatore e padre spirituale, il gesuita Angel Fiorito, pubblicati in 5 volumi da La Civiltà Cattolica.

 

Ed è lo stesso pensiero che riprende anche nel suo intervento alla Curia generalizia della Compagnia di Gesù, tra gesuiti provenienti da tutto il mondo. Avendo lui stesso proposto di farlo - come rivela prendendo la parola dopo il preposito generale della Compagnia di Gesù padre Arturo Sosa, il direttore de "La Civiltà Cattolica" padre Antonio Spadaro e il curatore dei volumi padre José Luis Narvaja S.I - presenta l’Opera ampia e cronologica del suo maestro (dal 1952 al 1991).  L'occasione è del tutto speciale: il 13 dicembre di 50 anni fa Francesco veniva ordinato sacerdote un "ministero quanto mai fecondo a servizio del popolo di Dio", rimarca padre Sosa nel suo saluto di benvenuto.

 

Un segno di gratitudine

Vestendo i panni dello stesso Fiorito, a cui piaceva fare il "commentatore", il Papa confessa di voler fare “un commento”, nel senso di “pensare insieme a Fiorito e a Narvaja, ad alcune cose che mi hanno fatto bene e possono aiutare gli altri”, attingendo liberamente dagli Scritti, e riuscendo così sia ad esprimere gratitudine per quanto ricevuto dalla Compagnia di Gesù, sia ad incoraggiare tutti coloro che sostengono chi è in un percorso di formazione. Nello “spirito di scuola in cui la proprietà intellettuale ha un senso comunitario”, Francesco da discepolo si fa dunque maestro e comunica - come padre Angel gli ha insegnato - quel “tesoro spirituale” che ha ricevuto in eredità. Padre Angel - dice- ne sarebbe contento perchè "il vero maestro in senso evangelico è contento che i suoi discepoli diventino anche loro dei maestri".

 

Un poco di storia

Per introdurre la figura del “maestro del dialogo” - che “parlava poco ma aveva una grande capacità di ascolto” in cui maturava il “discernimento”- il Papa fa un passo nella storia dei gesuiti, nella metastoria tanto cara a Fiorito e nella storia della loro conoscenza reciproca, soffermandosi su alcune tappe significative. Il contesto è quello dell’Argentina negli anni successivi al Vaticano II e alla sua ricezione in America Latina. Padre Angel e Bergoglio si conoscono in ambito universitario a Buenos Aires mentre il futuro Papa sta finendo la sua formazione prima di diventare sacerdote nel 1969 e poi provinciale nel 1973. Padre Angel è Decano e docente alla facoltà di Filosofia del Collegio Massimo a San Miguel e poi Rettore all’Università di San Salvador.

 

Le grazie ricevute

La prima data è il 1961: l’anno in cui i due si conoscono e padre Angel diventa il direttore spirituale di Bergoglio. E’ da allora che Francesco - rivela-  inizia a prendere confidenza  anche con autori che sarebbero stati da allora fondamentali, come Guardini, Hugo Rahner, e Fessard. In particolare Rahner, all’origine della conversione spirituale di Padre Angel, ha segnato - afferma il Papa - "ciò che nel pontificato concerne il discernimento e l’accompagnamento spirituale". Rahner ha posto nell'anima del maestro e in quella di molti altri, “tre grazie”:

 

Quella del «magis ignaziano, che era il suggello e la portata dell’anima di Ignazio e del confine senza limite delle sue aspirazioni; quella del discernimento degli spiriti, che permetteva al santo di incanalare tanta potenza senza esperimenti inutili e senza inciampi. E quella della charitas discreta, che così affiorava nell’anima di Ignazio come contributo personale alla lotta in corso tra Cristo e Satana; e quel fronte di battaglia non era esterno al santo, ma passava nel mezzo della sua anima, divisa pertanto in due “io” che erano le due uniche alternative possibili per la sua opzione fondamentale.

 

C’è poi l’altra data fondamentale, il 1983, legata agli scritti di Fiorito in cui si definiscono termini come “spirituale” e “spiritualità”, come “paternità e maternità spirituale".  Il carisma dell’uomo spirituale attinto da Origene - ha modo di dire a più riprese il Papa - è quello del ”discernimento e della profezia, nel senso di comunicare bene le grazie del Signore che si sperimentano nella propria vita”.

 

Il dono delle lacrime e dello sbadiglio

Toccante poi il riferimento del Pontefice alla data dell’ultimo incontro con padre Angel, ormai malato e impossibilitato a parlare, un "momento indimenticabile". Era il 9 agosto del 2005. “Guardava soltanto. Intensamente. E piangeva" con lacrime "tranquille". Fiorito - "aveva il dono delle lacrime che è espressione di consolazione spirituale”, “piccolo segno tangibile - come diceva san Benedetto - della dolcezza di Dio”. E col dono delle lacrime il Maestro aveva anche quello dello “sbadiglio”. E’ un aneddoto che Francesco ricorda:

 

Mentre gli aprivi la tua coscienza, a volte il Maestro cominciava a sbadigliare. Lo faceva apertamente, senza nasconderlo. Ma non è che si stesse annoiando, semplicemente gli veniva e lui diceva che a volte serviva a «tirarti fuori il cattivo spirito». E così si giustificava. Espandendo l’anima contagiosamente, come fa lo sbadiglio a livello fisico, aveva quell’effetto al livello spirituale.

 

Maestro: dialogo e discernimento

Arrivando al cuore della sua riflessione, il Papa si sofferma sul titolo degli Scritti: “Maestro del dialogo”. Padre Angel - spiega - è stato “Maestro” nel senso “gesuitico” di Istruttore di terza probazione ovvero dell’ultima tappa della formazione dei gesuiti, ma soprattutto ha saputo esercitare il suo munus docendi in quanto non solo ha trasmesso il contenuto degli insegnamenti del Signore "nella loro purezza e integrità", ma ha fatto in modo che chi li riceveva diventasse a sua volta discepolo, seguace di Gesù, missionario, libero e appassionato dell’annuncio.

 

Un insegnamento, quello di Padre Angel, non fatto solo di parole, ma di opere di misericordia:

 

Gli scritti di Fiorito distillano misericordia spirituale: insegnamenti per chi non sa, buoni consigli per chi ne ha bisogno, correzione per chi sbaglia, consolazione per chi è triste e aiuti per conservare la pazienza nella desolazione «senza mai fare cambiamenti», come dice sant’Ignazio. Tutte queste grazie si aggregano e si sintetizzano nella grande opera di misericordia spirituale che è il discernimento. Esso ci guarisce dalla malattia più triste e degna di compassione: la cecità spirituale, che ci impedisce di riconoscere il tempo di Dio, il tempo della sua visita.

 

Le caratteristiche del Maestro Fiorito

Arrivando a parlare di alcune caratteristiche che possono far conoscere meglio la figura del suo “buon maestro”, “sempre a caccia dei segni dei tempi e attento a ciò che lo Spirito dice alla Chiesa”, Francesco lascia ancora trasparire tanto di sé, del suo magistero e del suo modo di essere Pastore del Popolo di Dio.

 

Il Papa evidenzia alcuni aspetti di padre Angel: “ti rispettava”, “non esortava”, “non era geloso”, “non dava giudizi” e ”aveva tanta pazienza”.

 

Il sapersi "tenere fuori"

La caratteristica più evidente di Fiorito - nella descrizione che ne fa il Papa sulla scorta dei tanti ricordi specie - risalta nelle modalità del suo "accompagnamento spirituale". Il suo  - afferma - era un “tenersi fuori”, quando “gli raccontavi le tue cose”, non perchè si disinteressasse, ma innanzitutto per “dare spazio all’ascolto” in modo che ciascuno si sentisse libero di parlare senza giudizi o esortazioni; ma era anche un “atteggiamento di padronanza verso i conflitti, un modo di prendere le distanze” per non restarne coinvolto perdendo obiettività; e infine era segno di un sapersi “mantenere in pace”,  in modo che fosse il Signore, e non una esortazione personale, a “muovere” o “smuovere” l’altro”,  “disponendolo alla via” migliore. E in questo modo - dice il Papa - ti veniva voglia di andare a conferire con Fiorito:

 

In questo senso, senza pretese teoretiche, ma in modo pratico, Fiorito è stato il grande «disideologizzatore» della Provincia in un’epoca molto ideologizzata. Ma questo è molto importante. Ha disideologizzato risvegliando la passione a dialogare bene, con se stessi, con gli altri e con il Signore. E a «non dialogare» con la tentazione, a non dialogare con lo spirito cattivo, con il Maligno. Questo è rimasto impresso in me tanto: con il diavolo non si dialoga. Gesù mai ha dialogato con il diavolo. Gli ha risposto con tre versetti della Bibbia, e poi lo ha cacciato via. Mai. Con il diavolo non si dialoga. L’ideologia è sempre un monologo con una sola idea e Fiorito aiutava il suo interlocutore a distinguere dentro di sé le voci del bene e del male dalla sua propria voce, e ciò apriva la mente perché apriva il cuore a Dio e agli altri.

 

Un padre spirituale dunque capace, nel dialogo, di far vedere all’altro la “tentazione dello spirito cattivo” che si insinua, di “sentire” lo spirito cattivo, Satana, e di aiutare ciascuno a ritrovare la pace interiore:

 

Fiorito ti pacificava non curandosi delle circostanze immediate. Prima ti pacificava col suo silenzio, col non spaventarsi di nulla, con il suo ascolto di ampio respiro, finché non avevi detto quello che avevi in fondo all’anima e lui decideva quello che gli ispirava lo spirito buono. Allora il Maestro ti confermava, a volte con un semplice «Va bene».

 

Saggio farmacista dell’anima, che non esortava

La seconda caratteristica di padre Angel, come le altre che il Papa mette in luce, è elencata sinteticamente, lasciando poi ciascuno all'approfondimento nella lettura del discorso integrale distribuito. Si tratta - scrive il Papa nel suo testo - di un Maestro che "non esorta", ma ascolta in silenzio e poi, arrampicandosi con la scala sugli scaffali della sua biblioteca, attinge dai numerosi cassettini classificatori, un foglietto - materiale su cui aveva egli stesso fatto discernimento – e lo consegna, quale "rimedio dell’anima":

 

Fiorito assomigliava a un saggio farmacista dell’anima. Ma era più di questo, perché Fiorito non era un confessore. Certo, confessava, ma aveva un altro carisma oltre a questo di essere ministro della misericordia del Signore che è comune a ogni sacerdote. È quel carisma dell’uomo spirituale di cui parlavo all’inizio, citando Origene: il carisma del discernimento e della profezia, nel senso di comunicare bene le grazie del Signore che si sperimentano nella propria vita. Infatti da quei cassettini non uscivano soltanto rimedi ma soprattutto cose nuove, cose dello Spirito che erano state in attesa della domanda giusta, del desiderio fervido di qualcuno, il quale là trovava il tesoro di una formulazione discreta che lo indirizzasse e che avrebbe potuto mettere in pratica con frutto per il futuro.

 

Tra le altre caratteristiche preziose che il Papa evidenzia del suo padre spirituale troviamo ancora il non essere geloso - che gli ha permesso firmare con altri ma soprattutto di pubblicare con note di “somma importanza”, il pensiero di altri, come è successo nel caso delle Memorie spirituali di Pierre Favre - e poi il non dare giudizi, se non di rado e infine l’avere “tanta pazienza”.

 

La pazienza è virtù del vero Maestro

“Con i testa dura aveva tanta pazienza”: padre Angel nel ricordo scritto dell'allievo Bergoglio, era come Ignazio, un “maestro nel non affrettare i tempi, nell’attendere che l’altro si rendesse conto delle cose da solo. Rispettava i processi”. E per spiegare questo, il Papa nel testo del suo discorso, ricorda quanto tormento portò alla Compagnia di Gesù uno dei primi compagni di Ignazio di Loyola, fondatore della Provincia portoghese dell'Ordine, Simon Rodriguez, “un persona agitata” le cui ribellioni però, proprio grazie alla pazienza di Ignazio, non si sono mai consolidate.

 

Come un albero lungo corsi d'acqua

In conclusione del suo discorso a braccio, Francesco si congeda con un aneddoto che risale al periodo in cui era provinciale. Rivela di aver ricevuto il "racconto di coscienza annuale del Padre Fiorito" e commenta:

 

Era un novizio. Un novizio maturo. Era il discepolo del padre che era a sua volta il proprio discepolo. Non riesco a capirlo, ma era la testimonianza della sua grandezza di anima.

 

Il Papa lascia quindi ai presenti un'immagine significativa di ciò che ha rappresentato, nella vita personale e di tanti gesuiti, il Maestro Fiorito: è  quella indicata dal Salmo 1, dell’albero piantato lungo corsi d’acqua:

 

Come quest’albero della Scrittura, Fiorito ha saputo lasciarsi contenere nel minimo spazio del suo ruolo al Collegio Massimo di san Giuseppe, a San Miguel, in Argentina, e là ha messo radici e ha dato fiori e frutto, come ben esprime il suo nome – Fiorito –, nei cuori di noi discepoli della Scuola degli Esercizi. Spero che adesso, grazie a questa magnifica edizione dei suoi Escritos, che hanno l’altezza di un grande sogno, metterà radici e darà fiori e frutti nella vita di tante persone che si nutrono della stessa grazia che lui ha ricevuto e ha saputo comunicare discretamente dando e commentando gli Esercizi spirituali. VATICAN NEWS


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24 gennaio 2020 17:24