religione

Agnese, la martire giovane e il mondo dei perseguitati d'oggi

Antonio Tarallo Pubblico Dominio
Pubblicato il 21-01-2021

Una figura nobile della fede

I martiri cristiani, tema alquanto attuale. Il loro sangue, ancora, scorre nel mondo. Non è difficile, infatti, avere - purtroppo - un quadro dell’attuale situazione. I numeri parlano assai chiaro. Lo stesso pontefice Francesco, in un’udienza sulle Beatitudini  del 29 aprile 2020, aveva posto l’annosa questione agli occhi dell’opinione pubblica: il cristiano è colui che segue la via delle Beatitudini, e non quella dei “compromessi”, a costo di pagarla col martirio. “Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei cieli”. E Papa Francesco, disse: “Non scoraggiamoci quando una vita coerente col Vangelo attira le persecuzioni della gente”. E, ancora: ““È doloroso ricordare che, in questo momento, ci sono molti cristiani che patiscono persecuzioni in varie zone del mondo, e dobbiamo sperare e pregare che quanto prima la loro tribolazione sia fermata”. Il martirio, storia antica. Storia che comincia col nascere stesso del Cristianesimo. E, in quest’epoca lontana, troviamo - allora - una figura “nobile” della Fede. Una figura di santità, “in odium fidei”. Stiamo parlando della giovane martire cristiana Agnes-.

Agnese nacque a Roma da genitori cristiani, appartenenti ad illustre famiglia patrizia, nel III secolo. Decise di consacrare al Signore la sua verginità. Quando era ancora dodicenne, ecco scoppiare la famosa persecuzione di Diocleziano. Abbandonare la propria fede era divenuta prassi per molti cristiani, pur di conservare la vita. Invece, lei, Agnese rimase fedele a Cristo, tanto da sacrificare la sua giovane vita. Fu denunciata come cristiana dal figlio del prefetto di Roma - alcuni studiosi ci parlano addirittura dello stesso nipote di Diocleziano - che, invaghitosi di lei e da lei respinto per mantenere, la condusse in un postribolo vicino l’attuale Piazza Navona. Lì sorgeva lo stadio di Domiziano. Un uomo che cercò di avvicinarla cadde morto prima di poterla sfiorare e altrettanto miracolosamente risorse per intercessione della santa. Gettata nel fuoco, questo si estinse per le sue orazioni, fu allora trafitta con colpo di spada alla gola, nel modo con cui si uccidevano gli agnelli. Per questo nell'iconografia è raffigurata spesso con una pecorella o un agnello, simboli del candore e del sacrificio. 

Alla sua figura di santità è legata anche una tradizione romana, assai antica. La principessa Costantina, figlia di Costantino il Grande, eresse  -in suo nome - una chiesa sulla via Nomentana. Era proprio in questa chiesa che ogni anno, il 21 gennaio, due agnelli allevati da religiose venivano benedetti e offerti al papa: dalla loro lana venivano ricavate le bianche stole dei patriarchi e dei metropoliti del mondo cattolico.  Viviamo un mondo in cui ancora oggi le giovani martiri vengono immolate per non rifiutare la loro fede in Cristo. Viviamo un mondo in cui il loro sangue scorre e - molte volte - la stampa è sorda a questo grido che si eleva al cielo. Ma, il Cielo, risponde. Sempre.

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