religione

Papa Francesco: generazione e figli, un mistero da vivere 'in perfetta letizia'

Roberta Leone

«I tuoi figli si sono radunati, vengono a te. I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore». I figli sono gioia: è un passo del profeta Isaia (60,4-5a) a introdurre la catechesi di papa Francesco oggi in Piazza San Pietro, nella cornice della consueta udienza generale del mercoledì. La riflessione del Pontefice segue naturalmente le precedenti catechesi sul tema della famiglia, e dopo la madre e il padre, è la volta del figlio «o meglio – chiarisce il Papa – dei figli».


Figli e società: la speranza di un popolo

Quella illustrata dal Profeta, spiega papa Francesco, “è una splendida immagine, un’immagine della felicità”: dopo il tempo dell’esilio, i genitori e figli d’Israele si ricongiungono e insieme camminano “verso un futuro di libertà e di pace. In effetti – papa Francesco lo sottolinea e su questo punto chiede riflessione - c’è uno stretto legame fra la speranza di un popolo e l’armonia fra le generazioni”.


Come le dita di una mano

La gioia dei figli, spiega il pontefice, “fa palpitare i cuori dei genitori e riapre il futuro. I figli sono la gioia della famiglia e della società. Non sono un problema di biologia riproduttiva, né uno dei tanti modi di realizzarsi. E tanto meno sono un possesso dei genitori”. I figli “sono un dono, sono un regalo: capito? I figli sono un dono”. Un dono irripetibile e unico e, al tempo stesso, memoria di un amore originario: “Essere figlio e figlia, infatti, secondo il disegno di Dio, significa portare in sé la memoria e la speranza di un amore che ha realizzato se stesso proprio accendendo la vita di un altro essere umano, originale e nuovo. E per i genitori ogni figlio è se stesso, è differente, è diverso”. Come le dita di una mano. La similitudine, papa Bergoglio l’attinge da un ricordo di famiglia: “Io ricordo mia mamma, diceva di noi – eravamo cinque -: “Ma io ho cinque figli”. Quando le chiedevano: ”Qual è il tuo preferito, lei rispondeva: “Io ho cinque figli, come cinque dita. Se mi picchiano questo, mi fa male; se mi picchiano quest’altro, mi fa male. Mi fanno male tutti e cinque. Tutti sono figli miei, ma tutti differenti come le dita di una mano”.


L’amore che precede, base della dignità

“Un figlio lo si ama perché è figlio”, e questa, spiega papa Francesco, è la dimensione più gratuita dell’amore. “È la bellezza di essere amati prima: i figli sono amati prima che arrivino”, “prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo, prima di saper parlare o pensare, addirittura prima di venire al mondo!”È l’amore che precede, il primerear di Dio cui ci ha abituati il papa argentino: per questo, essere figli è “la condizione fondamentale per conoscere l’amore di Dio, che è la fonte ultima di questo autentico miracolo. Nell’anima di ogni figlio, per quanto vulnerabile, Dio pone il sigillo di questo amore, che è alla base della sua dignità personale, una dignità che niente e nessuno potrà distruggere”.


Il coraggio di immaginare il futuro

“Oggi sembra più difficile per i figli immaginare il loro futuro”: i padri hanno forse fatto “un passo indietro” – dice il Pontefice - e i figli “sono diventati più incerti nel fare i loro passi avanti”. Ma i figli, esorta, “non devono aver paura dell’impegno di costruire un mondo nuovo: è giusto per loro desiderare che sia migliore di quello che hanno ricevuto!” Senza arroganza e presunzione: “Una società di figli che non onorano i genitori è una società senza onore; quando non si onorano i genitori si perde il proprio onore! È una società destinata a riempirsi di giovani aridi e avidi”.


“Una società avara di generazione è una società depressa”

Lo sguardo del Pontefice si rivolge poi al contesto europeo, con percentuali di natalità sotto la soglia dell’1%: è depressa, denuncia Francesco, una società “che non ama circondarsi di figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio”. Se è vero che, come insegna l’Humanae vitae, la generazione dei figli deve essere responsabile, “avere più figli non può diventare automaticamente una scelta irresponsabile. Non avere figli è una scelta egoistica”. E conclude: “nel moltiplicarsi della generazione c’è un mistero di arricchimento della vita di tutti, che viene da Dio stesso. Dobbiamo riscoprirlo, sfidando il pregiudizio; e viverlo, nella fede, in perfetta letizia. E vi dico: quanto è bello quando io passo in mezzo a voi e vedo i papà e le mamme che alzano i loro figli per essere benedetti; questo è un gesto quasi divino. Grazie perché lo fate!”


La preghiera per Lampedusa, il Concistoro, gli ammalati

Al termine dell’udienza, dopo i saluti, papa Bergoglio ha ricordato le nuove vittime nelle traversate in mare alla volta di Lampedusa: “Seguo con preoccupazione – ha detto - le notizie giunte da Lampedusa, dove si contano altri morti tra gli immigrati a causa del freddo lungo la traversata del Mediterraneo. Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime e incoraggiare nuovamente alla solidarietà, affinché a nessuno manchi il necessario soccorso”. Il Pontefice ha poi invitato a pregare per il prossimo Concistoro. Nella memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes e Giornata Mondiale del Malato, ha chiesto ai giovani di essere “occhi per il cieco e piedi per lo storpio”, agli ammalati, di sentirsi sempre sostenuti dalla preghiera della Chiesa. E agli sposi ha ricordato: “amate la vita che è sempre sacra, anche quando è segnata dalla fragilità e dalla malattia”.  

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