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Edoardo e Valentina: storia d’amore, ecologia e viaggi

Queste è la storia di un incontro non casuale fra due menti eclettiche. Edoardo Manza gira in bicicletta per le vie di Torino. A un certo punto, dalla vetrina di un negozio di una famosa compagnia telefonica, nota Valentina La Cara, e s’innamora. Pervaso dalle scariche elettriche che ogni colpo di fulmine riserva, dopo aver inchiodato la bici al palo, entra dentro, la avvicina e inizia a parlarle. Nasce una così una storia d’amore che li spinge, dopo un mese, ad andare vivere insieme. I due si accorgono perciò che le cose in comune sono innumerevoli. Sono passati tre anni da quell’incontro, e oggi Edoardo e Valentina sono sono i “Viaggiatori ecologici” perché la passione per l’ecologia e la salvaguardia del pianeta sono tra i lori più solidi collanti. Basta fare un giro sui loro account Instagram e Facebook o visualizzare i loro tutorial su Youtube, per comprendere meglio la loro missione. Un bel giorno, infatti, i due giovani allergici alle convenzioni decidono di viaggiare in giro per Italia, ripulendo le città e le spiagge dai rifiuti: «Viaggiamo in camper, consapevoli sia un mezzo inquinante».

È d’obbligo citare Leonardo Sciascia: «Rivendico il mio diritto all'incoerenza».

«Potremmo avere un camper a metano, ma non essendo in una società che mette nelle condizioni economiche di non inquinare, per ora è impossibile. Utilizziamo il camper, però, soltanto per i grandi spostamenti. Una volta raggiunta la meta, ci muoviamo a piedi o affittiamo delle biciclette, dedicandoci così a tutte le azioni concrete per ripulire il luogo. Il camper è soltanto il posto che usiamo per mangiare e dormire, utilizzato anche per evitare di affidarci a strutture alberghiere non-ecosostenibili».

Viaggiare in maniera ecosostenibile è possibile?

«Sì. Bastano soltanto dei piccoli accorgimenti. È proprio questo il messaggio che vogliamo far passare. Innanzitutto, non beviamo l’acqua nella plastica; abbiamo delle bottiglie di vetro e delle borracce che riempiamo dalle fontane pubbliche. Non consumiamo cibo imballato o proveniente da grandi supermercati; prendiamo tutto nei negozietti in cui il cibo non viene soffocato nella plastica. Non siamo vegetariani, lo diciamo con tranquillità; mangiamo la carne ma non la reperiamo sui banchi della grande distribuzione che, si sa, alimentano gli allevamenti intensivi, considerati fra le cause principali dell’inquinamento. Insomma, piccole scelte che fanno la differenza».

Ripulire la città o il paesino in cui decidete di sostare, però, è una scelta grande.

«Proprio ieri abbiamo raccolto quattro sacchi di rifiuti, riuscendo a riempire due bottiglie di plastica – trovate ovviamente in giro – con una quantità esagerata di mozziconi di sigarette. Lo facciamo per sensibilizzare le persone, affinché smettano di inquinare. Dobbiamo pensare che la Terra, in fondo, ci ospita, e continuando così non avremo più un posto in cui vivere».

Vale anche per le interviste la regola del non parlar mai di soldi, ma è spontaneo chiedervi come fate ad andare avanti.

«Per il momento ci stiamo autofinanziando con i nostri risparmi. Abbiamo intrapreso qualche piccola collaborazione con dei brand, ma siamo alla costante ricerca di uno sponsor che prenda a cuore la nostra missione, e ci permetta di mettere in pratica la valanga di progetti e di idee che faranno leva sul coinvolgimento di tante altre persone».

Per merito di Greta Thunberg, ci lasciamo alle spalle la prima estate plastic-free e salutiamo con gioia e speranza la decisone di alcuni colossi alimentari di muoversi in funzione di questa validissima causa.

«Dicono sia diventata una moda, ma ben vengano tendenze così. Qualcosa finalmente si muove, c’è però da dire che il problema non è lo smaltimento del materiale ma la sua produzione. Andare a produrre qualcosa di compostabile, per esempio, non ridurrà certo il livello di inquinamento, anzi lo incrementerà. È il cosiddetto “usa e getta” che dovrebbe essere bandito per sempre. Acquistando una bottiglietta di plastica o delle posate ecologiche, per esempio, diamo vita a una richiesta, a un bisogno. La produzione – non ci stanchiamo di dirlo – inquina più dello smaltimento. Viviamo in un momento storico in cui l’informazione libera ci ha aperto gli occhi, permettendoci di prendere coscienza dei fatti e dei danni, per stare dalla parte di coloro che ambiscono alla soluzione».

Una vita non-plastificata è ancora possibile?

«Ni. Non è facile come una vita con la plastica, è più impegnativa, richiede più attenzione e non è ancora semplice. Bisogna, però, essere ottimisti per proiettare ottimismo e contribuire così al definitivo cambiamento».

Domenico Marcella
Twitter: twitter.com/dodoclock



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