religione

Intervista a p. Fortunato: "Vera sfida Chiesa è spogliarsi dell’apparenza" 

Serena Sartini
Pubblicato il 25-10-2020

Il libro del frate francescano e il dibattito sull’ateismo

Essere o apparire, far funzionare o far esistere, includere o escludere. Padre Enzo Fortunato prende spunto da un saggio del filosofo Miguel Benasayag, per riconoscere la posta in gioco che il Vangelo e le fonti francescane offrono alla società contemporanea, gettando luce sulla vita dei singoli e delle comunità. Parte da questo assunto il testo di padre Fortunato La tunica e la tonaca – Spogliarsi dagli abiti dell'apparenza e dell'usa e getta (edito da Mondadori), una sorta di manifesto francescano

 

Padre Enzo, quale è il messaggio che il libro propone?

«È il primato dell'esistenza. I nostri corpi sono vasi di argilla, chiamati a custodire un tesoro prezioso, la dignità della persona. Occorre passare dal primato del funzionare al primato dell'esistenza. Non si può funzionare senza esistere, o meglio se lo si fa diventiamo ingranaggi di un sistema che esclude inevitabilmente gli esuberi e gli scarti della società. Se noi partiamo dal primato dell'esistenza allora tutto lo si include».

Un messaggio difficile da attuare in concreto...

«La grande lezione è quella che viene offerta dal mondo francescano, che è stato l'inventore delle banche e della partita doppia, non hanno rinunciato ad un mondo che cresce e si sviluppa, ma hanno suggerito un modello sostenibile. I I francescani sono stati i primi capitalisti, i primi imprenditori. Questo modello economico parte da una domanda che possiamo applicare e che è il cuore del libro, quella di Von Carlowitz: “Quanti alberi dobbiamo tagliare ogni anno per le esigenze varie di costruzione e riscaldamento senza mettere a repentaglio negli anni a venire la crescita della foresta?“. Questa è la domanda di un capitalismo sano. È alla luce di questa sostenibilità che l'Onu ha suggerito il Development Goals Report, con i suoi 17 obiettivi, ricordandoci che ogni crisi tende a togliere il velo da aspetti della realtà consentendoci di vederli. L'attuale crisi ci permette di vedere le cose che non funzionano, diventando opportunità per gli uomini, per gli imprenditori, per gli stati e anche per la Chiesa».

Il libro è un viaggio nell'amicizia tra Gesù e Francesco 

«Sì, un viaggio originale di due abiti, quello di Cristo e quello di Francesco, due uomini che hanno cambiato la storia del mondo. La domanda che il testo si pone è quale abito “vestiamo” noi, dopo la lunga ricerca delle due tonache di Gesù (in Germania e Francia) e le tre tonache di Francesco (Cortona, La Verna, Assisi). Per la tunica di Gesù il colore rosso rappresenta l'amore per gli altri, per Francesco l'abito rappresenta la consapevolezza di ciò che si è realmente dinanzi a Dio e nulla più, ovvero la propria finitudine e fragilità. Francesco vive il proprio abito con la consapevolezza di essere colui che rattoppa, ricuce, ricomincia. Sono ben 31 i rattoppi sul suo vestito, 19 ricuciti da Chiara, scoperta che mette in luce l'amicizia tra i due santi. L'abito non è chiamato a corrispondere a una pratica esteriore per nascondere vizi privati, ma è chiamato a manifestarequello che siamo».

Un messaggio anche sul relativismo e l'ateismo?

«Il testo evidenzia come l'ateismo contemporaneo non è da stigmatizzare, ma può rappresentare un'occasione per far sì che i cristiani facciano venir voglia di vivere diversamente. Non si tratta di censurare le vite altrui, ma di far sì che la propria vita susciti fascino, nostalgia di Dio, nel cuore delle persone che solo apparentemente sembrano lontane o atee. Il testo invita a far comprendere la bellezza dell'essere ancorati ai valori, senza essere sbattuti dalle onde del mare e della cultura, del liberalismo che diventa libertinismo, dell'agnosticismo che diventa sincretismo, senza farsi portare qua e là da qualsiasi vento di dottrina: è l'assunto del relativismo». (Il Giornale) 

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