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Bassetti "È una provocazione"

di Paolo Rodari
Credit Foto - ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

«Una provocazione di chi non ha abbastanza memoria per la società italiana». La definisce così, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, la cancellazione dello sconto del cinquanta per cento sull’Ires, l’imposta dei redditi sulle società. Il taglio delle agevolazioni non riguarda soltanto realtà collegate alla Chiesa, anche se sono tanti i soggetti penalizzati legati al mondo cattolico.

Cosa pensa la guida dei vescovi italiani?

«Ripeto, il raddoppio dell’Ires non è un dono, ma una provocazione. Il nostro Paese sta vivendo un momento difficile, ma non mi sarei aspettato di vedere colpito il volontariato e tutto ciò che rappresenta: si tratta di migliaia di istituzioni senza fini di lucro, che coprono uno spettro enorme di bisogni ed esigenze, da quelle ambientali a quelle sanitarie, da quelle di supporto alla coesione sociale e di contrasto alla povertà a quelle ricreative, culturali ed educative. La storia italiana è stata tormentata, ma se c’è una cosa che ha riscattato tante cattiverie e miserie è il sentimento morale di partecipazione popolare alle difficoltà e alle disgrazie della gente. Partecipazione generosa e concreta, creativa e competente. Attenzione: non siamo davanti a un problema dei cattolici o per i cattolici, ma dell’umanità del nostro popolo, quindi di dignità e rispetto per chi ha sempre operato con abnegazione ed ha contribuito a tenere in piedi il nostro Paese».

L’Italia versa in evidente difficoltà. Eppure perché andare a colpire le fasce più deboli della popolazione?

«Il Censis, in un suo Rapporto, affermava che ci vuole un salto di qualità culturale per non considerare più le reti comunitarie come realtà puramente ancillari, ma come protagoniste di quel welfare comunitario che può generare coesione, qualità e sostenibilità. Senza questo salto culturale, non si colpiscono soltanto le fasce più deboli, ma la dignità di tutti, anche di coloro che, avendone la possibilità, accettano di donare parte del loro tempo e delle loro energie a fin di bene: gruppi, enti, fondazioni bancarie, singoli. Quando calamità, emergenze umanitarie ci colpiscono chi corre? Chi nel quotidiano aiuta tante famiglie a portare il peso della vita? Chi cerca di aiutare? La politica fa e tante volte disfa, la povera gente fa e non chiede nulla. A che scopo mettere in difficoltà una rete secolare di opere e di impegno?».

Il quotidiano della Cei, Avvenire, proprio sui questo punto si è scontrato duramente con il ministro Salvini. Cosa gli direbbe oggi se lo incontrasse?

«Gli direi: Signor ministro, se la prenda con chi vuole, con i vescovoni, con la stampa cattolica, con i preti meschini e arrivisti… ma non tocchi l’umanità e il senso del dovere che hanno ispirato la nostra Costituzione. Da credente aggiungo: il Bambino nato a Betlemme è il seme di una speranza invincibile, che rinasce malgrado le difficoltà, le persecuzioni e anche gli sberleffi. La Chiesa italiana ha i suoi limiti, ma non può essere processata sui social o con qualche dichiarazione. Chiedo che sia compresa e, al più, sfidata con comportamenti e azioni degne di essere imitati».

La Chiesa vive sul territorio: dalle sedi locali quali notizie del Paese arrivano?

«L’Italia non sta bene; non è in pace con se stessa, geme. I problemi sono molti, ma troppi —anziché riflettere — agitano paure o promettono miracoli. Eppure, la nostra storia ci ha consegnato esempi di politici cristiani e non che hanno fatto di tutto per proteggere il Paese, accompagnandolo per strade difficili; l’hanno fatto con dignità e rispetto della storia e della propria fede, religiosa e laica».

Un anno dopo l’elezione del governo 5Stelle-Lega, quale giudizio ha dell’attuale leadership del Paese?

«Ci sono voluti decenni per costruire in Italia quella laicità positiva che tanto ha aiutato la democrazia italiana: non mi faccia entrare in un campo che non è di nostra competenza. Se proprio vuole, la misericordia è il nostro metro di giudizio. E le opere di misericordia sono ben 14, spirituali e corporali: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti; consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Sono cose che ci hanno insegnato da bambini: vogliamo davvero disincentivare dal praticarle, proprio nel momento in cui il Paese ne ha più bisogno che mai. (La Repubblica).



Paolo Rodari

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