PAPA FRANCESCO: CUSTODIRE LA PACE E FARLA CON LE MANI, TUTTI I GIORNI

Redazione Ansa - GIUSEPPE LAMI
Pubblicato il 30-11--0001

Il ricordo di Bergoglio: ero bimbo, suonarono le sirene, la guerra era finita

"Ricordo, cominciò a suonare l'allarme dei Vigili del Fuoco, poi dei giornali e nella città... Questo si faceva per attirare l'attenzione su un fatto o una tragedia o un'altra cosa. E subito sentii la vicina di casa che chiamava la mia mamma: 'Signora Regina, venga, venga, venga!'. E mia mamma è uscita un po' spaventata: 'Cosa è successo?'. E quella donna dall'altra parte del giardino le diceva: 'E' finita la guerra!' e piangeva". Così il Papa, nella messa a Santa Marta, ha ricordato come da bimbo apprese la notizia della fine della Seconda guerra mondiale. La Radiovaticana pubblica stralci dell'omelia in cui il Papa ha ricordato la "scintilla della guerra", che comincia nel cuore di ogni uomo, e la responsabilità individuale di tutti per la "custodia della pace". A proposito della sofferenza di tanti popoli travolti dalle guerre volute dai potenti e dai trafficanti d'armi, ha ammonito: "lavorare per la pace non è una formalità".

Dopo aver ricordato l'abbraccio tra la madre e la signora alla fine della guerra, il Pontefice ha concluso: "che il Signore ci dia la grazia di poter dire: 'E' finita la guerra' e piangendo. 'E' finita la guerra nel mio cuore, è finita la guerra nella mia famiglia, è finita la guerra nel mio quartiere, è finita la guerra nel posto di lavoro, è finita la guerra nel mondo'. Così ci sarà più forte la colomba, l'arcobaleno e l'alleanza". Papa Francesco ha ricordato che la colomba e l'arcobaleno, due simboli biblici di pace, sono "fragili": "l'arcobaleno - ha soggiunto - è bello dopo la tempesta ma poi viene una nuvola, sparisce". Anche la colomba, ha ripreso, è fragile, e ha ricordato quando due anni fa, all'Angelus della domenica, un gabbiano uccise le due colombe che aveva liberato assieme a due bambini dalla finestra del Palazzo Apostolico.

Custodire la pace, ha spiegato il Papa, "è un lavoro di tutti i giorni, perché dentro di noi ancora c'è quel seme, quel peccato originale, lo spirito del Caino che per invidia, gelosia, cupidigia e volere di dominazione, fa la guerra". E a ognuno è affidata anche la custodia del sangue del fratello. "Oggi - ha ricordato - nel mondo c'è versamento di sangue.

Oggi il mondo è in guerra. Tanti fratelli e sorelle muoiono, anche innocenti, perché i grandi, i potenti, vogliono un pezzo più di terra, vogliono un po' più di potere o vogliono fare un po' più di guadagno col traffico delle armi. E la Parola del Signore è chiara: 'Del sangue vostro, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto a ogni essere vivente e domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello'. Anche a noi, sembra di essere in pace, qui, il Signore domanderà conto del sangue dei nostri fratelli e sorelle che soffrono la guerra". "La guerra - ha sottolineato papa Francesco - incomincia qui e finisce là. Le notizie le guardiamo sui giornali o sui telegiornali&hellip Oggi tanta gente muore e quel seme di guerra che fa l'invidia, la gelosia, la cupidigia nel mio cuore, è lo stesso - cresciuto, fatto albero - della bomba che cade su un ospedale, su una scuola e uccide i bambini. E' lo stesso. La dichiarazione di guerra incomincia qui, in ognuno di noi. Per questo la domanda 'Come custodisco io la pace nel mio cuore, nel mio intimo, nella mia famiglia?'. Custodire la pace, non solo custodire: farla con le mani, artigianalmente, tutti i giorni. E così riusciremo a farla nel mondo intero". (ANSA)

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