religione

Il beato Sante da Urbino, prima omicida pentito, poi francescano sofferente

Gelsomino Del Guercio Web

La storia del frate minore che uccise un suo parente

La crocetta che portava con sé faceva miracoli. I fedeli lo acclamavano ogni volta che questo frate li incrociava e li benediceva. Eppure, prima di vestire l'abito francescano, il beato Sante Brancorsini di Urbino è stato un omicida pentito.

Nel giorno della festa di Massimiliano Kolbe, il 14 agosto, si ricorda la sua memoria.
Nato a Montefabbri (Pesaro) nel 1343, Giansante, questo il suo nome secolare, a 20 anni, infatti, uccise con la spada un parente. Pur avendo agito per legittima difesa, il fatto lo sconvolse.

IL CONVENTO E LA PENITENZA
Sconvolto per l’involontaria uccisione lasciò la vita militare e si ritirò nei Frati Minori come semplice converso (1362), nel convento di Scotaneto (Montebaroccio). Visse una vita di penitenza ed umiltà e tanta devozione per la s. Messa, la Vergine e l’Eucaristia

LA PIAGA ULCERATA
In spirito di espiazione, pregò affinché potesse soffrire i dolori che aveva provocato al parente di cui aveva causato la morte: sulla sua gamba destra comparve una piaga ulcerata da cui non guarì mai. Amava gli uffici umili, prediligeva i bambini, e operava prodigi con la sua crocetta.
Morì nel 1394 con fama di santità e con vari prodigi avvenuti dopo la sua morte.

IL SANTUARIO DI MOMBAROCCIO
A lui è dedicato il santuario di Mombaroccio, in provincia di Pesaro. Il convento fu il primo fondato dai Francescani nella diocesi pesarese e il nucleo originale venne eretto già nel 1223 quando era ancora in vita lo stesso San Francesco.

Protetto da un fitto bosco di roverelle, castagli e aceri, il luogo è rifugio due volte l’anno di uccelli migratori che trovano ristoro tra le frasche di questo verde rifugio. Un'oasi di spiritualità ma anche di notevole pregio naturalistico.

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