opinioni

Intervista al cardinale Michael Czerny

Redazione

Le parole del Sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Vaticano

1. Dopo aver scritto un'enciclica sull'ecologia, in un momento in cui il grido d'allarme della natura era forte e chiaro, perché il Papa ha scelto questo momento storico per un'enciclica sulla fratellanza umana?

Il grido d'allarme della nostra casa comune è ancora presente, e forse risuona con maggiore urgenza di fronte a tanto spreco ed enorme distruzione, sia sul versante ambientale che su quello umano, così come il COVID-19 sta chiaramente mostrando. È probabile che nello scrivere Fratelli tutti, il Santo Padre ci chiami a comprendere che l'unico modo di vivere è quello di riconoscersi come fratelli e sorelle e agire di conseguenza. La tecnologia contemporanea può darci la sensazione di essere tutti più vicini, grazie agli aerei e a Internet, ma in realtà facciamo l’esperienza che - come ha scritto papa Benedetto XVI - "La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli" (Caritas in Veritate, 19). Fratelli tutti può essere un annuncio e un invito alla speranza, una luce che vuole dissipare le ombre e aprire il mondo e i nostri cuori.

2. Perché firmare una enciclica ad Assisi, sulla tomba di San Francesco?

Papa Francesco ama comunicare non solo con le parole, ma anche con i gesti e con i segnali che manda. Quindi restituisco la domanda ad ogni lettore: Che cosa mi comunica papa Francesco firmando questo documento sulla tomba di Francesco, santo, riformatore, fratello di tutti, di tutte e di tutto?

3. Qual è la forza di questa enciclica? Per chi è scritta?

In linea di principio è scritta per tutta la Chiesa, perché è un testo del Santo Padre rivolto a tutti i fedeli. Del resto, il termine “enciclica” indica proprio una lettera circolare indirizzata a tutte le chiese e, nell'antichità cristiana, trasmessa da una all'altra. Inoltre possiamo dedurre, facendo riferimento al Documento sulla Fratellanza Umana , che esso inviterà "tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli". Il titolo stesso, Fratelli tutti, contiene già la proposta: è un invito a essere fraternità, a riconoscersi fratelli e sorelle, responsabili gli uni degli altri, chiamati a fermarsi davanti a chi soffre. Ovvero, chiamati non solo a riconoscerci come “vicini”, ma fratelli. Credo che la sua forza consista in una universalità che non perda il contatto con la singola persona concreta, reale, qui e ora, nella famiglia, nella comunità.

4. Francesco d'Assisi, uomo di fraternità: è un nuovo gesto di Bergoglio per confermare il nome che ha scelto?

Non è un segreto che San Francesco d'Assisi abbia ispirato Papa Francesco. Due delle sue tre Encicliche riprendono nei titoli le parole di questo ricostruttore, santo povero e fraterno, e ricordano ciò che l'immagine di Cristo crocifisso gli disse quando era ancora giovane: "Francesco - lo chiamò per nome - va' a riparare la mia chiesa, che sta cadendo in rovina". Più che confermare un nome, si tratta di confermare un modo di essere Chiesa che è nel cuore del Santo Padre, varie volte indicato come cammino sinodale. Conferma l’orizzonte del suo pontificato, tracciato dal Concilio Vaticano II.

5. In che modo le prime tre visite di Papa Francesco ad Assisi hanno ispirato la stesura dell'enciclica?

Gli incontri con la gente, con i bambini disabili e malati, con i poveri, con le religioni... Preghiera, pace, dialogo e silenzio sono forse le note caratteristiche delle tre precedenti visite del Santo Padre ad Assisi. Non so se posso dire che queste visite abbiano ispirato la redazione dell'Enciclica, o se esprimano ciò che è nel cuore di papa Francesco. Quello che è vero è che Assisi è un luogo dove il papa si reca spesso, sia di persona che spiritualmente.

6. Possiamo considerare Assisi come la capitale del dialogo?

Non mi sentirei di condividere questa affermazione. Qualunque sia il luogo ove "due o tre sono riuniti nel mio nome", dato che Gesù ha promesso di essere con noi (Matteo 18:20), quello deve essere una “capitale del dialogo”. Il dialogo deve permeare le nostre relazioni, i nostri sforzi, le nostre società e, infine, tutta la nostra casa comune. Credo che andrebbe contro lo spirito di Francesco - sia il Santo che il Papa - e, di fatto, contro lo spirito di Assisi, dichiararla "capitale del dialogo". Come disse il Santo Padre ad Assisi quattro anni fa, "ognuno può essere un operatore di pace", e ora dice chiaramente: "Ognuno deve esserlo!”

7. I tragici eventi dei rifugiati a Lesbo e nel resto del mondo sono uno schiaffo alla fratellanza umana?

Questi tragici eventi sono uno scandalo, sono l'espressione della miseria che possiamo raggiungere quando ci vediamo come estranei. Sono l'espressione della versione peggiore dell'umanità. Dobbiamo renderci conto non solo del dolore dei nostri fratelli e sorelle, ma della povertà della nostra risposta, della vergogna della nostra indifferenza, dell'incapacità dei nostri governi. Davanti a un fallimento così miserabile, espresso e simboleggiato dalle rovine bruciate di un campo di concentramento, dobbiamo renderci conto che, proprio come ad Auschwitz, Dio sente il grido di tutte queste persone e ci chiama, ci chiama a rispondere con Lui a questa tragedia, così come alle tante, troppe tragedie che caratterizzano il nostro tempo. Preghiamo che Dio ci dia i doni dell'ascolto, della sensibilità, della penitenza, della creatività, della misericordia, della carità e della giustizia per i nostri fratelli e sorelle. Il cardinale Michael Czerny S.J. è Sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Vaticano

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