religione

Papa Francesco, 8 anni di pontificato: un cammino tra le macerie

Padre Enzo Fortunato, Corriere della Sera Ansa
Pubblicato il 13-03-2021

La vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro

13 marzo 2013, sono trascorsi otto anni, quando da una Piazza San Pietro gremita di gente da ogni dove, sotto una pioggia leggera, dalla loggia si affaccia il nuovo papa, Jorge Maria Bergoglio, che prende il nome di Francesco. «Dalla fine del mondo», un cammino di fratellanza. Il mondo sul quale si affacciava Bergoglio era quello ecclesiale prima di tutto, dalle macerie del Vatileaks. Ma non solo. Davanti a sé le macerie di un’economia che esalava gli ultimi respiri, avendo diviso in due in maniera netta: da una parte sempre più poveri, dall’altra sempre più pochi ricchi.

Oggi le macerie della pandemia, frutto di un disastro cieco, che non voleva vedere la necessità di rispettare e amare il Creato. Dalle macerie, popoli in guerra. L’ultimo viaggio in Iraq, che passerà nella storia di questo pontificato, ci consegna in maniera emblematica tutte quelle terre vittime di sopruso, inganno, di traffici iniqui di armi. Bergoglio, scegliendo il nome del santo di Assisi, non poteva non tenere presente quel mandato, che nella chiesetta di San Damiano gli fu consegnato: «Va’ e ripara». Le parole di quella sera oggi diventano ancor più nitide. «Incominciamo questo cammino...un cammino di fratellanza, amore e fiducia tra noi». Parole che diventano quasi un imperativo etico, per chi non vuole essere sepolto sotto le macerie, ma vuole ricostruire. Francesco compie la sua missione di _Pontifex_, costruttore di ponti, aprendo una porta di dialogo con l’Islam, aprendo una porta con i giovani economisti...aprendo porte. L’unica condanna forte e senza appello è per l’odio fratricida e le barbarie compiute in nome di Dio.

Alla vigilia di un nuovo anno di pontificato e di un nuovo lockdown, ci sovviene la camminata solitaria del Papa del 27 marzo 2020, in una Piazza San Pietro isolata e desolata, sotto una pioggia stavolta fitta, per la benedizione urbi et orbi, nei giorni in cui la pandemia di coronavirus toccava i picchi più drammatici. Le ultime due uscite, quella del 3 ottobre 2020 qui ad Assisi e quella recente nella terra di Abramo, hanno indicato l’importanza della fraternità, col prossimo, con le altre religioni, con la Madre Terra. Il papa vuole tornare a vivere e sottolinea la parola «insieme». Mai come oggi è vivo l’auspicio che le sue parole diventino vita. In questo giorno, dove in Vaticano si fa festa, arrivano gli auguri del mondo intero. Per Bassetti, l’augurio si fa riconoscenza, per «segni e iniziative che orientano il cammino delle nostre chiese». La vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro.

Non sono mancati gli auguri dei vescovi francescani. Monsignor Marco Tasca, arcivescovo metropolita di Genova, così ci ricorda: «Papa Francesco è un dono di Dio alla chiesa e al mondo intero. È un punto di riferimento per tutti. Come francescano credo che il Santo Padre ricalchi le orme di San Francesco, come visione di futuro, si ispira al Poverello di Assisi. Un’ultima cosa che mi colpisce è il camminare insieme, uno dei punti cardine del suo pontificato». E Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano, annota: «Abbracciando con lo sguardo, come in una sintesi, questi otto anni di ministero del Papa, mi pare di scorgere in primo piano quanto lui stesso ha insegnato e indicato a tutta la Chiesa: siamo chiamati ad avviare processi, cioè a mettere in moto un cammino che osi nuovi percorsi, nuove idee, nuovo stile di vita ecclesiale, nuovo modo di annunciare e testimoniare la fede in Cristo Gesù». E da Assisi, da questo osservatorio particolare, vogliamo cogliere nelle tre Encicliche che rappresentano i documenti più importanti espressione dell’anima francescana di questo pontificato (Lumen Fidei, Laudato Si’ e Fratelli Tutti) tre espressioni del nostro carisma: la fede fonte di pace, l’amore e la custodia per il Creato e la fraternità che diventa solidarietà con ogni uomo. Otto anni scanditi da gesti importanti, che hanno illuminato. Otto anni di parole significative, che hanno dato corpo ai gesti.

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