religione

Cappella di San Nicola, dati storici e mano di Giotto

Roberto Pacilio

La decorazione della cappella di San Nicola è da sempre trascurata dagli studiosi degli affreschi di Assisi, che hanno concentrato la loro attenzione sulle storie della vita di san Francesco nella navata della basilica superiore, dedicando minore attenzione alla decorazione delle cappelle e del transetto nella basilica inferiore. Giorgio Vasari (1568) ricordò confusamente le storie di san Nicola sotto il nome di Giottino e assegnò le sculture del monumento funebre di Giangaetano Orsini al senese Agnolo di Ventura.


L'opinione di Vasari è stata riproposta fino a tempi recenti. Sulla base della sua autorità, le storie di san Nicola sono state genericamente riferite a "pittori giotteschi", variamente contesi tra la Toscana e l'Umbria. La situazione è cambiata con la pubblicazione da parte di Valentino Martinelli (1973) di un documento che prova la presenza di Giotto ad Assisi nel gennaio 1309, a una data assai distante dai tempi di ultimazione delle storie della vita di san Francesco (ante 1295). Per primo Martinelli suggerì un collegamento di questo documento con gli affreschi delle cappelle di San Nicola e della Maddalena.

La Cappella - La cappella restaurata è dedicata a San Nicola di Mira, molto probabilmente il santo più venerato e popolare della storia del cristianesimo medievale e moderno. Giotto l'ha mirabilmente affrescata illustrando le storie, i miracoli e la fede del santo vescovo, patrono di bambini, ragazzi e ragazze, scolari, farmacisti, mercanti, naviganti, pescatori. A suo tempo si intuì come lo zelo e la carità del Santo vescovo di Mira, fossero vicini alla testimonianza del Poverello d'Assisi, per cui sembrò ovvio affiancare Francesco, alla santità e alla fama di Nicola, ampiamente venerato in Oriente e in Occidente 


La "mano" di Giotto nelle pareti della cappella di San Nicola è stata riconosciuta da Miklos Boskovits (1981) e da Giorgio Bonsanti (1983), che indipendentemente hanno attribuito a Giotto l'esecuzione del trittico sopra il monumento, alcuni busti di santi negli sguanci dei finestroni e parte degli episodi di Deodato. A Giotto gli affreschi sono attribuiti anche da Bruno Zanardi (2002). Il restauro appena concluso ha evidenziato il coinvolgimento nell'impresa di almeno tre distinti pittori. A Giotto si deve l'invenzione delle storie e l'esecuzione del trittico sopra la tomba, gran parte dei medaglioni negli strombi delle finestre, le coppie dei santi nel sottarco di accesso e la figura del Redentore sopra l'ingresso. A un collaboratore probabilmente fiorentino si devono le vetrate figurate e un vasto intervento nelle storie di san Nicola. Un secondo collaboratore è stato identificato nel 'Maestro espressionista di Santa Chiara', pittore attivo in altre chiese di Assisi e identificabile nel Palmerino da Assisi che risulta accanto a Giotto nel documento del 1309.


Una importante scoperta è stata fatta nella fase del ritocco finale all'altezza del trittico sopra l'altare, dove è stato ritrovato un signum tabellionis con una 'I' e una 'B' intrecciate, riconoscibili per le lettere iniziali del nome di "Ioctus Bondoni".

Cari amici la rivista San Francesco e il sito sanfrancesco.org sono da sempre il megafono dei messaggi di Francesco, la voce della grande famiglia francescana di cui fate parte.

Solo grazie al vostro sostegno e alla vostra vicinanza riusciremo ad essere il vostro punto di riferimento. Un piccolo gesto che per noi vale tanto, basta anche 1 solo euro. DONA