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Papa ai detenuti di Gorgona: tutti sbagliamo ma Dio ci perdona sempre

di Benedetta Capelli
Papa ai detenuti di Gorgona: tutti sbagliamo ma Dio ci perdona sempre
Credit Foto - Vatican News

La lettera di Papa Francesco è la risposta a quella scritta qualche tempo fa dai detenuti dell’isola di Gorgona, in provincia di Livorno, che ospita ad oggi circa 90 persone e 25 agenti di Polizia Penitenziaria. A consegnarla ieri è stato il cardinale Ernst Simoni, 91 anni, condannato dal regime comunista in Albania a 25 anni di lavori forzati in una cava, in miniera e nelle fogne di Scutari. Oggi il porporato è canonico onorario del Duomo di Santa Maria del Fiore di Firenze, dove vive da alcuni anni. Un uomo di Dio che ha conosciuto da vicino le sofferenze, i dolori e gli abbattimenti della prigionia.

 

Situazione non facile delle carceri

Francesco ringrazia per la “bella lettera” ricevuta nella quale i detenuti hanno raccontato a cuore aperto le loro esperienze e allo stesso tempo hanno parlato del percorso “di riscatto e di rieducazione” che avviene attraverso un lavoro dignitoso dal quale ricavano “un piccolo sostentamento”.  “Conosco la situazione non sempre facile delle carceri – scrive il Papa - pertanto non manco di esortare sempre le comunità ecclesiali locali a manifestare concretamente la vicinanza materna della Chiesa in questi luoghi di dolore e redenzione”. Francesco ricorda che “tutti noi facciamo sbagli nella vita e tutti siamo peccatori. E tutti noi chiediamo perdono di questi sbagli e facciamo un cammino di reinserimento, per non sbagliare più. Quando andiamo a chiedere perdono al Signore, Lui – evidenzia Francesco - ci perdona sempre, non si stanca mai di perdonare e di risollevarci dalla polvere dei nostri peccati”.

 

Fiducia nel futuro

Nella lettera, il Papa esprime il suo ringraziamento per le tante persone che sono al fianco dei detenuti di Gorgona e che operano confortando e sostenendo chi sta intraprendendo un cammino di cambiamento. “Da parte mia - aggiunge - vi incoraggio a guardare al futuro con fiducia, proseguendo con il prezioso aiuto del vostro cappellano e degli altri educatori il percorso di rinnovamento interiore, sostenuti dalla fede e dalla speranza che il Signore, ricco di misericordia, ci è sempre accanto”. Infine i saluti e l’affidamento alla materna protezione di Maria, “vi sento vicini - conclude - nella preghiera”.

 

L’isola-carcere

Il card. Simoni, con il cappellano del carcere don Didie Okito, ieri ha celebrato la Messa nella chiesa di San Gorgonio cui hanno partecipato gli agenti della Polizia Penitenziaria, i carcerati e gli abitanti dell’Isola. Ha poi pranzato con i detenuti, ascoltando le loro storie e raccontando la sua prigionia. “Il vostro carcere in confronto a quelli dell'Albania comunista - ha detto il cardinale con ironia - è un albergo a cinque stelle. Ma comprendo e condivido la vostra sofferenza e vi esorto, come ha detto il Papa, ad avere fiducia in Cristo e fare tutto quello che potete per mettere riparo al male commesso sia a voi stessi e alla vostra dignità umana, sia ai fratelli che avete offeso con la vostra condotta”. L’anziano porporato ha anche visitato i luoghi di lavoro dei detenuti in particolare le vigne, le stalle, l’azienda agricola.

 

Direttore del carcere: la lettera del Papa, conforto per i detenuti

“E’ stato un momento importante per diversi motivi - racconta a Luca Collodi, di Radio Vaticana Italia, il direttore del carcere di Livorno e Gorgona, Carlo Mazzerbo - perché era attesa la risposta del Papa; un momento di grande conforto per tutti. E’ stata tutta una giornata all’insegna dell’emozione e della grande partecipazione soprattutto nell’accogliere il cardinale Simoni che ha una storia che tocca in particolare chi sconta una pena”. Parlando dell’esperienza del carcere di Gorgona, il direttore ha evidenziato il processo di rieducazione, l’impegno che mettono gli operatori per dare una possibilità di riscatto. “Un detenuto che si reinserisce, un detenuto che si recupera - spiega Mazzerbo - serve alla sicurezza sociale, rende una società più sicura. Il tentativo che facciamo è di far sentire i detenuti parte di una comunità perché qui passa il concetto di recupero. Tutti viviamo in uno stesso scoglio con difficoltà che ci accomunano e questo abbatte di molto le contrapposizioni”.  Il lavoro è una parte importante del cammino di riabilitazione, oltre alle attività di routine si sta puntando sulla collaborazione con alcune università per dei progetti specifici riguardanti l’agricoltura. VATICAN NEWS



Benedetta Capelli

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