religione

Le ceneri, convertirsi e credere nel nostro oggi

Antonio Tarallo pixabay

Essere noi stessi, via di verità

“Convertitevi e credete nel Vangelo”. E’ tutto qui - in estrema sintesi - il senso della giornata di oggi. Racchiuso in poche parole. In fondo, si sa, le “cose” più importanti non hanno bisogno di tante parole. Sono di solito, povere. E nella loro povertà, diventano tutto per chi le riceve. “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”, Marco cap. 1, 15: così, Gesù insegnava già la “giustificazione” mediante la fede. Prima di lui, convertirsi significava sempre “tornare indietro”; significava tornare all’alleanza violata, mediante una rinnovata osservanza della legge. Conversione, keyword anche del Battista, di Giovanni Battista, e dunque di chi aveva preceduto il Cristo, nell’annunciare il Regno di Dio. Ma, per un momento, lasciamo perdere il “dove” e il “quando” di questa frase. Lasciamo - almeno per pochi minuti, il tempo della lettura di questo articolo - il contesto della Scrittura.

“Convertiti e credi nel Vangelo”, questo è il messaggio che ognuno di noi - partecipante al rito della liturgia delle Ceneri di oggi - ascolterà dal sacerdote che - intanto - ci cospargerà il capo di cenere. La prima parte della frase - noi che viviamo questo Tempo presente così delicato - non è certamente facile “da digerire”. Non possiamo nasconderlo. “Convertirsi”, “convertire”, dunque. Da “vertere”, così si dice in latino, e significa “volgere” e, se volessimo andare ancor più nel profondo, dovremmo necessariamente aggiungere il seguente significato: “Fare che una cosa divenga altra da quella che è”. Impresa ardua, ancora di più nel 2020. Perchè? Perchè è così difficile? I motivi potrebbero essere molteplici. Siamo bombardati (letteralmente) da messaggi che ci invitano a essere i migliori, i più capaci, i più abili, i più belli, i più sani. Ma sarebbe, poi, proprio questo, il vero senso della vita?
Una interpretazione (giusta, tra l’altro, ben inteso) potrebbe invitarci a chiedere: che grande male faccio io al prossimo, per dovermi convertire e - quindi - entrare nella Legge di Dio che - sappiamo bene - è, prima di tutto, Legge di Amore? Ma è solo questo il “convertirsi” a cui ci invita il Signore? O, forse, potrebbe essere altro? E, questo “altro” - in questo Tempo presente dominato dall’ “apparire” più che dall’ “essere” - potrebbe darci, forse, lo spunto per approfondire ancora di più sul “dove” stiamo andando, cosa stiamo cercando qui su questa terra. È questa, forse, la “provocazione” del Cristianesimo? Ed è allora che il verbo convertirsi potrebbe mai come Oggi rappresentare per ognuno di noi un punto di partenza per far cadere le maschere a cui tutti siamo legati, volenti o nolenti. Infatti, ormai, l’abitudine di portare una maschera che ci fa comodo (vedi, ad esempio, “l’essere perfetti” che la nostra società ci richiede) è così insita in noi che ormai è assai difficile farne a meno. Ma è questo ciò che Gesù vuole da noi? E’ proprio questo ciò che la vita ci richiede? Forse, no. La conversione, in questo caso, allora, diviene “essere noi stessi”, semplicemente: volgere, convertere il nostro “essere” che è stato fino ad oggi, a favore di un “nuovo essere” che è - poi, in fondo - il nostro vero “essere”.

“Credi nel Vangelo”: la seconda parte, anch’essa non semplice da attuare. E, diviene così difficile non tanto per una secolarizzazione a cui siamo abituati a vivere e che ci circonda sempre maggiormente. Anche per questo, certamente. Ma non solo.
In questo discorso, allora, si inserisce bene quel “convertirsi” alla vita vera. Credere nella Verità, sta divenendo sempre più difficile. E, anche in questo caso, lasciamo - solo per un momento, e quasi per provocazione - il senso “cristiano” del Vangelo. Prendiamo, invece, per buono il seguente “gioco” di parole, se vogliamo definirlo così : sostituiamo la parola Vangelo con Verità. Il risultato di tale jeu sarebbe: “Credi nella Verità”. Nel 2020 - non possiamo dire il contrario - adempiere a questa azione risulta altrettanto arduo (se non forse ancora più difficile) visto il panorama di fake news di cui siamo bombardati: il vero diviene falso, e il falso diventa vero. E, allora, la verità dov’è? Come “credere” in qualcosa che si presenta così nebuloso davanti a noi? La verità che ci circonda è divenuta così labile “al vento” di siti e blog, di facebook e altri marchingegni social. Per questo anche in questo caso, il tutto diviene difficile.
Dove andare allora? Come capire a quale verità credere? Forse, è arrivato il momento di ritornare a credere semplicemente a una verità. Quella con la “v” maiuscola: la Verità. A quella Verità che è via, ed è vita.

Antonio Tarallo

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