opinioni

Orsù, frate asino

Andrea Gatto Giotto
Pubblicato il 24-04-2026

Un contributo del vescovo Felice intorno al corpo di Francesco

Nel settembre del 2025 le Edizioni Porziuncola davano alle stampe un agile volume di Felice Accrocca dal titolo Un corpo conteso - Gli ultimi giorni di Francesco d’Assisi (81 pp).

Come l’autore si premura di dire fin dall’Introduzione, «non è un libro dedicato alla morte di Francesco», ma «al modo in cui altri si posero di fronte a tale avvenimenti e, nello specifico, i suoi concittadini, bramosi d’impossessarsi del suo corpo», evocando il tema del furto delle reliquie (o furta sacra), un pericolo al quale, allora come oggi, le spoglie mortali di un santo sono esposte. Consuetudine tra i frati, per esempio, è leggere dopo i pasti il necrologio di alcuni fratelli, nella memoria riconoscente della loro vita e per la fede nella risurrezione dei corpi: di quanti fratelli leggiamo di rocamboleschi tentativi della gente (e degli stessi frati) di sottrarne brani di barba o scampoli del loro saio!


Nel leggere questo piccolo saggio di storia francescana sul corpo conteso di Francesco d’Assisi, a un mese dalla sua prima ostensione pubblica, non si può fare a meno di pensare quanto il corpo di Francesco sia stato davvero tempio di un mistero eccedente, a cui è stato dato molto e molto anche è stato richiesto. Francesco svelò, nel tempo della sua vita, una umanità vivace, cortese eppure severa (a questa severità monsignor Accrocca dedica uno spazio più che nutrito), una umanità ricca di accenti di carità e svezzata alla crudezza di un’ascesi esigentissima, «spesso in lotta con se stesso» nella pressoché costante preoccupazione di dare ai fratelli il buon esempio eppure docile nelle umiliazioni che la fama di santità, creatura bifronte, gli riservava.


L’autore attinge soprattutto alla Compilazione di Assisi, fonte dibattuta ma di primissima mano, trattandosi della tradizione dei primi compagni di Francesco. Inizia così una esplorazione del corpo poliedrico di Francesco, un corpo “qualunque”, piagato e maltrattato, venerato, sotto tutela, attentamente vegliato, un corpo cadavere e infine glorificato e mitizzato (questi i titoli anche dei capitoli in cui si snodano le riflessioni dell’oggi vescovo di Assisi). Le fonti si lasciano scoperchiare pagina dopo pagina, e rivelano passaggi inediti del temperamento di Francesco e delle vicende intorno al suo corpo morente, morto e risorto (proprio così, tra i coups de théâtre e i retroscena che il saggio svela all’indiscreto fan dell’Assisiate).
Per chi si accosta a queste pagine della vita di Francesco, sono illuminanti, ad esempio, i chiarimenti che monsignor Felice offre sulla storia della sua canonizzazione, «concepita come la proclamazione di un santo fondatore, di un modello per tutta la cristianità». E questo, dopotutto, è stato anche il test alla prova del tempo che l’ostensione ha dimostrato (se mai ce ne fosse stato bisogno): fare di Cristo «la propria ragione di vita» continua ad essere, ben al di là delle consorterie fratesche e delle guardie cittadine - che meglio si ammirano nel Calendimaggio - il valore “incontendibile” che ereditiamo da Francesco nostro.

 

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