religione

Il Sinodo, grazia e guarigione

Enrico Lenzi Ansa - Vatican News

Non solo una convention spirituale

Se sabato scorso nel momento di riflessione per l'inizio del processo sinodale, papa Francesco aveva indicato tre parole- chiave, tre rischi e tre opportunità, domenica mattina nell'omelia della Messa di apertura del processo offre altri tre verbi: incontrare, ascoltare e discernere. Tre azioni che, secondo il Pontefice, dovrebbero caratterizzare il processo sinodale del Sinodo dei vescovi, apertosi domenica nella Basilica di San Pietro. Apertura che domenica prossima si replicherà nelle diocesi di tutto il mondo. «Fare Sinodo significa camminare sulla stessa strada, camminare insieme » dice il Papa, precisando però che il cammino parte da un incontro, come quello narrato dal Vangelo di domenica scorsa tra Gesù e un uomo ricco. Proprio l'atteggiamento di attenzione del Signore viene preso a modello per incontrare l'altro.

«Anche noi, che iniziamo questo cammino, siamo chiamati a diventare esperti nell'arte dell'incontro - sottolinea il Vescovo di Roma -. Non nell'organizzare eventi o nel fare una riflessione teorica sui problemi, ma anzitutto nel prenderci un tempo per incontrare il Signore e favorire l'incontro tra di noi. Un tempo per dare spazio alla preghiera, all'adorazione » e per «lasciarci toccare dalle domande delle sorelle e dei fratelli, aiutarci affinché la diversità di carismi, vocazioni e ministeri ci arricchisca». Ecco che sull'incontrare si innesta nel commento del Papa al Vangelo, il secondo verbo, che è quello dell'ascoltare. «Un vero incontro nasce solo dall'ascolto. Gesù infatti si pone in ascolto della domanda di quell'uomo e della sua inquietudine religiosa ed esistenziale». E se Gesù è il nostro modello, il Papa domanda ai presenti - tra cui i rappresentanti degli episcopati del mondo - «come stiamo con l'ascolto? Come va "l'udito" del nostro cuore?», invitando a «non insonorizzare il nostro cuore, non blindiamoci dentro le nostre certezze. Le certezze tante volte ci chiudono. Ascoltiamoci». Un ascolto, appunto che «non va fatto soltanto con le orecchie», ma soprattutto «con il cuore», perché, ricorda il Papa, «quando ascoltiamo con il cuore succede questo: l'altro si sente accolto, non giudicato, libero di narrare il proprio vissuto e il proprio percorso spirituale».

Proprio come avvenne per quell'uomo ricco nel colloquio con Cristo. L'ultimo verbo - discernere - di fatto è la conseguenza delle prime due azioni. «L'incontro e l'ascolto reci- proco non sono qualcosa di fine a sé stesso - dice il Papa -, che lascia le cose come stanno. Al contrario, quando entriamo in dialogo, ci mettiamo in discussione, in cammino, e alla fine non siamo gli stessi di prima, siamo cambiati». Anche quell'uomo è stato invitato a guardarsi dentro, per «discernere in questa luce a che cosa il suo cuore è davvero attaccato. Per poi scoprire che il suo bene non è aggiungere altri atti religiosi, ma, al contrario, svuotarsi di sé: vendere ciò che occupa il suo cuore per fare spazio a Dio». Tutto questo, commenta ancora il Papa, «è una preziosa indicazione anche per noi. Il Sinodo è un cammino di discernimento spirituale, di discernimento ecclesiale, che si fa nell'adorazione, nella preghiera, a contatto con la Parola di Dio». È quest' ultima che «ci apre al discernimento e lo illumina. Essa orienta il Sinodo perché non sia una "convention" ecclesiale, un convegno di studi o un congresso politico, perché non sia un parlamento», come aveva anche sottolineato nel suo discorso sabato mattina nel momento di riflessione, bensì diventi «un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito», aprendo così la strada alle tre opportunità di cui ha parlato sabato: essere Chiesa sinodale in modo strutturale, essere Chiesa dell'ascolto e della vicinanza. (Avvenire)

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