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Francescanesimo/Le«cappuccine»di Bagnacavallo

Redazione online

La storia delle «cappuccine» di Bagnacavallo



Bagnacavallo si trova in Romagna ed e posta a metà tra Faenza e Ravenna. Nella sua storia, il francescanesimo è germogliato a più riprese attraverso i conventuali, i cappuccini, le clarisse e le cappuccine. Queste ultime furono fondate nel 1753 per lo zelo del frate cappuccino Francesco Maria Beltrami. Da quell'anno fino al 1819 non vi è che un solo monastero, mentre dopo ne abbiamo due, ben distinti l'uno dall'altro. A Santarcangelo di Romagna nasceva nel 1732 Francesca Cavalli che, desiderosa di consacrarsi al Signore, trovò in padre Francesco Maria un aiuto formidabile durante la straordinaria avventura che intraprese con il nome di suor Marianna del Cuore di Gesti. Nel 1755, insieme ad altre due compagne, emise, nelle mani del cappuccino, la professione perpetua. Intanto la comunità aumentava nel monastero chiamato di San Girolamo e la stessa suor Marianna si incaricò di scrivere le Costituzioni che furono approvate dal vescovo locale nel 1770. Da semplici terziarie cappuccine, come si chiamavano in precedenza, divennero monache cappuccine. Dal 1796 in Italia la situazione cominciò a deteriorarsi fino a raggiungere nel 1810 la soppressione di tutti gli Ordini religiosi da parte di Napoleone. Tre anni dopo il demanio mise all'asta il convento.

Negli anni precedenti un'altra sorella, suor Marianna Fabbri, aiutata dal sacerdote Vincenzo Fabbri, ambedue di Bagnacavallo, entrano in scena nella storia delle cappuccine locali e possono considerarsi i fondatori del futuro monastero di San Giovanni Battista, sempre a Bagnacavallo. Don Vincenzo fu l'uomo di Dio e l'anello di congiunzione tra il vecchio monastero di San Girolamo e il nuovo di San Giovanni Battista di cui dirigera la ristrutturazione e di cui sarà economo saggio; inoltre ha avuto un ruolo importante nella compilazione delle Costituzioni che regoleranno il monastero per gli anni di transizione. Suor Marianna con alcune consorelle, dopo aver trascorso un periodo in famiglia, riesce ad avere una piccola costruzione (detta il "Conventino") e da qui prestano l'assistenza alle donne inferme del «pubblico Spedale». Intanto l'ottima testimonianza di queste poche cappuccine attrasse al Conventino alcune ex monache di San Girolamo, di Santa Chiara e di altri monasteri non francescani. Nel 1816 suor Marianna riuscì ad ottenere con l'aiuto di vari benefattori il monastero di San Giovanni Battista costruito nel secolo XIV dal frate camaldolese Leonardo Brusamolini. N el 1819 Ie suore iniziano un'attività che rendeva nota ed illustre il monastero: un educandato in cui accoglievano le figlie dei benefattori perché fossero educate religiosamente (tra queste ragazze e da annoverarsi anche Allegra, la figlia di Lord Byron). La duplice attività delle suore del monastero di San Giovanni Battista rispondeva in modo rilevante ad impellenti necessita del tempo e perciò acquisirono una grande popolarità tra la cittadinanza. Lo splendore dura sino al 1831, poi il numero delle ragazze diminuisce sensibilmente e perci6 si decide la chiusura dell'educandato nel 1842. Rimane da aggiungere che nel 1821 le monache di San Girolamo ottennero l'approvazione pontificia.

Tempi bui arrivano con la soppressione degli ordini e delle congregazioni religiose da parte del governo italiano il 7 luglio del 1866. Le nostre cappuccine cessano di esistere come ente riconosciuto dal Governo, ma continuano a vivere come persone private. In ogni caso riescono in qualche modo a non staccarsi dal monastero che riusciranno a riscattare con l'aiuto di tanti benefattori, compreso Pio IX. Da sottolineare la costruzione di una cappella dedicata alla Madonna di Lourdes con la festa solenne il 12 gennaio 1885 che iniziò quel movimento di devozione dei bagnacavallesi il cui artefice fu il canonico Massimiliano Bolognesi, che ne fu poi rettore per quarant'anni.

A seguito delIa disfatta di Caporetto, Bagnacavallo fu invasa da un'ondata di profughi: per molti di loro le cappuccine misero a disposizione parte del monastero. Con i Patti Lateranensi del 1929 termina un periodo piuttosto turbolento e si comincia a vivere nella serenità, che verrò tragicamente interrotta con la seconda guerra mondiale.

La carità nelle traversie
Passate anche queste traversie, particolarmente pesanti in questa zona (gli alleati restarono attestati a lungo sul fronte del Senio, prima di procedere), la comunità dovette fronteggiare, come tutti, la difficile ripresa del dopo guerra. Fu anche un tempo di grande speranza e di ripresa vocazionale. Nel 1955, alla nascita della federazione delle cappuccine dell'Italia settentrionale, le sorelle decidono di entrare a farne parte. Da quel momento la loro storia è legata non più solo alla chiesa che è in Bagnacavallo e Faenza, ma, in certo modo, a tutto l'ordine sparso per l'Italia. Diverse sorelle partecipano al noviziato comune e ad altre iniziative formative; qualcuna di loro è invitata a collaborare alla vita di altri monasteri con incarichi diversi.

Intanto negli anni Settanta il Comune di Bagnacavallo acquistava il glorioso ex convento delle cappuccine di San Girolamo, in via Vittorio Veneto, che nel 1976 veniva trasformato nel Museo civico cittadino denominato "Le Cappuccine".

Nel monastero di San Giovanni Battista segue un periodo difficile. Ma ciò che cambia radicalmente la nostra vita accade il 28 ottobre 1998. Suor Annunziata Croci e la sorella più giovane, vivace e attiva. Per uno sciagurato errore medico cade in coma lasciando la comunità priva di forze e nel dolore più acuto. Da allora la vita di tutte noi ruota intorno a lei.

L'attuale situazione di crisi della comunità è condivisa dalla maggior parte dei monasteri ma, anche se è attualmente ridotta ed avanzata in età, persevera nella vita regolare e nella preghiera. La chiesa del monastero, servita fedelmente dai preti del paese, e molto frequentata, specie nelle domeniche e nelle feste, prime tra tutte quella di San Giovanni Battista, titolare del nostro monastero, e quella della Beata Vergine di Lourdes. Certamente la condizione di infermità di suor Annunziata ha rafforzato l'unione che già esisteva tra le sorelle. Il dolore, la sofferenza, le difficoltà non sono sempre fonte di unione e di solidarietà. Tutti sappiamo come spesso queste vicende dividano le famiglie e creino guerre tra poveri. La comunità di Bagnacavallo invece, già unita dalle scelte comuni della vita, vive questa prova tremenda come momento di maggiore unione nella carità. (messaggero cappuccini)

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