Le visite dei pontefici
Riedificare un tempio al Signore
FF 350. La prima opera cui Francesco pose mano, appena libero dal giogo del padre terreno, fu di riedificare un tempio al Signore. Non pensa di costruirne uno nuovo, ma restaura una chiesa antica e diroccata; non scalza le fondamenta, ma edifica su di esse, lasciandone così, senza saperlo il primato a Cristo. Nessuno infatti potrebbe creare un altro fondamento all’infuori di quello che già è stato posto: Gesù Cristo. Tornato perciò nel luogo in cui, come si è detto, era stata costruita anticamente la chiesa di San Damiano, con la grazia dell’Altissimo in poco tempo la riparò con ogni diligenza.
Ci fu come un diluvio, in quel primo periodo di vita toccato dalla novità di Cristo. Nell'arca del suo cuore, Francesco iniziò a far posto a coloro che, prima di quel momento, non aveva mai considerato presenti. Iniziò a curare le ferite della vita interiore attraverso la quotidiana cura delle chiese incontrate.
Perché l'esterno non era altro dall'interno, perché per raggiungere il cuore occorreva passare dalle pietre, dalla pelle ferita e umanissima di chi si incontrava. Molto probabilmente, questi primordi francescani non furono esenti da un groviglio di indomabili domande: come si fa ad incontrare il Signore Risorto? Come si fa a curare le ferite invisibili? Come si fa a soccorrere qualcuno che si stava rovinando la vita? Oppure che ha subito gli effetti distruttivi delle scelte altrui? Come si fa a sopravvivere ad diluvio universale? Un diluvio silenzioso era già in atto, quando la vita di Francesco fu toccata dalla novità di Cristo. Quando il Signore non decise di fare un altro Francesco, in realtà.
Quando non si verificò un'iniziativa divina volta ad azzerare qualcuno o qualcosa. Quando la storia di Francesco divenne raccoglimento e da esso iniziò a generarsi un cuore a forma di arca, e una vita secondo la forma dell'accoglienza evangelica.
Infatti, le tempeste imperversavano, così come ciclicamente accade.
Perché l'esterno non era altro dall'interno, perché per raggiungere il cuore occorreva passare dalle pietre, dalla pelle ferita e umanissima di chi si incontrava. Molto probabilmente, questi primordi francescani non furono esenti da un groviglio di indomabili domande: come si fa ad incontrare il Signore Risorto? Come si fa a curare le ferite invisibili? Come si fa a soccorrere qualcuno che si stava rovinando la vita? Oppure che ha subito gli effetti distruttivi delle scelte altrui? Come si fa a sopravvivere ad diluvio universale?
Un diluvio silenzioso era già in atto, quando la vita di Francesco fu toccata dalla novità di Cristo. Quando il Signore non decise di fare un altro Francesco, in realtà.
Quando non si verificò un'iniziativa divina volta ad azzerare qualcuno o qualcosa. Quando la storia di Francesco divenne raccoglimento e da esso iniziò a generarsi un cuore a forma di arca, e una vita secondo la forma dell'accoglienza evangelica.
Infatti, le tempeste imperversavano, così come ciclicamente accade.
Egli ha navigato il diluvio del conflitto paterno, trasformando la rottura con Pietro di Bernardone non in un naufragio d'odio, ma nell'approdo alla paternità universale di Dio. Ha attraversato il diluvio dell'emarginazione, dove i lebbrosi — un tempo "nauseanti" — sono diventati gli ospiti d'onore di un'arca interiore che non conosce più confini. Si è fatto bussola nel diluvio dell'incertezza, mostrando che la scelta vera non nasce dal comando esteriore, ma dall'ascolto di una Voce che sussurra tra le rovine di San Damiano. Ha abitato il diluvio della crisi ecclesiale e della conflittualità interreligiosa, non con la scure della critica o delle crociate, ma con le pietre della riparazione e l'arca della pace portata fin sotto le tende del Sultano.
Scintille di arcobaleno, nel frattempo, già si intravedevano nella paziente accoglienza della voce di Dio da parte di Francesco, e nel suo iniziare da ciò che c'era già, da ciò che c'era ancora. Il suo aggrapparsi a quel piccolo ed immenso invio missionario, ricevuto nel mistero degli occhi di Cristo a San Damiano.
Nel suo aggrapparsi come ad un' àncora, fatta di pietre ancora in piedi e di occhi umanissimi ossia ancora accesi, anche se non senza un corpo segnato e sfigurato, anche se non senza rovine e pietre mancanti.
Come si fa ad incontrare il Signore? Come si fa ad affrontare le ferite della storia e della vita? Sulla scia di Francesco, potremmo dire che può accadere mettendo al primo posto una parola sopra tutte le altre, quella evangelica.
Mettendo al primo posto non i verbi seguenti, tipici del cavaliere senza sogni: rifiutare la debolezza, comandare e farsi servire, distruggere, annientare, iniziare una cosa assolutamente nuova e radere al suolo tutto ciò che c'era prima.
Egli ha navigato il diluvio del conflitto paterno, trasformando la rottura con Pietro di Bernardone non in un naufragio d'odio, ma nell'approdo alla paternità universale di Dio. Ha attraversato il diluvio dell'emarginazione, dove i lebbrosi sono diventati gli ospiti d'onore di un'arca interiore che non conosce più confini. Si è fatto bussola nel diluvio dell'incertezza, mostrando che la scelta vera non nasce dal comando esteriore, ma dall'ascolto di una Voce che sussurra tra le rovine. Ha abitato il diluvio della crisi ecclesiale e della conflittualità interreligiosa, non con la scure della critica o delle crociate, ma con le pietre della riparazione e l'arca della pace portata fin sotto le tende del Sultano.
Nel suo aggrapparsi come ad un'àncora, fatta di pietre ancora in piedi e di occhi umanissimi ossia ancora accesi, anche se non senza un corpo segnato e sfigurato, anche se non senza rovine e pietre mancanti.
Come si fa ad incontrare il Signore? Come si fa ad affrontare le ferite della storia e della vita? Sulla scia di Francesco, potremmo dire che può accadere mettendo al primo posto una parola sopra tutte le altre, quella evangelica.
Mettendo al primo posto non i verbi seguenti, tipici del cavaliere senza sogni: rifiutare la debolezza, comandare e farsi servire, distruggere, annientare, iniziare una cosa assolutamente nuova e radere al suolo tutto ciò che c'era prima.
Ma cercando di iniziare a balbettare, come avrebbe fatto un neonato, altri verbi, che erano come dei semi: riparare, restituire dignità e cura e attenzione, ricostruire partendo da ciò che c'è già di saldo, di fondato e di umano. Ritornare accanto. Lasciare che anche in noi, ed attraverso di noi e con noi, il Padre di Gesù e Padre nostro faccia non cose nuove, ma nuove tutte le cose.
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